La diplomazia della pesca nuova risorsa per il Governo tunisino

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In foto Beya Ben Abdelbaki

Ogni risorsa posseduta può essere interfaccia per rafforzare la cooperazione tra i protagonisti del Mediterraneo : un esempio è quello descritto da Domenico Letizia in un articolo ove parla di ‘diplomazia della pesca’. Un obiettivo importante per tutti i paesi che affacciano sul Mediterraneo e che sta sviluppando una particolare sinergia tra Italia e Tunisia.  Il dibattito, di grandissima attualità per il settore, è  incentrato sulla dimensione mediterranea della pesca, per la quale la cooperazione allo sviluppo con i paesi della sponda sud del Bacino rappresenta un’occasione importante di crescita comune.  Rafforzare la cooperazione transfrontaliera in campo marittimo e per sostenere le buone pratiche di vicinato fra la Tunisia e le regioni del Meridione italiano può rappresentare un ulteriore tassello per lo sviluppo dell’occupazione sostenibile per i paesi del Sud. Il settore della pesca impiega in Tunisia circa 100.000 persone e rappresenta quasi il 10% dell’export legato al mondo del food.

L’ammodernamento del settore della pesca, dell’acquacoltura e la riabilitazione del porto di Kelibia sono priorità che il governo di Tunisi vuole affrontare in un clima di cooperazione con l’Italia. Una cooperazione che va rafforzandosi soprattutto nel Sud Italia. A tal riguardo, il presidente di Gi.&Me. Association, Franz Martinelli, ha incontrato il Console della Repubblica di Tunisia a Napoli Beya Ben Abdelbaki Fraoua per approfondire le opportunità di collaborazione, ricerca, innovazione e tutela del pescato attraverso il progetto Surefish. L’obiettivo del progetto, vincitore 2019 dei Bandi legati alla Fondazione Prima, è quello di valorizzare il patrimonio ittico del Mediterraneo, attraverso il monitoraggio e l’analisi della tracciabilità, della sostenibilità e dell’autenticità del pescato in tutto il Mediterraneo. Una sinergia tra associazioni, società ed attivisti locali che si avvale dell’utilizzo delle più innovative tecnologie e competenze su ICT, blockchain, etichettatura e imballaggi intelligenti, adoperando metodi analitici e sensoriali innovativi per la tracciabilità e la valutazione della pesca.

Allo stesso tempo, il progetto intende sviluppare strategie di comunicazione e informazione per promuovere la fiducia dei consumatori, con marchi di certificazione, lo sviluppo di applicazioni informatiche, per tutelare le specie in pericolo nel Mediterraneo e per condividere i dati delle ricerche con tutti i protagonisti del progetto.

L’incontro napoletano è stato utile per implementare la raccolta dati e l’elaborazione di un’analisi sulle difficoltà dei pescatori e delle aziende tunisine legate a questo mondo. Riuscire a conciliare produzione, occupazione, qualità, sostenibilità e tracciabilità è una sfida che i promotori del progetto Surefih stanno intraprendendo con successo, trovando anche l’adesione delle istituzioni tunisine così come l’attenzione del Consolato di Tunisi a Napoli e della Console Beya Ben Abdelbaki Fraoua.

La risorsa della pesca è fondamentale per questi due Paesi del Mediterraneo, e un argomento da approfondire per tutelare attraverso questo mestiere anche i rapporti tra due Paesi che hanno caratteristiche differenti ma sono comunque interessate dai fenomeni sociali e politici che oggi interessano l’area.