La crepa, Genesi ed epilogo del Moderno

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1. Dell’Eterno e degli uomini! 

L’uomo occidentale, sorto con la Gloriosa Rivoluzione inglese, empirista e pragmatico, fermo sul dato, sul solido, a suo dire, è sgusciato fuori dall’Eternità e si è rifugiato nell’hic et nunc, nel qui ed ora che, come si sa, fugge e non si può trattenere! Non pare che il resto del mondo, per il momento, lo segua, gli altri continuano a pensare e lavorare sul lungo periodo, hanno imprese lunghe da compiere e tempi lunghi da percorrere. E’ possibile una cosa del genere? Sgusciare via, fuori dall’Eternità? Bisognerebbe comprendere bene cosa ha da intendersi per Eternità. Vogliamo fare qui, con essa, un ulteriore tentativo, vedere cosa riusciamo ad afferrare del suo concetto, ammesso che ci sia qualcosa da afferrare, quasi fosse una cosa che stia fuori di noi, cui tendiamo la mano per catturarla. Periremo per questo tentativo? Forse, ma è assai più probabile che periremo se non lo facciamo!

2. L’anello. 

Quando gli antichi parlavano di Eterno, volevano dire dell’anello, del circolo, dell’Eterno ritorno di ognuno di noi nel punto in cui sorse, da cui partì, per rivivere le stesse cose con le stesse persone che insieme avevano percorso tratti di strada e percorsi temporali, insieme. Dannati per l’Eternità o Salvi per l’Eternità, ciò voleva dire, altra spiegazione non c’è, è impossibile che esista! Ci si metta di fronte un cerchio, ogni punto è sempre punto di ritorno, la ruota gira e, apparentemente, va avanti, ma questo andare avanti è, sempre, anche, punto di ritorno! E’ argomento presente in tutti i presocratici, in Socrate e Platone. Viviamo all’interno di una sfera, il Cosmo, composta da tantissimi cerchi, entro cui, inscritti, prendono forma solidi e superfici, quali tutti noi e tutti gli enti siamo. Se Platone scrive sul frontale della porta di ingresso della sua Accademia: “non entri chi non è un geometra”, questa è la ragione, quell’uomo credeva di vivere in una sfera e dalla sfera deriva tutto ciò che prende forma e vita. Conoscevano i greci antichi e tutti gli antichi quella “geometria sferica” che noi moderni ci attribuiamo e ad essi neghiamo? Prendiamo in giro gli antichi perché, a nostro parere, vivevano in una “geometria piana”, quella di Euclide, piatta e superficiale. Santo Dio, quanta ignoranza, la nostra! Mai ci chiediamo perché il greco e il cattolico si siano creduti Cosmopoliti! Ha smarrito la cosa soprattutto la Chiesa che ha tramutato la sfera celeste nel globo terrestre, nel tentativo di possederlo tutto, con le missioni al seguito degli eserciti iberici! La verità è che lontano da noi, a distanza abissale, è il riflettere, il contemplare

3. Achille e la sfera 

E’ la Sfera che contiene tutto il visibile, nessun’altra figura geometrica contiene la sfera e può generarla, mentre è vero l’esatto contrario! Basta, da sola, questa considerazione, per chiudere la stupida querelle del Moderno contro l’Antico, ben altro la originò, e a ragione. Ma l’Antico nulla ha a che vedere con questo “altro”! L’Antico, è ovvio, vide la sfera, ma, quel che più importa, l’abitò, poeticamente! Chi vive in una sfera, è inevitabile, non può che eternizzare il tempo, quindi la nostra vita che scorre nel tempo, da esso misurato e regolato. Sarebbe, inoltre, impossibile, intuire le forme pure apriori, del tempo e dello spazio, senza quel “Cielo stellato” che è una delle due cose che “riempiva di meraviglia” Kant, che, in tanto ciarlare contro l’Antico, in nome del “dato”, dell’ “hic et nunc” del qui ed ora, riprende, ridando al “puro” del sensualissimo “fanciullo”, Platone, il suo vero senso! Se si vuole intendere il “paradosso” del parmenideo Zenone di Elea, mia Patria elettiva, capirà perché Achille, “il piè veloce”, raggiungerà la lentissima lumaca in un mondo che si curva e ritorna su se stesso, mentre mai lo raggiungerà in un mondo in uno spazio dritto, all’infinito. Lo spazio non significherà mai topos, luogo! Zenone e la scuola Parmenidea di Elea, Parmenide stesso, sapevano del “limite”, concetto chiave su cui si basa l’Analisi Matematica, sapevano del Cosmo come campo di forze, chesimpatia e antipatia creavano con respingimenti e attrazioni, raggiungendo l’equilibrio, di volta in volta, Polemos era il padre di tutte le cose! Sapevano, cioè, della Geometria sferica ove le parallele si incontrano, come, se no, se non al limite, potrebbe Achille  raggiungere la tartaruga? Se le parallele si incontrano, s’incontreranno anche Achille e la tartaruga! Il paradosso è la più meravigliosa forma di spiegazione, convince anche gli stolti, a volte! Troppo poetici i termini?  Sì e per fortuna, era un mondo incantato, ove l’incanto faceva da padrone! E’ così bello essere in un cantuccio,  “incantati”,  come contemplare altrimenti? Dà, forse, coraggio, generosità, amore, il “disincanto”, o lo scoramento del “non vale la pena di morire per niente”, dell’ “ogni cosa vale l’altra”? Come si fa a parlare di valori in un mondo disincantato, dove i disvalori sono vantati come valori? Tutto ciò creava il cat’holou ( sottoposto all’Intero, all’Uno) e, in quanto tale, uomo cattolico che ne derivava, ossia, l’uomo sapeva di vivere, insieme, unificato, nella grande casa cosmica, nell’Intero, Holon, sotto il Cielo, dal quale sapeva di dipendere, secondo misure e necessità imposte. Il cattolicesimo non dà il nome al cattolico, ma questi al cattolicesimo. E’ intesa la differenza? Si può essere cattolici senza il cattolicesimo, è vero, piuttosto il contrario, è il cattolicesimo che può essere non cattolico, così è accaduto!

4. Finito e libertà.  

Nietzsche lanciò un sospetto, è forse nel “finito” la libertà? L’Intero, per essere tale, è necessariamente racchiuso entro confini invalicabili, oltre i quali nulla c’è! Esso, per definizione, laddove rispettato e adorato, crea eroi ed eroine, non la vile libertà dei moderni, gli antichi sapevano di vivere nel finito, proprio nel senso matematico, epistemico, non nell’infinito, dritto, continuo e rigido  come crede chi si adagia nel dato empirico, dell’ora dopo l’altra, ore uguali l’una all’altra, come in un orologio. Non è queto il tempol Noi crediamo di vivere nell’Infinito non nell’’Eterno finito, cose del tutto opposte e diverse, non abbiamo, perciò un orizzonte da scorgere, come, invece, accade nella Sfera chiusa e finita, mai nel dritto che non conosce limite, che, in cambio, ci dà il senso di una mortalità che, invece, non esiste, nel senso che noi le diamo. Sembra a me questo il motivo per cui i grandi pensatori di allora, chiamavano “mortale” chi vivesse nell’infinito, nichilista ante litteram, chiamavano, invece, partecipe dell’Eternità, chi viveva nel “Finito”! Sono tutti gli enti, compresi noi, piccole particelle di cui si compone l’Eterno, questa è quella “partecipazione” della quale parlava Platone, contro la quale sbattono, invano, la testa, i professori che pretendono di essere filosofi perché laureati, come i “poeti laureati”, dei quali parla Montale! Che bel tipo Nietzsche, in tempi moderni, osar dire in un aforisma qualcosa che ci appare un assurdo paradosso, ascoltatelo! Che assurdo, poi, quello Eterno Ritorno, roba da Poeti, gli si rimprovera, non sapendo che solo i Poeti sanno e possono dire cose del genere, quelli veri, non i “piagnucoloni” di adesso! Ascoltiamolo, per un momento!

5. Dalla GAIA SCIENZA (Libro terzo): 124. Nell’orizzonte dell’infinito. 

“Abbiamo lasciato la terra e ci siamo imbarcati sulla nave! Abbiano tagliato i ponti alle nostre spalle – e non è tutto: abbiamo tagliato la terra dietro di noi. Ebbene, navicella! Guardati innanzi! Ai tuoi fianchi c’è l’oceano: è vero, non sempre muggisce, talvolta la sua discesa è come seta e oro e trasognamento della bontà. Ma verranno momenti in cui saprai che è infinito e che non c’è più niente di più spaventevole dell’infinito. Oh, quel misero uccello che si è sentito libero e urta ora nelle pareti di questa gabbia! Guai se ti coglie la nostalgia della terra, come se là ci fosse stata più libertà – e non esiste più “terra” alcuna!”. Terribile dire, in vero, sembra che parli l’oracolo di Delfi, di quel Tempio distrutto e incendiato dall’orda dei barbari, guidati da monaci cristiani con tonaca nera! Cattolici che distruggevano templi sacri! Come ISIS? Eppure ogni parola di Nietzsche è al suo posto, né una in più, né una in meno, l’aforisma precede quello sul folle, quell’aforisma così terribile da far tremare vene e polsi a un uomo vero che rifletta sulla “morte di Dio” e ne tiri le orribili conseguenze che gli uomini non vollero ascoltare, non vogliono ascoltare! Nietzsche era rigoroso e disciplinato, implacabile. Rapsodico? Chi era il rapsodo se non l’aedo, il poeta che portava in giro la Parola illuminando le genti, indirizzandole? Tutto diventava favola? Ebbene sì, non è assai meglio della cosiddetta, sacralizzata, realtà, che, Hegel, trionfante, ci spiega, altro non è che la Ragione, la nascita del tristo “realista” pronto sempre a stroncare ogni slancio, ogni divina mania o follia! Goethe, evidentemente, non lo aveva convinto, che la realtà altro non è che “attimo fuggente”, noi, che ce la diamo a gambe in continuazione, fuggitivi per costituzione, fuggiamo con lei, nulla resta che fondi un mondo, quel che i filosofi, poeti, politici, dovrebbero fare, se lo fossero! Solo cenere ci lasciamo indietro!