ll Museo campano di Capua: alla scoperta delle “matres matutae”

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Siamo nel pieno centro storico di Capua, borgo di fondazione longobarda sorto nell’856 su un’ansa del fiume Volturno, sui resti dell’insediamento romano di Casilinum. Il Museo Campano, aperto al pubblico nel 1874, ha sede nel maestoso Palazzo Antignano, e nel tempo si è esteso fino a comprendere l’adiacente settecentesco ex Monastero della Concezione, affinché i tanti reperti rinvenuti in terra di lavoro trovassero adeguata sistemazione e valorizzazione. Ad accoglierci il direttore Francesco Di Rienzo che ci affida alla guida sapiente ed esperta dell’addetto Giuseppe Molinaro, colui che ci accompagnerà alla scoperta di questo scrigno prezioso.
Spesso al centro della cronaca per il concreto rischio di chiusura, il Museo Campano è un luogo pieno di fascino e ricco di importanti collezioni, con una sezione archeologica e una medievale, una biblioteca e un archivio storico, 32 sale di esposizione, 20 di deposito, tre grandi cortili, un ampio giardino.
Attraversiamo un primo cortile e giungiamo alla sala che custodisce la prestigiosa collezione delle Matres Matutae. Si tratta di una collezione assolutamente singolare nel suo genere,  tra le più rare che Musei italiani e stranieri possano vantare. Ritrovate nel 1845, nel corso di uno scavo clandestino, in località Petrosa, nel comune di Curti (Caserta) – fuori le mura, in un luogo deputato al culto dei morti, così come le  Carceri Vecchie e la Conocchia – il Museo ospita circa 150 esemplari di sculture in tufo riproducenti quasi tutte una donna seduta con uno o più bambini tra le braccia. L’importante ritrovamento testimonia che nel luogo esistesse un tempio, tesi avvalorata dalla presenza di una madre diversa dalle altre, recante nelle mani non già uno o più neonati, ma i simboli della fecondità, a rappresentare divinità italica della Mater Matuta, la “Madre del Mattino o dell’Aurora”. Si tratta, in particolare, di una divinità protettrice della nascita degli uomini e delle cose. La sua festa ( le Matralie) veniva celebrata l’11 giugno e a questo culto erano ammesse solo le donne vergini o sposate una sola volta, il cui marito era ancora vivo, mentre le donne schiave ne erano severamente escluse. Per l’occasione venivano offerti alla dea cibi cotti in vasi di terra.
Le sale dedicate alle Mater matutae sono ampie e moderne. La Madri sono disposte secondo criteri estetici, dalle forme che appaiono più grezze, appena abbozzate, espressione di un gusto arcaico a quelle di epoca greco romana. Sfilano davanti al visitatore che percorre le sale e la pietra pare prendere vita. Non già ex voto, ma madri con i loro figli in grembo, uno o tanti, anche 12, talvolta nell’atto di allattarli. In ciascuna delle statue immaginiamo la preghiera, l’invocazione alla divinità, la speranza che si fa disperazione in chi vede nella fertilità il suo scopo, il suo tutto, consacrazione di donna, risorsa, forza lavoro, senso ultimo della propria esistenza. E la divinità sta lì ( databile intorno al V-IV sec.a.C.), assisa in trono, recante in mano una melagrana simbolo di fecondità e una colomba, simbolo di pace. E’ maestosa e dolcissima, divina e umanissima madre ad accogliere, negare o concedere la tanto attesa grazia.
Lasciamo la sala dedicata alle Matres e raggiungiamo i piani superiori del Museo. Ampie sale accolgono altri preziosi reperti, provenienti dagli scavi del territorio, mosaici, ex voto raffiguranti parti del corpo di terracotta, testimonianza della fervida attività religiosa che animava i popoli campani nell’antichità, vasi di splendida fattezza e ottimamente conservati, opere pittoriche dell’artista locale Liani, dedicate alla vita di Cristo, i ritratti di epoca borbonica.
Un Museo, quello di Capua, sorprendente, ampio, ricco di testimonianze di epoche diverse, sculture, ex voto, quadri di epoca borbonica e dedicati ai Savoia, una preziosa biblioteca, reperti archeologici, espressioni della storia millenaria di questa terra. Il Museo che meriterebbe molto di più in termini di visitatori, circa 15.000 l’anno, perlopiù scolaresche locali. Attualmente, dopo la riorganizzazione delle province varata con la legge Delrio, il Museo versa in una condizione critica con una cronica mancanza di fondi che non rende giustizia alla Bellezza e alla Storia che questo luogo tanto affasciante è in grado di esprimere.

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