L’ Italia procede con velocità diverse, alcune non descritte nella maniera giusta

(fonte foto Adobe Stock)

Quanto accade di importante a livello mondiale, deve essere oggetto di evidenza in prima pagina e come notizia di apertura dei mezzi di informazione via etere. Su un assioma del genere, tutta l’umanità non dovrebbe frapporre alcuna resistenza perché sia rispettata tale sequenza. Per parità di trattamento, anche notizie che meritano l’interesse almeno degli abitanti di un’intera nazione, andrebbero divulgate e evidenziate in maniera adeguata, non solo diffuse in maniera asettica, nonché distaccata. È a questo punto che una osservazione, anche dilettantesca, dei fatti che l’ informazione propone, va fatta. Essa riguarda la singolarità di come gli stessi argomenti vengono presentati agli interessati. Si sta discutendo ormai da tempo sulla realtà sempre più evidente, che, per le mancate opportunità di massimizzare i risultati delle misure economiche programmate dal Governo, occorre la discesa in campo di altri strumenti finanziari di grande portata. Da tenere nella giusta considerazione anche la contemporanea e altrettanto grave perdita di mercato estero, causati da eventi esterni, appena oltre i confini nazionali: le guerre. Bastano solo le due circostanze appena accennate per avere la conferma di quanto sia indispensabile che anche il risparmio di ogni genere e tipo venga fatto confluire nelle casse dello Stato. Aggiungendo che i naturali utilizzatori finali non devono necessariamente essere Public Company. Da quell’area di parcheggio lo stesso risparmio dovrà essere indirizzato senza indugio verso le operazioni che la Mano Pubblica, intesa nel senso più ampio, ha in programma di attuare. Senza dover andare con la memoria molto indietro nel tempo, basterà osservare con occhi sgombri da pregiudizi i principali eventi finanziari che hanno preso il via, con il piede giusto, nell’ambito della ricostruzione del Paese o del suo adeguamento alle nuove esigenze della popolazione. Sono i titoli del Debito Pubblico emessi a metà aprile, della fortunata serie “valore”, che anche in quell’occasione, come nelle prime tre degli ultimi sei mesi, sono andati a ruba, e molta della domanda nei loro confronti è rimasta inevasa. Il Tesoro al momento è impegnato nel collocamento di un numero di azioni Eni che ha in portafoglio. La quantità delle stesse rappresenta una percentuale del totale detenuto che si colloca intorno al 3, quindi circa il 10% di quelle detenute. Con una operazione lampo il Tesoro ha raccolto per l’ occasione circa 1,4 miliardi, senza che, intorno a essa, si sia aperto alcun margine di indugio. Qui si tocca con mano che il risparmio, anche quello straniero, posto davanti a ipotesi di collocamento nel campo di operatività dello stato con incentivi che aumentino ancor più il richiamo di ciascuna di esse, possono costituire un insieme di risorse più nutrito per quanto c’è da fare già da ora. L’importante fin d’ora è che la Pubblica Amministrazione faccia il più possibile attenzione a non perdere tale abbrivio, cioè a non fare passi falsi. Fare tutto daccapo non sarebbe facile. Senza la certezza di riuscirci come a suo tempo programmato.