L’illegittimità della norma “anti-badanti”

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Nel 2011 è stata introdotta dal governo Berlusconi la norma “anti-badanti” con sentenza n.111/2011, con la quale venivano tagliate le pensioni di reversibilità al coniuge superstite quando il matrimonio è stato celebrato da meno di 10 anni, non ci sono figli e i coniugi hanno una differenza di età superiore a 20 anni. In pratica la norma mira a porre un freno ai matrimoni tra gli anziani e le proprie badanti, presumibilmente intenzionati a frodare l’Erario.

Tuttavia lo scorso luglio la Corte Costituzionale, con sentenza n. 174/2016, ha provveduto a dichiarare questa norma illegittima, in quanto costituisce un’irragionevole penalizzazione.

Combinare le nozze per garantire reddito al partner superstite non può essere ritenuta a priori una decisione con presunzione di frode alla legge; due persone che s’innamorano a tarda età e decidono di convolare a nozze non è “malcostume”, ma l’esito dell’evoluzione del costume sociale. E’, secondo la Corte,  “un’irragionevolezza che  diviene ancora più marcata se si tiene conto dell’ormai riscontrato allungamento dell’aspettativa di vita”. Risulta evidente infatti che il decreto non ha alcun tipo di riscontro con l’attualità, ma è stato  puramente redatto come sostanziale strumento d’urgenza per manovrare disposizioni per il contenimento della spesa pubblica, sebbene le conseguenze a livello macroeconomico siano state minime.

L’irragionevolezza risiede soprattutto nel fatto che la norma sia incoerente con il fondamento solidaristico, tipico delle pensioni di reversibilità. Ogni limitazione del diritto alla pensione di reversibilità deve dunque rispettare i principi di eguaglianza e di ragionevolezza propri del principio di solidarietà.

Dunque la dichiarazione di illegittimità concede pieno diritto alle giovani superstiti che hanno subìto il taglio, a chiedere all’Inps la ricostituzione della pensione nella sua interezza, ritornando all’assegno a importo pieno e alla restituzione degli arretrati.

Gloria Basile.