La congiunzione del mondo è lontana

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In foto un'opera di Folon

di Ugo Righi

E la congiunzione del mondo quando comincerà?
Siamo ora “congiunti” dalla paura, siamo uniti come forse non siamo stati mai e come mai avremmo voluto esserlo.
Non aspettiamo che sia troppo tardi, veramente troppo tardi.
Ora non si sa bene che cosa fare oltre che rimanere vivi sino a domani e difenderci, e noi, in Italia anche questo lo facciamo peggio di chiunque.
Non siamo stati capaci di muoverci in anticipo, ora siamo in affanno e quello che era importante e urgente è diventato emergenza.
Si capisce che è davvero troppo tardi, quando non si sa più se e quando è troppo tardi. Si sa che è troppo tardi quando arriva la risposta che a lungo si è evitata, perché sommersa dalle risposte che si preferiva avere.
La risposta ora ci dice in modo definitivo quello che dovremmo fare, ma ci conferma, anche, che non ci riusciamo, prigionieri del nostro imbarbarimento che cresce insieme all’evoluzione tecnologica e privi di un pensiero alto capace di uscire dai labirinti e le trappole che invece continuiamo a creare.
Non riusciamo a capire in profondità quello che accade, e questo, in realtà è quello che accade.
È un paradosso della consapevolezza: Siamo consapevoli della cecità ma continuiamo ad aumentare il buio chiudendo le finestre e riempiendo gli interstizi.
Siamo consapevoli dell’interdipendenza del mondo, ma questo non genera solidarietà e vicinanza vera e, appunto, stiamo democratizzando la paura.
Sappiamo tutto di tutto, ma l’accumulo informativo non determina conoscenza, così come l’accumulo di conoscenza non crea comprensione e tanto meno compassione.
Siamo miopi che progettano la cecità: vediamo benissimo quello che c’è vicino ma diventiamo ciechi appena allunghiamo la vista e oltrepassiamo la soglia.
La nostra conoscenza divide i saperi e li approfondisce allontanando le connessioni e quello che ci rende ciechi non è solo ciò che non conosciamo ma, soprattutto, quello che conosciamo.
Se il mondo è interdipendente, di fatto, le conoscenze dovrebbero essere capaci di tessere insieme, di riunire il disperso di agire in termini transdisciplinari e non mettere barriere ma confini elastici e liquidi.
Dovrebbe esser così, ma non lo è, e non si vede la via perché inizi.
Affermiamo come si dovrebbe essere, mentre continuiamo a essere come diciamo che non dovremmo.
Il virus ci sta costringendo ad accettare davvero la crisi dell’umanità, tanto preannunciata e tanto ignorata nei fatti. La crisi è planetaria e si manifesta con una pluralità di crisi (politiche, economiche, sociali, valoriali) interdipendenti che si alimentano reciprocamente.
Potevamo evitarla? Certamente, se ci fossimo mossi in anticipo, se fossimo stati uniti, non dalla crisi, ma da valori umani.
Siamo a un punto decisivo, per un nuovo mondo o verso l’abisso.
Ma da dove cominciamo? Ma dove sta il potere utile per farlo? Abbiamo alte intelligenze con potere del pensiero, ma prive del potere di fare, e abbiamo soggetti dal pensiero barbaro, che hanno il potere di fare: Fare male, non fare, impedire il fare utile.
Dobbiamo trovare le congiunzioni per le vie dell’umanizzazione del mondo, lasciando meno spazi per i virus di ogni tipo.
Servirebbe una congiunzione tra i mondi del nostro mondo, “unendo i puntini “e che ogni puntino fosse guidato da un’intelligenza umana che avesse chiaro il disegno di salvare il mondo umanizzando l’umanità.
Salvare il mondo dal virus, da tutti i tipi di virus, salvarlo, perché è talmente bello!
Restiamo in attesa con la speranza che qualche pensiero forte cominci a illuminare la via.