La coscienza fa il monumento ma sono gli stimoli che aumentano la consapevolezza

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Fort Monroe durante la Guerra Civile americana, divenne famoso come sito dove il
generale Butler dichiarò che gli schiavi fuggiti potevano essere considerati contrabbando
di guerra. E’ considerato il sito dell’inizio e dell’inizio della fine della schiavitù in America. E’
un luogo nel quale tutti gli americani possono riconoscere la propria storia, del quale
hanno piena coscienza. E’ un monumento della storia americana, serve a ricordarla in
tutte le sue sfaccettature. Lo stato è il proprietario del sito e l’Autorità di Fort Monroe è il
suo principale partner attivo. Offre opportunità di eventi e ricreazione per il pubblico e
gestisce anche il Museo Casemate. In Italia c’è una densità di beni culturali, fruibili e non,
senza pari. Quanti italiani ne hanno coscienza? Tanti ma non tutti, ed il numero di fruitori
è sempre inferiore all’offerta. Si parla di monumenti, ah, quanto se ne parla. Si studiano i
beni culturali, è tutto un fiorire di scuole che insegnano a conservare, a catalogare, a
restaurare e chi più ne ha ne metta. Ogni mese nasce una nuova guida, un manualetto
che ricorda le date gli autori, l’ubicazione del bene o dell’opera da vedere, visitare
ammirare. Le guide turistiche superano esami complicati, imparano nozioni su nozioni per
poi specializzarsi sul sito cui sono affidati… Sì, vabbè, ma. La coscienza dei beni culturali
non è il ricordo, è qualcosa che ci appartiene, che lavora dall’interno e fa nascere il
desiderio e la curiosità di conoscere, di approfondire di far proprio. Deve essere instillata
toccando i tasti giusti nell’anima, provocando emozioni e favorendo il processo di
autoidentificazione. Quando il “romano de Roma” parla del Colosseo, parla di se stesso.
Egli stesso è il gladiatore, quello che lottava con le belve e i figuranti travestiti da antico
romano che per pochi soldi si fanno fotografare con il turista, indossata la veste del
gladiatore spiritualmente sono i gladiatori. Il processo di identificazione con la storia c’è e
chiunque può rendersene conto. Ci sarà sempre chi coglierà solo la mascherata, la cosa
buffa ma l’animo romanesco, avvertito in quei tre secondi necessari allo scatto, rimarrà
nella memoria di chiunque si sia fatto immortalare con il gladiatore. Certo, non è tutto qui,
non potrebbe esserlo, ma fare breccia nell’animo del turista, grande o piccolo che sia,
serve a renderlo maggiormente ricettivo al resto. Lo studio dell’autogestione della Casina
Vanvitelliana del Fusaro, alcuni anni fa, quando la gestione dei beni culturali era solo un
motivo per scuotere la testa constatando come le potenzialità dei siti non fossero sfruttate,
mostrò come l’unico fascino che i turisti le riconoscevano era quello di essere stato il set di
una scena del film Pinocchio. Accidenti. La storia, il Grand Tour, le orfanelle addestrate
per il lavoro, Lucio Orata erano un pallido sfondo sul quale l’attrice dai capelli turchini
veleggiava insieme all’ex burattino. Scandaloso? Proprio no, semplice dimostrazione che
l’anima è penetrabile prima di tutto dalle emozioni e solo dopo arriva la consapevolezza, il
desiderio di conoscenza, il bisogno di ricordare. Tre sono gli obiettivi da raggiungere: ciò
che si è voluto che i visitatori sapessero cioè l’apprendimento, ciò che si è voluto che i
visitatori sentissero quindi l’emozione, cosa si è voluto che facessero e dunque l’azione.
La valorizzazione di un bene culturale, la sua sacralizzazione in monumento non può che
passare attraverso il raggiungimento di questi obiettivi. In mancanza non c’è altro che un
pubblico disinteressato, ed è fallimento.