La Bce prende tempo, oggi il “non-farm payrolls”

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A cura di Antonio Arricale La BCE continua a prender tempo sul possibile lancio di “misure non convenzionali”, benché il crollo del prezzo del greggio e, a cascata dell’inflazione, stia preoccupando non A cura di Antonio Arricale La BCE continua a prender tempo sul possibile lancio di “misure non convenzionali”, benché il crollo del prezzo del greggio e, a cascata dell’inflazione, stia preoccupando non poco il suo presidente, Mario Draghi. I rischi deflazione restano alti nell’Eurozona e sono stati acuiti dalle quotazioni petrolifere, mentre si prospettano ulteriori cali del prezzo del barile. La BCE, intanto, ha tagliato le previsioni di crescita del PIL a +0,8% nel 2014, a +1% nel 2015 ed a +1,6% nel 2016. Ridotte anche quelle sull’inflazione allo 0,5% nel 2014 ed all’1,3% nel 2015. La crisi dell’Eurozona sta zavorrando anche la Germania, economia più florida dell’area della moneta unica, che sta riportando una battuta d’arresto, confermata anche dalle stime aggiornate del PIL da parte della Bundesbank. Il taglio era stato già preannunciato dal presidente Jens Weidmann ad inizio settimana. La banca centrale tedesca ha dimezzando le stime di crescita dell’economia tedesca nel 2015 a +0,8% dal +1,8% indicato nelle previsioni di giugno. Con questi presupposti, non restano molte chance all’Eurotower, che conferma l’arrivo di nuove misure di quantitative easing, ma prende tempo sino ad inizio 2015. Nella conferenza stampa di ieri Draghi ha precisato che le decisioni alla BCE vengono assunte anche senza unanimità, per tacitare tutti coloro che puntano il dito verso la politica del rigore alla tedesca. Il 2015 sarà l’anno della svolta anche per la Federal Reserve, che dovrebbe interrompere una politica ultra accomodante, avviata durante la crisi finanziaria e consolidata negli ultimi anni, a causa di una crisi globale intensa e prolungata. Oggi, gli Stati Uniti sono tornati ad assumere il ruolo di locomotiva della crescita mondiale, grazie ad una robusta accelerazione del PIL ed ad un mercato del lavoro in persistente recupero. E proprio l’attesa di un miglioramento nei livelli occupazionali potrà spingere la banca centrale statunitense a decretare la fine dell’era dei tassi a zero, il che rende quasi spasmodica l’attesa per la pubblicazione del Job Report quest’oggi. Le attese indicano un tasso di disoccupazione fermo al 5,8% ed una crescita di occupati pari a 225 mila unità dalle 214 mila precedenti. Il dato di ADP pubblicato mercoledì, però, è apparso un po’ deludente. Borse asiatiche Mercati asiatici positivi questa mattina in attesa dei dati macro americani sul mercato del lavoro a novembre. Il Nikkei ha archiviato la seduta odierna in rialzo dello 0,19% a quota 17920, mettendo a segno il quinto progresso consecutivo che ha permesso ai prezzi di chiudere l’ottava con un saldo positivo di 2,6 punti percentuali. Il rialzo continua ad essere sostenuto dai titoli delle società esportatrici che traggono vantaggio dalla debolezza dello yen che ha superato quota 120,00 nei confronti del dollaro. Positivi anche i titoli del settore automobilistico e dell’elettronica, tra i quali spicca la performance in doppia cifra di Sumco Corp. (+13%). In controtendenza invece il comparto retail ancora al centro dell’attenzione dopo che il primo ministro Shinzo Abe ha deciso di posticipare di 18 mesi una ulteriore tassa sui consumi la cui prima tranche entrata in vigore in primavera è ritenuta tra i principali colpevole della contrazione economica fatta registrare dal Paese del Sol Levante nel trimestre che si è chiuso a settembre. Sul fronte macroeconomico da segnalare la lettura preliminare dell’indice anticipatore del Giappone che ad ottobre ha segnato un declino a 104 punti da 105,6 punti di settembre contro attese degli economisti per una lettura a 104,1 punti. Il dato, tornato ai livelli di agosto, ha fatto registrare i minimi dal gennaio 2013. L’indice di coincidenza, che sintetizza lo stato attuale dell’economia, è invece salito a 110,2 punti da 109,8 di settembre. Tra gli altri principali indici asiatici continua la corsa di Shanghai che guadagna l’1,3%, Hong Kong lo 0,86% mentre Seul ha chiuso invariata. Borsa Usa Chiusura in ribasso per Wall Street, delusa dalle nuove richieste di sussidi di disoccupazione scese meno delle attese e dalle parole del governatore della Bce, Mario Draghi, che ha rinviato al 2015 possibili nuove azioni da parte dell’Eurotower. Oggi l’attenzione sarà tutta rivolta ai dati sul lavoro a stelle e strisce. Nel frattempo l’indice Dow Jones ha terminato la seduta in calo dello 0,07% a 17.900,10 punti, l’S&P500 è arretrato dello 0,12% a 2.071,92 punti mentre il Nasdaq ha perso lo 0,11% attestandosi a 4.769,44 punti. Europa Chiusura in deciso ribasso per le principali borse europee dopo il nulla di fatto da parte della Bce. Nel corso della conferenza stampa, il governatore Mario Draghi ha rinviato al 2015 qualsiasi nuova mossa ma ha comunque ribadito che il consiglio direttivo “resta unanime sul ricorso a nuove misure non convenzionali di fronte al prolungarsi di rischi di una inflazione troppo bassa”. Ma per il momento nessun acquisto di titoli di Stato. Nel frattempo l’Eurotower ha fornito le nuove previsioni economiche per l’Eurozona: riviste al ribasso le stime sul Pil (+0,8% nel 2014 e +1% nel 2015) e sull’inflazione (0,5% nel 2014 e 0,7% nel 2015). Domani attesa per i dati sul mercato del lavoro Usa di novembre. E così a Francoforte il Dax ha perso l’1,21% a 9.851,35 punti, il londinese Ftse100 ha ceduto lo 0,55% a 6.679,37 punti, il parigino Cac40 è sceso dell’1,55% a 4.323,89 punti mentre a Madrid l’Ibex35 ha mostrato un calo del 2,35% a 1 0.619,90 punti. Italia Il Ftse Mib segna +1,69%, il Ftse Italia All-Share +1,58%, il Ftse Italia Mid Cap +0,96%, il Ftse Italia Star +0,89%. Ieri Piazza Affari è rimasta delusa dalla Bce. Nell’ultima riunione del 2014 la Banca centrale europea ha preferito prendere tempo e ha deciso di rinviare al nuovo anno un possibile ricorso al quantitative easing in salsa europea. L’indice Ftse Mib ha chiuso con un ribasso del 2,77% a 19.424 punti. Forti vendite sui titoli del comparto bancario: Banco Popolare ha ceduto il 3,63% a 10,60 euro, Montepaschi il 4,55% a 0,597 euro, Popolare dell’Emilia Romagna il 3,73% a 5,535 euro, Intesa SanPaolo il 3,44% a 2,356 euro, Ubi Banca il 3,62% a 5,99 euro, Unicredit il 4,08% a 5,64 euro. FCA (-2,92% a 10,62 euro) ha tirato il freno dopo un avvio brillante con il titolo che si era spinto oltre quota 11 euro, i massimi dal lontano 2001. Debole Luxottica (-1,47% a 43,49 euro) che ha stretto con Intel un accordo pluriennale per lo sviluppo di prodotti “wearable”. In controtendenza Telecom Italia che ha guadagnato l’1,57% a 0,932 euro dopo che ne gli ultimi giorni i vertici del gruppo tlc hanno mostrato cautela in merito alla possibile integrazione tra Tim Brasil e Oi. Saipem ha ceduto lo 0,74% a 9,935 euro dopo le turbolenze dei giorni scorsi in scia allo stop della Russia al progetto South Stream.


I dati macro attesi oggi Venerdì 5 dicembre 2014 06:00 GIA Indice anticipatore ott; 08:00 GER Ordini all’industria ott; 09:00 SPA Produzione industriale ott; 11:00 EUR PIL (2a stima) T3; 14:30 USA Bilancia commerciale ott; 14:30 USA Nuovi occupati nov; 14:30 USA Tasso di disoccupazione nov; 16:00 USA Ordinativi industriali ott.