La corruzione spuzza, da Cantone e Caringella un libro per riflettere

168

“Una cosa corrotta è una cosa sporca. La corruzione spuzza e la società corrotta spuzza”. È ancora vivo nei napoletani il ricordo dell’appassionato discorso pronunciato da Papa Francesco a Scampia, nella sua visita pastorale del 21 marzo 2015. Parole che hanno lasciato il segno anche in Raffaele Cantone e Francesco Caringella, che le hanno scelte per intitolare il loro primo libro scritto a quattro mani, La corruzione spuzza (Mondadori), presentato l’8 maggio alla Feltrinelli di Piazza dei Martiri. Un volume che nasce dalla volontà dei due magistrati, entrambi impegnati da oltre vent’anni nel contrasto al male del secolo – Cantone attualmente in qualità di presidente dell’Anac, l’Autorità nazionale anticorruzione, Caringella come presidente di Sezione del Consiglio di Stato –, di spiegare “in primo luogo cos’è la corruzione, che è la violazione delle regole etiche comunemente accertate nella vita di una comunità che funzioni in modo ordinato, e in secondo luogo gli effetti”, afferma il magistrato barese. E a tale scopo il monito del Pontefice si rivela più che mai efficace, perché mette in evidenza “due aspetti del fenomeno che la gente ignora: il primo è che la corruzione è un male dal punto di vista etico, un male assoluto. E in secondo luogo che fa male, lede gli interessi fondamentali del singolo, prosciuga il futuro dei giovani. Quando ho proposto il libro a Raffaele Cantone – continua Caringella – lui ha posto una condizione: evitiamo un libro etico, una invettiva contro la politica e contro la burocrazia e cerchiamo invece di scrivere un libro istituzionale e ottimista, che spieghi le ragioni etiche, sociali, culturali prima ancora che giuridiche della corruzione e i rimedi, attraverso i tre pilastri che sono la repressione, la prevenzione ma soprattutto l’educazione. Diceva Falcone che la mafia e la corruzione si combattono non nelle aule di giustizia ma sui banchi di scuola, io dico tra le mura di ogni casa e di ogni famiglia, insegnando ai nostri figli i valori, una cultura non della raccomandazione, della scorciatoia e del favore ma delle regole e della legalità, e che c’è la possibilità di essere onesti e al tempo stesso capaci di raggiungere i propri obiettivi”. Prima di tutto, però, è necessario scuotere le coscienze dei singoli: “Noi abbiamo paura del topo di appartamento, di chi ci ruba l’auto e non abbiamo paura della tangente nella tasca del politico, perché crediamo che quei soldi non siano nostri. Non capiamo che la corruzione significa più morte in ospedale, strade meno sicure, ambiente avvelenato, istruzione allo sbando, università al collasso”.
“L’idea di questo libro sta proprio nel fatto di provare a dire che la corruzione non è solo un fatto eticamente riprovevole, ma un fenomeno che rischia di far male, di far male all’economia, di far male ai cittadini perché vengono meno le occasioni di lavoro, di far male ai giovani perché reprime la ricerca e mette in discussione le regole di concorrenza – sottolinea Cantone –. È persino difficile dire quanta corruzione ci sia in Italia e con questa difficoltà ci si scontra quando si tratta di fare le diagnosi. Se noi andiamo a vedere il numero di detenuti per reati contro i colletti bianchi, nel nostro Paese ce ne sono pochissimi. E ciò potrebbe generare l’idea che tutto sommato la corruzione sia un problema minore, fermo restando che quando poi ci troviamo di fronte alle vicende specifiche, o quando le vicende emergono nella loro virulenza, lì c’è la prova di quanto la corruzione sia incistata nel Paese. Le indagini che hanno riguardato le vicende romane di Mafia Capitale e del mondo di mezzo hanno fatto emergere un sistema di corruzione che durava da anni e non era stato scoperto”. La prevenzione diventa fondamentale, perché “le indagini intervengono quando i danni ormai ci sono già stati, quando i fatti si sono già verificati e soprattutto quando i danni veri, quelli economici, di cui noi proviamo a parlare nel libro, si sono già verificati”.

 

GUARDA LE VIDEOINTERVISTE