L’inaffidabilità è la morte della fiducia

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Le parole hanno cessato di comunicare.

Ogni parola è detta perché non se ne oda un’altra.

La parola, anche quando non afferma, si afferma.

La parola non risponde né domanda: accumula.

La parola è l’erba fresca e verde che copre la superficie dello stagno.

La parola è polvere negli occhi e occhi bucati.

La parola non mostra. La parola dissimula.

Per questo urge mondare le parole perché la semina si muti in raccolto.

Perché le parole siano strumento di morte – o di salvezza.

Perché la parola valga solo ciò che vale il silenzio dell’atto.

C’è anche il silenzio. Il silenzio, per definizione, è ciò che non si ode.

Il silenzio ascolta, esamina, osserva, pesa e analizza.

Il silenzio è fecondo. Il silenzio è terra nera e fertile,

l’humus dell’essere, la tacita melodia sotto la luce solare.

Cadono su di esso le parole.

Tutte le parole. Quelle buone e quelle cattive.

Il grano e il loglio. Ma solo il grano dà il pane.

JOSÈ SARAMAGO

Tra i miei vari tic ne ho uno che credo sia coerente come esperto di comunicazione ( praticata e non solo insegnata). Ho una lista personale contenente i “soggetti portatori d’inaffidabilità”, ai quali attribuisco punteggi differenti secondo la gravità del fatto: appuntamento non rispettato, telefonata non avvenuta, viaggio a vuoto, lavoro non eseguito, ritardo cronico,ecc. Purtroppo questa lista è lunga e devo dire che negli ultimi tempi è aumentata. Nella mia nota ho determinato un punteggio massimo che una volta raggiunto determina la cancellazione del soggetto dalla mia vita. Sono generoso, a Napoli soprattutto devo esserlo, ma sino a un certo punto. Le persone inaffidabili non hanno rispetto dell’altro e sono dei ladri di tempo, quindi occorre eliminare la relazione con loro. La fiducia e l’affidabilità sono intrecciate e interdipendenti e rappresentano la base per l’affermazione di scambi umani piacevoli e vantaggiosi realizzando una società più civile. Che cosa significa essere affidabili? In sostanza fare quello che si dice o se non si fa dire che non si fa. Significa rispettare le attese o modificarle. Significa rispettare i tempi e le attese degli altri. Io siccome sono affidabile con tutti indipendentemente dal livello gerarchico o sociale quando trovo altri che non lo sono continuo a stupirmi. Ma essere affidabile non è una scelta. È un mio valore che agisce dentro come voce della coscienza e mi chiede di dare una forma al mio comportamento rispetto alle cose che affermo o prometto. Se non lo faccio sto male. Recentemente un amico che era stato inaffidabile e che avevo cancellato dalla lista, perchè aveva raggiunto il massimo di punti, essendosi rifatto vivo gli avevo dato nuovamente fiducia. Abbiamo fatto cose e programmi, ma come le altre ( due) volte ha cominciato a essere inaffidabile. Rapidamente ha ripreso il primo posto della mia lista e così l’ho cancellato di nuovo. Succede spesso in questa città questo gioco oscuro che crea legami quando le cose sono possibili, ma nel momento in cui diventano probabili, si sgretolano, si sfaldano si volatilizzano perché occorre passare dal dire al fare davvero. Mi viene in mente la famosa storiella dello scorpione e della rana che certamente molti conoscono. Uno scorpione doveva attraversare un fiume, ma non sapendo nuotare, chiese aiuto a una rana che si trovava lì accanto. Così, con voce dolce e suadente, le disse: “Per favore, fammi salire sulla tua schiena e portami sull’altra sponda.” La rana gli rispose “Fossi matta! Così appena siamo in acqua, mi pungi e mi uccidi!”E per quale motivo dovrei farlo?” incalzò lo scorpione “Se ti pungessi, tu moriresti ed io, non sapendo nuotare, annegherei!” la rana stette un attimo a pensare, e convintasi della sensatezza dell’obiezione dello scorpione, lo caricò sul dorso e insieme entrarono in acqua. A metà tragitto la rana sentì un dolore intenso provenire dalla schiena, e capì di essere stata punta dallo scorpione. Mentre entrambi stavano per morire, la rana chiese all’insano ospite il perché del folle gesto. “Perché sono uno scorpione… Rispose lui ” E’ la mia natura, non conta quello che dico e prometto”. Mia moglie che capisce molto più di me dei giochi dell’inaffidabilità partenopea mi ha accompagnato recentemente a una cena di un giovane imprenditore per un pranzo di lavoro. Da un’analisi fatta nella sua struttura, sono state evidenziate notevoli problematiche sia di clima sia di funzionamento nei processi operativi e anche di leadership. L’incontro che mi ha richiesto serve per elaborare ipotesi d’intervento. Infatti, progettiamo alcune idee definendo anche impegni reciproci. Usciamo e ancor prima di salire in taxi, mia moglie mi ferma e guardandomi sorridendo con aria ironica dice “ma non penserai mica che “quella”persona voglia fare davvero qualcosa di ciò che dice che vuole fare?” La guardo sbalordito e chiedo i motivi della domanda, così sibillina e affermo che sono certo che farà quello che dice che vuole fare. Su cosa fonda questo suo sospetto, considerando che è la prima volta che lo incontra? “Alcune cose si sentono, non hanno bisogno di prove o parole, sono una specie di “alone” che alcuni hanno e che comunicano inconsapevolmente. Aggiunge che quello che lui dice è credibile razionalmente ma non è “vero”. Si capisce che non ha una reale profonda motivazione. Sono sconcertato, e anche un poco irritato, e aspetto di dimostrarle che questa volta si sbaglia (è successo altre volte che la percezione di mia moglie fosse più veritiera delle informazioni che io avevo). Non è passato molto tempo e devo accettare che purtroppo ha avuto ragione ancora una volta! Questa persona semplicemente è scomparsa, mancando ad appuntamenti e impegni presi senza dire nulla. Sperimento ancora una volta una delle principali debolezze della “nostra cultura”. Questa sciatteria e maleducazione di base impoveriscono gli scambi umani e possono creare inimicizie e rotture e danni di vario tipo. Sto aspettando che si dipinga il muretto fuori di casa mia dopo che è stato rimandato ventisette volte. Questa persona ha raggiunto il punteggio massimo per l’eliminazione dalla mia lista, però quanto tempo mi ha fatto perdere! Quanto costo psicologico, quante telefonate inutili, e così via. Moltiplicate questo per un numero x di soggetti e pensate a quanta vita buttata. L’affidabilità richiede anzitutto dare valore all’interlocutore con un comportamento leale e di rispetto e s’intreccia con la fiducia, infatti, non ci si può fidare di qualcuno che non rispetta un’etica e un’estetica degli scambi e non sa mettere in comune il senso della relazione e del suo divenire (compresa la possibile conclusione). Ma mi chiedo: “Perché mia moglie ha capito subito qualcosa che invece io non ho percepito nonostante ci fossero stati segni d’inaffidabilità?” Una cosa che mi ha sempre colpito a Napoli, e che ancora mi sfugge, è un accordo che si raggiunge solo non rispettandolo. È una strana variante dell’inaffidabilità accettabile. Ad esempio a volte succede lasciandosi con degli amici che si dice “ci si vede dopo”, sapendo che non si farà. Quindi è una comunicazione simmetrica che si basa sull’accordo del non rispetto dell’accordo (implicito) però affermando esplicitamente di rispettarlo. Una volta io andai a un appuntamento di questo tipo, e l’altro non venne, ma ero io responsabile: non era colpa sua se io non possiedo il codice interpretativo e quindi non avevo colto l’implicito che era diverso dall’esplicito. Spesso a Napoli c’è una sorta di democratizzazione del malinteso, come forma d’intesa. Penso che non sia una cosa utile, serve solo a radicalizzare i pregiudizi che diventano purtroppo fondati. In fondo la formula potrebbe essere semplice: far coincidere il piano del dichiarato (quello che si dice) con quello del praticato (quello che si fa) ed entrambi con quello dell’auspicabile (quello che serve. L’inaffidabilità è una caratteristica diffusa anche se con manifestazioni differenti, infatti osservando la mia lista degli inaffidabili devo dire che in testa si trovano dei soggetti dell’Italia centrale.