La conoscenza e i miti di Dedalo e Narciso

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Quando i fermenti di una conoscenza si consolidano, essa diventa dominante. È allora che si afferma la convinzione che lo stato corrente delle cose non va incontro a discontinuità. Si rinsaldano, allora, pratiche volte a potenziare con innovazioni incrementali la conoscenza acquisita. Sostenute dai fatti dettati dall’esperienza che alimentano la fiducia in ciò che si sta facendo, quelle pratiche esigono persone ragionevoli che rinforzano le regole ripetendole e adoperano dati per predire il futuro in continuità col passato. È così che si forma e s’ingrossa un esercito di persone che marciano tutte nella stessa direzione. La loro sembianza è quella di Dedalo che vola all’altezza che impedisce lo sciogliersi delle sue ali di cera. Superarsi l’un l’altro è impresa ardua. Quale sia il limite di questo esercizio comportamentale non è dato sapere. La conoscenza acquisita non ci dice cosa potrà accadere domani. Solo ex-post ci si renderà conto che, una volta comparsi e consolidatisi i fermenti di una nuova conoscenza, è impossibile il ritorno alle posizioni detenute nell’ormai superato dominio.
Paesi che si vantano dei successi anellati nell’export manifatturiero, come nel caso del Made in Italy, al pari di Narciso sono innamorati della loro immagine riflessa nello specchio della mappa della conoscenza posseduta. Per non fare la fine di Narciso che si affacciò sulle acque limacciose del fiume dei morti, sperando di poter ammirare ancora una volta il suo riflesso, la manifattura italiana farebbe bene a osservare attentamente il brutto anatroccolo partorito dall’ignoranza creativa che d’improvviso muta in un cigno bellissimo.

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