L’arte da comodino di Salvatori, kitsch e ironia al Filangieri

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“L’Arte è una: il suo principio si estende dalle più alte creazioni dei grandi artisti ai prodotti più infimi manuali dell’artigianato” affermava Gaetano Filangieri Principe di Satriano. Era il 1879. Oggi il museo da lui immaginato e progettato, ospitato nelle sale del Palazzo Como, sembra ancora perseguire quella sua visione pragmatica quanto avveniristica. E così giovedì 4 maggio 2017 il Museo Civico Gaetano Filangieri inaugura Otiun cum dignitate che si colloca all’interno del circuito di mostre, eventi e percorsi “La Primavera del Principe. Un uomo nuovo, figlio delle sue opere”. L’esposizione, a cura Guido Cabib, conta 40 opere scultoree dell’artista Andrea Salvatori. Collocate presso le vetrine del ballatoio della Sala Agata, le produzioni artistiche di Salvatori ben dialogano con la storia delle ceramiche e porcellane, dalla Cina al Giappone, da Capodimonte alla Real Fabbrica Ferdinandea.

Del resto l’artista riutilizza la sua collezione personale di porcellane, raccolte e recuperate qui e lì nei mercatini, e le trasforma, modifica, addensandole di significati nuovi. Un elogio al kitsch, ma ad un kitsch consapevole, etico ed ironico al tempo stesso, che da una parte strizza l’occhio alla grande tradizione artistica, dall’altro, in un rapporto di ambivalenza, la canzona. “Quella di Salvatori è un’arte da museo, ma anche da comodino. Un kitsch che alla fine deve fare i conti con l’arte alta così come uno scultore deve fare i conti con un grande maestro. Alla fine un po’ li ridicolizza, ma in fondo li stima. E gli piacciono anche. Se da un lato la tradizione lo annoia, dall’altro non può farne a meno.” scrive Chiara Cardinali, così scansionando quel complesso rapporto tra l’artista di oggi e gli artisti di ieri, tra il peso dell’arte del passato e la leggerezza di scalzarsela di dosso con una beffarda scrollata di spalle. Una visione che premia l’originalità e la verità della visione artistica. Già il titolo dell’esposizione, Otium Cum Dignitate, né è un segnale chiaro nonché un riferimento all’aforisma che lo stesso Principe Filangieri utilizzò per chiudere la sua relazione sul Museo Artistico Industriale nel 1881, intendendo l’arte come mezzo per soddisfare colui (l’artista, l’artigiano o chi per esso) che “va in cerca del bello e del vero, nonché del nuovo, dell’originale, e che fa raggiungere quella condizione, che ben gli antichi dipinsero con la simpatica lor frase. Otium cum dignitate.” Espressione che unisce le attività libere, dedicate alla rigenerazione dell’individuo, ad un esercizio di dignità.

L’esposizione si colloca allora di buon grado negli spazi del Museo Civico. “Il mio pensiero è andato subito alle sculture di Andrea Salavatori”, spiega Guido Cabib, curatore dell’esposizione, “chi meglio di lui poteva dare inizio al progetto di valorizzazione del Museo Civico Gaetano Filangieri di Napoli? Il Museo, che è esso stesso una spettacolare e unica opera d’arte dedicata alle arti minori e maggiori, ideata e realizzata, con il fine di far crescere il tessuto sociale del meridione. “Per una cultura etica, per un’arte originale che sa guardare al passato senza lasciarsene spaventare”.