La console della Tunisia sui rapporti con Napoli e la Campania: Partnership privilegiata

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In foto Beya Ben Abdelbaki Fraoua e Carlo Marino (immagine di archivio)

Alcuni giorni fa il sindaco di Napoli Luigi de Magistris ha incontrato a palazzo San Giacomo la console della Repubblica di Tunisia a Napoli Beya Ben Abdelbaki Fraoua, con la quale si è intrattenuto in cordiale colloquio,  sottolineando i vincoli di amicizia tra la nostra città ed il paese del Nord Africa. Con gli attentati terroristici sempre più alle spalle, il Paese presenta negli ultimi mesi un cauto ottimismo. Il governo tunisino ha obbligato gli alberghi a dotarsi di telecamere di sorveglianza, di vigilantes e di metal detector. Misure di sicurezza sono state disposte anche nelle spiagge. Così, in particolare Sousse e la vicina Hammamet, le perle turistiche più rinomate, sono state riabilitate dai ministeri degli Esteri dei principali Stati Europei, che invece avevano seminato l’allarme per i viaggi in Tunisia dopo il funesto 2015. I turisti cominciano finalmente a tornare. Rispetto al 2016, lo scorso anno il flusso degli italiani è tornato a crescere, con un più 19%. In crescita anche francesi e inglesi (ad esempio, la storica agenzia di viaggi anglosassone ‘Thomas Cook’, registra un netto incremento delle prenotazioni) . Il vero boom arriva altresì dall’Europa dell’est , in quanto i russi stanno puntando proprio sulla Tunisia dopo la frenata delle relazioni commerciali con il Cairo e con Ankara a causa degli attentati al charter diretto da Sharm El Sheik a San Pietroburgo, e all’aereo russo abbattuto dai turchi nel 2015. Numerosi anche gli ucraini, oltre ai vicini algerini e libici. Insomma, la Tunisia torna ad essere una realtà molto interessante non solo per i turisti, ma anche per gli imprenditori , interessati in particolare ai settori agroalimentare, turistico e dell’edilizia. Sulla base di questi intenti la Console tunisina ha sottolineato quanto sia fondamentale per il futuro espandere le realtà già presenti. Oltre alla tradizionale presenza dei francesi, sono gli imprenditori inglesi e italiani a crescere di numero. Persino i giapponesi si affacciano di recente sulle sponde meridionali del Mediterraneo: nei giorni scorsi il capo del governo tunisino, Youssef Chahed, ha ricevuto il direttore dell’Agenzia del Giappone per la cooperazione internazionale (Jica), Shinichi Kitaoka, per una serie di importanti progetti che vedranno numerosi imprenditori nipponici investire nel Paese nordafricano. Sul fronte italiano, una delegazione di imprenditori coordinati dalla Cim, la Confederazione degli italiani nel mondo guidata da Angelo Sollazzo, ha incontrato l’Ambasciatore Raimondo De Cardona e una serie di autorità locali per aprire occasioni di business in Tunisia. Del gruppo hanno fatto parte, tra gli altri, Stefano Giuffredi, ceo di Renergetica Usa Corp, multinazionale operante nelle energie rinnovabili, settore dove si stanno aprendo interessanti spazi nel Nord Africa, l’imprenditore Aldino Albertelli, presidente della multinazionale Acell, multinazionale leader nella produzione di pannelli in materiale espanso presenti anche nei capitolati della Nato, il sindacalista d’impresa Domenico Mamone, presidente dell’ Unsic , organizzazione imprenditoriale già presente in 12 Paesi nel mondo ed intenzionato ad avviare servizi rivolti alle imprese e patronati anche in territorio tunisino. Il gruppo di imprenditori italiani, guidati dall’industria le Bruno De Angelis, delegato Cim in Tunisia, ha incontrato tra l’altro i vertici della società Comete, multinazionale di consultino e engineering tunisina a partecipazione statale, il senatore Andu Vehi,  l’imprenditrice  Rym Ben Sedrine, esperta di commercio internazionale in particolare nel settore agroalimentare e rappresentanti del ministero del Commercio estero e della Camera di commercio di Tunisia. “Pur con tutte le problematiche esistenti, la Tunisia sta facendo passi in avanti nell’istruzione media, nell’accesso al finanziamento e soprattutto nella capacità di innovare. La spinta alla modernizzazione crea ottime opportunità nell’edilizia e nella realizzazione di infrastrutture, mentre la crescita qualitativa dell’agricoltura apre spazi all’interscambio”.