La capacità gestionale è direttamente proporzionale all’emozione che una mostra suscita

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Facciamo pure un bel giro tra le bellezze di Sessa Aurunca. Dedicare una domenica alla cultura e ai beni culturali è sempre un ottima idea che ci potrà regalare un esperienza ricca di emozioni. Speranza. La città ed i suoi immediati dintorni appaiono puliti ( chi abita in Campania sa che si stratta di una qualità piuttosto rara) e privi di quell’ abituale patrimonio di superfetazioni edilizie che potrebbe rifulgere per quantità e varietà in qualsiasi museo degli orrori, in qualsiasi parte del mondo. Alleluia. Troppo presto a cantare vittoria. Uno sguardo appena un po’ più attento rivela invece una condizione di trascuratezza che, forse, è anche peggio dell’azione di un bieco deturpatore. Il famoso castello ducale, alle dieci del mattino di una bella domenica di giugno, si offre in tutto il suo splendido abbandono. Non si tratta solo dei muri con le esfoliazioni di pittura, degli ambienti del maniero per lo più inaccessibili, di qualche vecchio manifesto di una ancor più antica manifestazione. Nell’ordine: attrezzi per la pulizia abbandonati in un angolo come in un ripostiglio sempre aperto, assenza di una qualsiasi forma di divulgazione della storia dell’antica costruzione e, udite udite, una sala, e dico numericamente una, dedicata all’esposizione di qualche decina di reperti archeologici. Beffa delle beffe, un quaderno con la registrazione dei visitatori, mostra picchi turistici da 8/10 visitatori al giorno durante il ponte del due giugno. Applauso. Un successo. Pubblico, elementi, struttura, personale. Cos’altro? L’anfiteatro, quello del II secolo avanti Cristo, che più di molti si avvicina al modello greco offre al visitatore, ammesso che quest’ultimo per un mero colpo di fortuna voglia visitarlo proprio in una delle rare occasioni in cui sia aperto al pubblico…. “e ho detto tutto” la frase pronunciata da Peppino De Filippo in un famosissimo film degli anni sessanta calza a pennello su una situazione da brivido. Uno degli edifici pubblici di età romana più importanti, scoperto nel meridione d’Italia, vive si fa per dire, chiuso a quel pubblico che con la sua frequentazione potrebbe ridargli la vita. Ingresso sbarrato al pubblico per la maggior parte dell’anno a meno di giornate speciali. In queste occasioni da ricordare sul diario degli eventi, il teatro si offre nello splendore del suo abbandono, delle sua scale d’accesso un po’ di ferro, un po’ di cemento ed un po’ di antica fattura ad un pubblico che pur di apprezzarlo è disposto a tuffarsi tra i cespugli di vegetazione selvatica che aggrediscono la struttura, e che, nonostante tutto scattano selfie, felici della fortuna di aver potuto ammirare anche senza guida un vero e rarissimo cripto portico. Criptico prima di tutto per la sua poca godibilità specie nella parte inglobata in un casolare di campagna. Eppure è un unicum urbanistico che fu realizzato solo in virtù della particolare morfologia della città di Sessa. Immaginate tutti gli Henge in Inghilterra: Stonehenge, Newbold henge, Woodhenge lasciati in preda al rigoglio aggressivo della natura e aperti al pubblico solo in particolari giornate dell’anno. Abbiamo davvero un problema di capacità gestionale. Quello di Sessa Aurunca è sicuramente un insieme di beni culturali che solo sulla carta costituiscono un circuito, di fatto però non è calibrato ed organizzato per ricevere visitatori. Uno o mille che siano. Siti come questo purtroppo costituiscono solo un gravame economico che, non potendo essere sostenuto in pieno dallo stato, genera assenza di personale e di manutenzione ordinaria. Un attenta gestione, potrebbe ricostituire tutto l’insieme artistico e storico della città in un reale circuito da offrire ai turisti e visitatori. Gli ambienti del castello ducale, arricchiti di arredi o anche solo di suggestioni fotografiche potrebbero uscir dal ghetto dell’abbandono e spronare il visitatore alla ricerca della storia attraverso le altre vestigia della città. Non c’è bisogno di risvegliare il fantasma dell’antica castellana, anche solo un gioco di suoni e luci potrebbero spiegare la funzione degli ambienti e la particolarità di un sito dalla singolare doppia funzione: quella residenziale e quella di presidio di guerra. Il luogo ha una storia importante e una amenità che non vanno sprecate ma interpretate e messe a frutto affinché l’autonomia economica di queste vestigia contribuisca allo sviluppo occupazionale e culturale di un indotto di tutto rispetto. La cittadina di Colchester, l’antica Camulodunum, ossia città di Camul dio della guerra dei Galli, reca evidente la presenza dei Romani nella conformazione e nel tipo di materiale usato per le costruzioni; i ritrovamenti sono in un parco accanto al castello. A Sessa Aurunca il Castello c’è, gli scavi all’aperto pure. Perché non renderli un unico elemento fruibile sempre?