L’ ordine economico in generale è sul punto di andare fuori controllo

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Con l’augurio che quanto riportato verrà smentito dai fatti, attualmente può essere utile attuare comportamenti e azioni che ricordano da presso il fotofinish nello sport. Una summa sempre attuale e di portata globale, è quella usata dagli agricoltori poco prima che inizi la raccolta dei prodotti della terra:”il grano (raccolto) lo si può definire così, solo dopo che è stato stivato nella botte (silos) predisposta allo scopo. Il fatalismo che aleggia sui campi va preso come una considerazione ormai consolidata di quella realtà produttiva che gli economisti americani, già intorno alla metà del secolo scorso, definirono una “industria a cielo aperto”.Tale modo di indicarla entrò presto nel modo di dire di chi aveva contatti, oltre che bucolici, anche di tipo economico, il più delle volte continuativo. Iniziando proprio dal Settore Primario, è possibile riordinare le idee sul mondo della produzione, meglio sulla sua parte che, per molti anni, prima della metá del secolo scorso, non aveva subito cambiamenti di portata rilevante. Se il non interventismo sui processi produttivi stia dando risultati più o meno positivi é ancora troppo presto per poterlo affermare. Certo è che di carestie dovute a motivi naturali, quelle di cui narra la Bibbia, se ne registrano in numero contenuto. In costante aumento sono quelle derivanti dai comportamenti dell’ umanità nei confronti dell’ ambiente, nella sua accezione più  completa. Sono aumentate anche le occasioni in cui un popolo, per assoggettarne un altro, usi comportarsi nel modo già usato agli albori delle civiltà, cioè la “presa-dei luoghi del nemico-per fame”. Chi poneva l’assedio faceva si che l’assediato non potesse coltivare i suoi campi, né ricevere cibarie da altre popolazioni. Quelle stesse che vedevano farsi largo il rischio di depauperamento dlle proprie entrate per le mancate vendite. Al momento l’ umanità tutta sta correndo il rischio serio di diventare povera nel senso più ampio del termine. Giorno dopo giorno essa  viene informata con dovizia di particolari, di quanto sia andato distrutto per la guerra nel paese X e di quanto hanno deciso di sborsare in suo aiuto i vari paesi della serie Y, le realtà geopolitiche sue alleate. Ne sta derivando che l’influenza dei conflitti tocchi e danneggi il mondo intero, non solo in termini di vittime e distruzione, quanto anche comporta indirettamente. Si può affermare con  approssimazione contenuta che i conflitti limitino, in maniera consistente, la circolazione monetaria, linfa vitale dell’ economia dell’ intero pianeta. Alla fine o almeno alla riduzione di tali conflitti, sarà inevitabile che inizi e presto la ricostruzione, che dovrà avvenire alla luce delle innovazioni intervenute. Sarà allora che il problema farà tremare le vene ai polsi dei cosiddetti Grandi del Mondo.
La domanda che gli stessi saranno costretti a porsi l’un l’altro, sarà quella per sapere chi dovrà pagare il conto. Fin d’ora è meglio che ciascuno di loro si abitui a pensare che lo sforzo dovrà essere comune. Non sará in alcun modo pensabile  che potranno optare per la soluzione “alla romana”. Non sará un’ operazione semplice, nè tantomeno indolore per chi siederà a quel tavolo di trattative.Anche in questo caso, difficilmente si potrà concretare qualcosa che consenta di ripartire senza contrarre altro debito.
Per ora è prudente fermarsi qui.