La Cina verso gli Usa: avanti con furore, quasi senza fare rumori inutili

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La Cina, ormai da tempo, è in assolluto il primo compratore del debito pubblico americano. È il caso di aggiungere che anche nel settore privato, cioè degli investimenti in quel settore, fino a qualche mese addietro, quel paese era in prima fila a seguire l’andamento delle quotazioni in borsa di aziende, ponendo particolare attenzione alle piccole e medie realtà presenti nei vari listini di borsa. La strategia con cui opera il ministero competente a Pechino, è di procedere in modo tale da limitare la concorrenzialità dei prodotti a stelle e strisce, con cura particolare rispetto a quelli “made in CE”, ottenendo diversi risultati vantaggiosi: l’ incasso del controvalore delle vendite in valuta pregiata, quindi un ulteriore ritorno, oltre quello commerciale, di tipo finanziario. Fin qui tutto il modo di agire è da considerarsi un comportamento in sintonia con un’ economia di mercato quale è quella americana. Senza trascurare che il comportamento dei cinesi in America, ricorda molto da vicino l’episodio del cavallo di Troia. Troverebbe giusta collocazione in seno ai governi USA che si sono succeduti negli ultimi 50 anni,l’affermazione di Laocoonte nell’ Eneide, adattata al tempo e alla circostanza:
Temo i Cinesi, anche se immettono grandi cifre nel circuito economico e in quello finanziario degli States”. Senonché lo schema accennato, se non è arrivato al capolinea, negli ultimi tempi ha subito continui rallentamenti. Fino a quando il conducente del convoglio che circola dentro la Muraglia, il Presidente Xi Jimping, di concerto con i “suoi” ministri competenti, ha tirato il freno di emergenza. In sostanza il Presidente Xj ha raccomandato alle banche di quel subcontinente di muoversi con molta prudenza nella gestione dei titoli del debito pubblico americano, nonché di limitare drasticamente la giacenza in cassa di dollari. La notizia di quest’ ultima manovra cinese che, tra parentesi non è uno scherzo dello stesso genere, ha dato il via, per ora in sordina, a una serie di operazioni a macchia di leopardo, senza paura di sbagliare dettate soprattutto da emotività. Le stesse che finirano con il ritorcesi soprattutto nei confronti del Governo di Washington e della Federal Reserve. E ció sta avvenendo in un momento di particolare tensione tra la Casa Bianca e quell’ Istituto Centrale che governa in toto la circolazione del biglietto verde. Per completare la descrizione, il Presidente della FED, Jerome Powell è in dirittura di arrivo alla fine del suo mandato. Ancora una volta troverà conferma l’affermazione “gli affari sono affari” e ciò che conta è il risultato finale. Le “cineserie” o comportamenti assimilabili, poco se non niente riescono a influire in quel tipo di vicende. Del che è verbale.