La console Avery ammaliata dalla storia della siciliana Sant’Agata

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La Console Generale degli Stati Uniti a Napoli con competenza sul Sud Italia, Mary Avery, da circa 5 mesi nel suo nuovo ruolo di Console Generale dopo Mary Ellen Countryman, è stata il 27 Gennaio in visita nell’aeroporto di Catania, dove è stata accolta dal presidente della società di gestione dello scalo, Sandro Gambuzza. Mary Avery, per la prima volta in visita in Sicilia, si è intrattenuta per un breve e informale incontro durante il quale sono stati toccati alcuni temi: dalla storica amicizia tra Stati Uniti e Sicilia agli investimenti commerciali in Italia e in Europa, dalle peculiarità ambientali e culturali dell’isola, dalla pasticceria tipica alle eccellenze agroalimentari fino alla convivenza con il vulcano Etna, che per fare paura fa paura ma il suo sfogo continuo è da un certo punto più rassicurante rispetto a certi vulcani apparentemente spenti.
“Catania con il suo Etna mi ricorda Seattle proprio per la vicinanza a un vulcano – ha detto la console – e mi piacerebbe ritornare in questa città anche per poter effettuare un’escursione in quota. Mary Avery si è soffermata non solo sulla particolarità dello scalo etneo ma anche sulla presenza di siciliani negli Stati Uniti e quella di cittadini statunitensi in Italia e in Sicilia, evidenziando la volontà di perpetuare rapporti amichevoli in tutti i campi. Dei progetti di crescita dello scalo e, in generale, del sistema aeroportuale del SudEst, ha parlato invece il presidente Sandro Gambuzza, che ha evidenziato la sinergia tra lo scalo etneo e quello di Comiso e le prospettive di sviluppo delle due infrastrutture. Prima dei saluti Gambuzza ha fatto omaggio al console di uno svuota tasche in porcellana raffigurante una stampa seicentesca dell’Etna dedicata a Sant’Agata e di un volume fotografico sulla Sicilia.
La Console è rimasta ammaliata dalla storia della Santa e del modo dei catanesi di amarla e festeggiarla: Dal 3 al 5 febbraio, Catania dedica alla Santa una grande festa, misto di fede e di folklore. Secondo la tradizione alla notizia del rientro delle reliquie della santa il vescovo uscì in processione per la città a piedi scalzi, con le vesti da notte seguito dal clero, dai nobili e dal popolo. Controversa è l’origine del tradizionale abito che i devoti indossano nei giorni dei festeggiamenti: camici e guanti bianchi con in testa una papalina nera. Una radicata leggenda popolare vuole siano legati al fatto che, i cittadini catanesi, svegliati in piena notte dal suono delle campane al rientro delle reliquie in città, si riversarono nelle strade in camicia da notte; la leggenda risulta essere priva di fondamento poiché l’uso della camicia da notte risale al 1300 mentre la traslazione delle reliquie avvenne nel 1126. Un’altra leggenda afferma che l’abito bianco sia legato al precedente culto della dea Iside. Ma la tradizione storica più affermata indica che l’abito votivo altro non è che un saio penitenziale o cilicio, si afferma inoltre, che sia una tunica, bianca per purezza, indossata il 17 agosto, quando due soldati riportarono le reliquie a Catania da Costantinopoli.