La Caffettiera, dove la classe è senza tempo

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  Napoli è sempre stata la città con grandi famiglie di imprenditori e commercianti, attività storiche, in alcuni casi centenarie, di generazione in generazione che però purtroppo stanno cedendo territorio a vantaggio dei grandi gruppi, alle attività   Napoli è sempre stata la città con grandi famiglie di imprenditori e commercianti, attività storiche, in alcuni casi centenarie, di generazione in generazione che però purtroppo stanno cedendo territorio a vantaggio dei grandi gruppi, alle attività dalle proposte discutibili in termini di qualità, di provenienze ed in alcuni casi di legalità. Questo non ci rende più identificabili, la sua stessa accelerazione nel cambiamento tende ad aumentare il processo di non appartenenza, di dissomiglianza, anche in termini emozionali; sapete, quando non si ricorda il nome di una via, di una piazza, di un luogo, allora immediatamente scatta il riferimento più prestigioso a beneficio di una memoria storica che decade: “come si chiama … la piazza dove c’è La Caffettiera … ah, piazza dei Martiri! “.    Ecco sono proprio qui e qui invece la storia continua, quella dei Campajola, dal fondatore Antonio ai figli Guglielmo e Susy (ormai consolidata a Roma con l’attività omologa di piazza dei Martiri) ma avanzano Marco e Gianluca nipoti e figli di una eredità genetica da cui non è possibile emendarsi. Per definizione si pensa a questo luogo come punto di ritrovo per la bevanda più amata al mondo, il caffè, ed in effetti lo è, sbagliato sarebbe però pensarla come una limitazione. Quattro proposte di miscele secondo provenienze descritte in carta (tre in carta, una base), quattro stili di erogazione: espresso, moka, napoletana, olandese, una sola filosofia: Ambasciata del Caffè. Stile viennese, aria napoletana, contesto classico, proposte attuali.    Evito inutili digressioni e ripetizioni da chi, prima di me, in tutti questi anni ha scritto e raccontato di questa famiglia, di questa attività, ho sfrondato per non raccontare banalmente piatti, attività (in questo periodo sono a dir poco spumeggianti) e prodotti, che sono certamente di gran livello ed interessanti sotto il punto di vista gastronomico, della ricerca delle materie prime e dell’anticipazione sui tempi e sulle mode, ma, così per dire, “ho scritto due righe” per evidenziare la velocità di pensiero, il coraggio dell’innovazione, la difesa estrema della napoletanità mai in maniera oleografica e mai inutilmente campanilistica. In un periodo storico dove sappiamo fin troppe cose ma ne comprendiamo pochissime questo è il luogo giusto dove cultura, natura, materia e tecnica si incontrano all’interno di un piatto, nel profondo di un bicchiere, valorizzati dal corretto servizio pronte per essere finalmente capite.    Quando tutto questo passa attraverso la capacità “visionaria” di Guglielmo Campajola, avanti come pochi, anticipatore e creatore di tendenze, caratteristiche che inducono alla confutazione del mercato con la prova dei fatti, insomma rapido nelle sue azioni, non si ferma mai a pensare alle ipotetiche sconfitte in quanto il profitto non è il suo credo ma il “diritto al piacere” sì.   Qui in tanti anni non ci si è mai accontentati una volta raggiunto un traguardo, superando anche la minima tentazione di non esporsi più, qui si è sempre rischiato per sentirsi vivi, qui NO ADDICTIVE.   In un mercato dove prima era l’offerta che introduceva la domanda, adesso solo chi crea un’offerta che “stimola” la domanda, fa la differenza. Ecco perché in tutti questi anni ho visto tante attività girare come intorno ad una rotatoria senza riuscire ad imboccare nessuna strada, i nuovi che entrano, i vecchi che ne escono, alcuni che continuano a girare. In tutti questi anni ho visto troppi Re che vivono in un continuo presente, senza memoria del proprio passato e senza capacità di immaginarsi un futuro. Senza un Regno e pure a magnificare le proprie conquiste facendoci credere che il cibo è moda, è media, è solo nutrizione.    Qui c’è il desiderio di comprendere, la capacità di esprimersi, la libertà di pensare, il coraggio di agire. Ecco cos’è il Gran Caffè La Caffettiera, ecco chi è Campajola.