L’asse di ferro tra Napoli e il Venezuela

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La Repubblica Bolivariana del Venezuela sta configurandosi all’interno del continente sudamericano e dopo alterne vicende politiche, come uno dei Paesi piu’ promettenti per l’internalizzazione imprenditoriale e per le opportunità  che possono dirsi affini ai requisiti delle nostre aziende campane:  con il 2016 essa si presenta come componente attiva tra le principali nazioni del mondo, foriera di una nuova geopolitica internazionale della regione latinoamericana e caraibica.

CaoYDUZW0AAVJ0l“Il Venezuela si pone a difesa di ogni politica di pace e rispetto dei diritti umani; insiti in quella che si puo’ dire una delle costituzioni più moderne»: sono le parole  della Console Generale della Repubblica Bolivariana del Venezuela a Napoli, la dottoressa Amarilis Gutiérrez Graffe, che opera nella giurisdizione che comprende  l’intero sud Italia dalla Campania alla Sicilia, vantando una storia secolare di vividi rapporti e opportunità. 

Fu infatti nel 1856 che,  in virtù dell’ingente flusso di scambi commerciali con l’allora Regno delle Due Sicilie, si decise  l’apertura della sede consolare a Napoli, che all’origine si posiziono’ nella zona residenziale di Santa Lucia, quindi prossima alla zona portuale dove salpavano le navi con i tanti emigranti , diretti verso altri lidi del continente americano. Era una delle prime sedi della storia diplomatica venezuelana; la prima in assoluto in territorio italiano e la seconda a livello europeo, dopo Amburgo.

Nell’immediato secondo dopoguerra, nel 1956, ad un secolo dalla sua fondazione, il Consolato venezuelano è tornato a rappresentare di fatto la porta di accesso per ‘la terra promessa’,  a cavallo dei due conflitti mondiali,  annoverando dalle cronache ben 250.000 italiani partiti per il  Venezuela dopo il 1945. Negli  anni ’60 la comunità italiana divento’ la piu’ numerosa, anche di piu’ di quella  spagnola e portoghese. Oggi la sede consolare continua ad essere grande punto di riferimento per la grande massa italo-venezuelana del sud Italia, e ha recentemente festeggiato la sua storia di 160 anni , in nome della qualita’ con la quale giorno dopo giorno,  si rinnovano e incrementano le relazioni fraterne con lo Stato italiano.

Il  Consolato Generale della Repubblica Bolivariana del Venezuela a Napoli mai come in quest’ultimo anno, ha incentivato il già proficuo dialogo tra il Paese sudamericano e l’Italia attraverso incontri, assemblee, riunioni, mostre, presentazioni, tavole rotonde e celebrazioni, coinvolgendo artisti, professori, studenti, intellettuali, operai, imprenditori e sindaci del Mezzogiorno, soprattutto attraverso la promozione delle diverse culture popolari e tradizionali, che sono elementi propulsivi per il  dialogo interculturale che e’ alla base dell’ interscambio. In tal senso si è  avuta una intensa giornata di festeggiamenti per il 160° anniversario della fondazione della sede consolare venezuelana a Napoli, con gli  interventi del Console Generale Amarilis Gutiérrez Graffe, del Primo Segretario dell’Ambasciata Alfredo Viloria e della Ministra Consigliera dell’Ambasciata Maria Elena Uzzo, senza dimenticare l’attiva partecipazione del numeroso pubblico presente. Molti hanno approfittato  dell’occasione per prendere la parola e raccontare la propria esperienza come cittadino italo-venezuelano e utente del consolato, insieme alla proiezione di breve video sulla storia dell’emigrazione italo-venezuelana, e alla visita guidata tra le meraviglie custodite nei registri storici presenti nel Consolato.

Recentemente, il Console Generale Graffe ha sancito quelli che sono i passi delle opportunita’ per le aziende nostrane che vogliono investire in Venezuela: ” La priorità al momento è quella di generare la produzione all’interno del Paese, soddisfare la domanda interna e lanciare i prodotti nazionali sul mercato internazionale. E’ un fil rouge che accomuna le 3 Zone Economiche Speciali del Paese: la Zona Económica Especial de Paraguaná nello Stato Falcón, la Zona Económica Especial de Frontera Ureña – San Antonio nello Stato Táchira, la Zona Económica Especial de Morón-Puerto Cabello nello Stato Carabobo , con 

l’obiettivo dichiarato  di attrarre investimenti esteri per avviare progetti di sviluppo in grado di dare slancio al processo di sviluppo endogeno del Venezuela, ma senza però perdere mai di vista la dignità umana, il benessere sociale e l’impegno per dar vita ad un’economia giusta e solidale”.

Tra gli investimenti più  recenti e interessanti realizzati da imprese italiane, c’e’ da annoverare il gruppo H2biz , una conglomerata attiva nei settori logistica, media, editoria, moda e trading internazionale, che  ha recentemente costituito a Caracas due joint-venture con altrettante società venezuelane specializzate in connessioni in fibra ottica e posa di cavi in fibra. L’obiettivo è quello di entrare nel nascente mercato delle telecomunicazioni cubane, apertosi dopo l’allentamento dell’embargo americano, attraverso il territorio del Venezuela, che è   storico partner dell’isola caraibica. Il cuore della scommessa di H2biz è la dorsale in fibra ottica, inizialmente progettata per meglio collegare i governi dell’isola castrista e del paese sudamericano, che sarebbe ora a disposizione di un numero molto maggiore di utenti  e operatori. Realizzata da Alcatel-Lucent a partire dal 2007, la dorsale Alba-1 (Bolivarian Alternative for the Peoples of Our America-1) è costata 70 milioni di dollari ed è stata ufficialmente utile a bypassare l’embargo statunitense che tagliava Cuba fuori dal resto del mondo. Consideriamo che la maggior parte dei cittadini cubani accedono alla Internet mondiale tramite link satellitare, ma Alba-1 viene ora usato anche dalla spagnola Telefonica per il routing del traffico verso la compagnia telefonica di stato cubana Etecsa. La speranza è che la dorsale possa servire a collegare meglio Cuba e il mondo, e l’apporto tecnologico e logistico del Venezuela , è  fondamentale. Su tutto ciò punta Luigi De Falco, Presidente del Gruppo H2biz, che ha affidato a Miguel Molinas, già responsabile delle operations H2biz in Argentina, il coordinamento dell’operazione. 

Altro genere e altre opportunità di investimento in Venezuela sono costituite dai bond: molti si chiedono se convenga investire in obbligazioni Venezuela? Senza dubbio il paese offre le proposte piu’ allettanti tra le nazioni emergenti, ma se il rischio default albera anche da queste parti anche se gli indicatori relativo alla crescita sono da queste maggiormente confortanti: almeno per il 2016 tale rischio dovrebbe essere improbabile. Confrontando ilrendimento netto promesso dal bond Venezuela 2027con il rendimento, per esempio, dei Btp Italia o del Bond di Cdp, è chiaro che c’è uno squilibrio a favore del primo.

In definitiva gli imprenditori campani vogliono investire in Venezuela come è  stato ribadito anche nell’ultimo incontro consolare a Qualiano per inizializzare un canale comunicativo con l’area nord di Napoli. Al termine di questo I incontro, nel corso del quale ai circa 20 imprenditori accreditatisi è stata distribuita una cartellina contenente una copia della Costituzione della Repubblica Bolivariana del Venezuela, un paio di numeri della rivista edita dal Consolato, la versione cartacea del materiale illustrativo proiettato e un formulario per richiedere eventualmente ulteriori chiarimenti e delucidazioni, ci si è dati come obiettivo immediato quello di coinvolgere in tutti gli ambiziosi  progetti esistenti, le Camere di Commercio della zona così da coinvolgere il maggior numero di imprese interessate a investire nel paese latinoamericano.