L’antropologo che riscoprì la storia. L’Italia (finalmente) celebra Ernesto de Martino

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Ernesto de Martino è stato il maggior antropologo italiano del XX secolo. I suoi libri sulla magia, sulla religiosità e sui rituali, in particolare nel Sud, costituiscono dei classici della letteratura antropologica e sono ancora oggi oggetto di riflessione, esegesi e discussione. A cinquant’anni dalla sua morte un comitato scientifico formato dall’Istituto dell’Enciclopedia Treccani, dall’Associazione Internazionale Ernesto de Martino, dalla Fondazione Istituto Gramsci e dalla Fondazione Premio Napoli, in collaborazione con una vasta rete di associazioni, istituzioni, università e amministrazioni locali, promuove una serie di manifestazioni per ricordare e valorizzare le ricerche, il pensiero e l’eredità dello studioso napoletano, figura centrale della cultura italiana del dopoguerra. Prima tappa Perugia, poi Napoli, Matera e di città in città fino all’appuntamento convegno internazionale conclusivo che si terrà a Roma il 26-28 maggio 2016. “Con i suoi lavori – spiega Andrea Carlino, coordinatore del Comitato scientifico di “De Martino 50” – De Martino ha aperto la strada a nuovi campi di studio come l’antropologia medica e l’etnopsichiatria; le sue inchieste etnografiche sono ancora oggi un modello per la pratica di una ricerca collettiva e interdisciplinare (è il caso dello studio del tarantismo in Salento); il suo approccio, caratterizzato da una profonda coscienza critica, è un esempio straordinario di come possono proficuamente articolarsi ricerca sul campo, passione intellettuale e impegno politico. Precisamente per quest’ultimo aspetto, idealmente de Martino si pone sulla medesima linea di tensione etico-politica tracciata da Gramsci e Pasolini”.

Iniziative in tutta Italia (e in Russia)

“De Martino 50” coinvolgerà inoltre una costellazione di iniziative in tutta Italia, da Salerno a Galatina, da Torino a San Vito dei Normanni, fino a Stavropol, in Russia, in cui il pensiero e i lavori di de Martino saranno discussi da una sessantina di studiosi di orizzonti disciplinari diversi con l’ambizione di dar conto dei molteplici ambiti dell’eredità lasciata da de Marino: l’antropologia, la storia, la politica, la filosofia, la medicina. “Un elemento rilevante di questo programma – prosegue Andrea Carlino – è che esso non nasce da un’iniziativa eminentemente accademica, bensì è il risultato di una sinergia, quasi un riflesso dell’eredità proteiforme dell’opera di de Martino tra enti di ricerca, università, fondazioni e associazioni che si son mobilitate, cogliendo un’occasione per celebrare uno dei principali rappresentanti del pensiero critico italiano”.

Ricordato a Parigi e Berlino, e in Italia?

Come mai la città di Berlino ha dedicato quattro giorni di convegno al nostro grande antropologo – si domanda Gabriele Frasca, presidente della Fondazione Premio Napoli – e l’Italia nemmeno ricorda che sono trascorsi cinquant’anni dalla morte prematura di Ernesto de Martino? Perché in Francia, se si entra nella libreria di una grande catena, si trovano tanti libri dell’antropologo napoletano, talvolta persino a banco, e se si fa lo stesso nel nostro Paese, a essere proprio fortunati, non se ne scova che uno? Sono queste le considerazioni che hanno mosso la Fondazione Premio Napoli a porre con forza la questione, trovando immediata solidarietà in alcune delle intelligenze e delle realtà culturali più sane del nostro Paese”.

Dopo l’appuntamento di domani, domenica 15 novembre, a Perugia si torna in Campania, a Salerno, il 19 novembre con la tavola rotonda su Ernesto de Martino e “la fine del mondo”. Tra i promotori Stefano de Matteis, docente di Antropologia culturale all’Unisa: “Una giornata dedicata agli anni ‘60, quelli che vengono chiamati “della fine del mondo”, quando lo studioso stava lavorando intorno all’idea di ripensare il comportamento umano in condizioni di crisi estrema. Spunto che lo induce a riconsiderare il comportamento umano da un piano delle relazioni sociali a uno individuale, tutto a partire da una ipotesi di rifondazione dell’etnografia basata sullo studio di come elaboriamo soggettivamente il mondo facendo nostro il passato: noi camminiamo con la storia, diceva De Martino”. Appuntamento a Napoli con la Fondazione Premio Napoli il 20 e 21 novembre per il seminario “Il popolo che abbiamo perduto. La cultura popolare nella riflessione storica contemporanea”: “Parleremo – continua Gabriele Frascadella scomparsa della cultura popolare che attualmente non desta interesse. Siamo passati da un rapporto tra intellettuali e popolo a uno tra intellettuali e massa e forse cio’ motiva il parziale oblio di una figura come quella di de Martino perche’ ormai siamo convinti che non ci sia piu’ spazio per una cultura popolare ma solo per una cultura massificata”.