La cultura come chiave d’accesso, oltre i confini del business

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Nel Bazar delle Follie è ora di moda progettare e applicare pratiche che facciano interagire le competenze interne all’impresa con quelle disponibili all’esterno, così evitando la sindrome del ‘non lo abbiamo inventato noi e quindi non va bene’. Questa che in senso lato si definisce “innovazione aperta” non è tale se essa manca di un retroterra culturale. Il fatto è che tante sono le imprese del Bazar che ignorano la cultura, lasciando che giochino a tutto campo la strategia e la struttura con il compito di aprire le loro organizzazioni alla reciproca collaborazione. Anche se temporaneamente questa mossa avrà successo, nel tempo l’assenza di cultura si farà sentire con i suoi effetti negativi. Parafrasando Peter Drucker, potremmo dire che la cultura si mangia la strategia a colazione e la struttura a pranzo. Solo in base e subordinatamente alle condizioni culturali, l’innovazione aperta avrà modo di esprimersi, nell’ambito della strategia e della struttura, con il linguaggio delle competenze tecniche e dei metodi acquisiti attraverso l’esperienza e ricorrendo al repertorio di libri, articoli, banche dati e dossier. Non da ultimo, la cultura è la chiave che dà accesso all’innovazione aperta oltre i confini del business, rendendola fruibile alla società nel suo complesso.

L’innovazione aperta è un’espressione contenente tre variabili a servizio del bene comune della comunità: precisamente, la società civile con i cittadini protagonisti della cittadinanza attiva, la società economica con i suoi esponenti di mercato e la società politica con le sue varie entità istituzionali. 

Nell’equazione dell’innovazione aperta, la creatività svolge un ruolo rilevante. È infatti la creatività che apre la finestra dell’innovazione su paesaggi sconosciuti, stimolando i partecipanti a sospettare di meno proprio nei campi dove meno si sa. La creatività privilegia l’immaginazione mentale che nasce dal basso e intraprende un cammino a lungo termine nel cui corso le aspettative si formano, come sosteneva Keynes, in una nebbia d’incertezza. Al contrario dell’esperienza calata dall’alto che lungo il suo breve tragitto si affida al rischio calcolato.