Oltre la Forma, sei grandi artisti italiani del Novecento in mostra

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in foto Pietro Finelli, Club Silencio. Film 1

L’occhio di Leone , ideato dall’artista Giuseppe Leone, è un osservatorio sull’arte visiva che, attraverso gli scritti di critici ed operatori culturali, vuole offrire una lettura di quel che accade nel mondo dell’arte avanzando proposte e svolgendo indagini e analisi di rilievo nazionale e internazionale.

di Ilaria Sabatino

La mostra Oltre la Forma, a cura di Azzurra Immediato, vede la presenza di sei artisti di fama internazionale Mimmo Rotella,Tano Festa, Mario Schifano, Pietro Finelli, Luca Coser e Paolo Manazza. Uniti da un unico filo conduttore, che crea un dialogo concettuale tra gli artisti, molto distanti tra loro eppur così vicini. In loro ritroviamo l’abbandono delle regole accademiche e il diffondersi di una forma impropria e molto intrinseca, nata dalle varie esperienze e fusioni. Ne parliamo con la curatrice, a cui poniamo alcune domande per conoscere e scoprire con lei, la preparazione di una mostra, in un momento così particolare, ed il suo significato.

“Oltre la Forma” il significato, il senso che dai a questo titolo ed il connubio che vi è con gli artisti e le loro opere?
‘Oltre la Forma – Beyond the Form’ è un titolo il cui seme filosofico si cela e si svela insieme con i linguaggi artistici e le grammatiche personali degli artisti che si riuniscono e riconoscono in tale dimensione. Uno spazio ‘informale’ che segue un filo conduttore originatosi nel Novecento e che, per salto generazionale, trova corrispondenza nel nostro contemporaneo; i prodromi dell’abbandono netto della forma in quanto identità riconoscibile, prendono avvio, in questa occasione, mediante l’apporto delle opere di Mimmo Rotella, Mario Schifano e Tano Festa per ritrovarsi legati alle opere di Pietro Finelli, Luca Coser e Paolo Manazza, afferenti ad uno sguardo a noi prossimo. Il connubio è plurimo e corale, avviene tra i primi tre maestri del secolo scorso, avviene fra i tre artisti contemporanei e, di conseguenza, anche tra le loro rispettive visioni che, del resto, sono di matrice sintattica e concettuale, poiché la volontà di abbandonare il dato oggettivo mostrava e mostra una onirica rappresentazione dell’universo delle idee e del suo rapporto con il reale. In tale presunta ‘sregolatezza’, tuttavia, si mostra la verità della percezione gemmata dallo sguardo principe d’artista.

Cosa significa realizzare una mostra in un periodo così particolare e così lontano da ogni forma di socializzazione?
Curare questa mostra ha significato tornare in contatto e progettare con amici artisti di vecchia data, così come scoprire di persona il valore di artisti di cui seguivo la ricerca senza aver mai potuto lavorare assieme; emozioni diverse, poi, quelle che mi hanno posta dinanzi alle opere storicizzate, alcune delle quali presenti nei cassetti della mia memoria di storica dell’arte. Punto nodale: il pregio. Senza dubbio, la commistione che si è creata tra i sei artisti, diretta ed indiretta, dinanzi al valore intrinseco delle opere, di ciò che esse proiettano e propongono, lasciano andare in secondo piano il … ‘gradiente di fama’, poiché, specialmente nel mondo della fotografia che ‘frequento’ per lavoro, l’internazionalità è all’ordine del giorno. ‘Oltre la Forma’, per quanto stupisca e sia preziosa per le opere presenti, di caratura museale, insegna a porsi di fronte alle opere per la loro portata concettuale, per il cambiamento, la frattura che hanno determinato nella Storia dell’Arte – nel caso dei tre maestri del secolo scorso – di cui rintracciamo conseguenze nelle opere dei tre artisti a noi coevi. Ecco, perciò, che l’abbandono della forma, quel che si dipana oltre di essa, diviene una metafora, certamente, ma anche un paradossale appiglio per comprendere cambiamenti, ragionati o istintuali abbandoni della figurazione accademica, in favore di una visione onirica, immaginifica, surreale e astratta che apre il nostro sguardo ad un altrove che ancora ha da raccontare e raccontarsi; nella confusione del nostro tempo, l’indeterminatezza della raffigurazione portata avanti da queste opere e dalle poetiche dei sei artisti, lascia emergere verità altrimenti inenarrabili ed al di là dello stupore, della meraviglia, sono poi i sensi, le percezioni, a comporre la vera comprensione, quella che, mi auguro e ci auguriamo, resti ben ‘oltre la mostra’ diventando parte integrante di un potere nuovo di affacciarsi al reale, mutuato da fluttuazioni interiori e nuovi processi relazionali.
Gli artisti, poi, sono tutti ben noti al grande pubblico e la possibilità di ritrovarli insieme, in quella che è una mostra di carattere museale, all’interno, invece, di una galleria d’arte, genera un ulteriore corto circuito, ben in linea con le sei personalità. Ad iniziare da Mimmo Rotella (1918 – 2006), artista e figura chiave del Nouveau Réalisme e della Pop Art, che, dopo aver abbandonato la figurazione pittorica, ha scoperto la valenza del manifesto pubblicitario come veicolo d’espressione artistica, attraverso il décollage, cui unì l’assemblage ed il ready made. Accostò a tali linguaggi elaborazioni sempre più complesse e differenti, anche fotografiche, atte a scardinare il concetto di figurazione convenzionale. Alla sua ricerca si affianca quella di Tano Festa (1938 –1988), pittore e fotografo, esponente della Scuola di Piazza del Popolo, avanguardia pop italiana, il quale propose un linguaggio new dada in modo straordinariamente eccentrico e concettuale, sino a ritrovare in pittura il veicolo di una reinterpretazione del passato in chiave geometrica e raffinata. Ultima figura chiave del ‘900 è Mario Schifano (1934 – 1998),artista, pittore, regista, personalità chiave della Pop Art con i nomi già citati; Egli si mosse tra la riscrittura del paesaggio e lavori in cui, allusivamente, riportò sulla tela simboli e lettere, facilmente riconoscibili, mediante lo scioglimento del colore, strappo del supporto o mèlange di foto su “tela emulsionata”. Fondamentale fu la commistione del medium pittorico con quello linguistico, nella volontà di superare il passato e gli schemi pregressi.
Gli artisti del nostro contemporaneo, invece, sono Pietro Finelli (1957), artista e curatore, il quale, dopo un passato di sperimentazione sulla materia, oggi indaga la pittura mediante una interessante dinamica che parte da visioni urbane e da immagini del cinema noir americano degli anni ’40 e ’50, come si noterà in mostra, per giungere ad uno sconfinamento spaziale e poetico, di cui il dettaglio è protagonista. Altro nome ben noto è quello di Luca Coser (1965), artista e docente all’Accademia di Belle Arti di Brera; attraverso il proprio operare, Egli percepisce la realtà della finzione artistica come linea guida ed in questa logica il suo lavoro si giustifica come una sorta di pittura d’interni, lì dove l’architettura è data proprio dai prodotti dell’arte, siano essi letteratura, pittura, cinema, attraverso un processo di arte per l’arte, arte sull’arte. Infine, ultimo ma non tale, troviamo Paolo Manazza (1959), artista ed esperto d’arte, dopo aver studiato la pittura antica e gli esiti informali della scuola newyorchese ed europea degli anni Cinquanta, oggi sperimenta le sovrapposizioni cromatiche in una pittura neoinformale che unisce la forza della gestualità alle vibrazioni del colore.
Una sorta di novello simposio, in cui tutti sono allo stesso modo protagonisti in una veste dal ruolo corale e sorprendente.

in foto Mimmo Rotella, Mi ama, 1990
in foto Azzurra Immediato