La diplomazia inesistente tra Israele e Palestina

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In foto Ofer Sachs, ambasciatore d'Israele in Italia. Ha capeggiato la visita ai porti di Napoli e Salerno

Ormai nessuno riesce a fermare la furia della rabbia di due parti contrapposte da sempre, e la diplomazia latita anche se per dovere o per impulso, le riunioni non mancano. L’Ambasciatore Israeliano in Italia Ofer Sachs ha spesso rinnovati la necessità di lavorare per un futuro migliore: “È necessario lavorare tutti insieme, anche Italia, Europa e Stati Uniti, per creare un’alternativa nella Striscia di Gaza”, ha detto l’ambasciatore di Israele in Italia, Ofer Sachs, interpellato sull’attuale situazione. “Per tutti coloro che vivono a Gaza e nelle vicinanze, perché abbiamo il dovere di dare loro un futuro migliore”, ha aggiunto. Più passano le ore, più la crisi a Gaza rischia di trasformarsi in una guerra vera e propria. Il bilancio ad ora è pesante: la parte sud di Israele è sommersa da vari giorni da una pioggia di razzi, circa 700, che via via si stanno estendendo ad altre zone dello stato ebraico e che hanno fatto nel complesso quattro vittime: il numero maggiore di perdite dalla guerra del 2014. Nella Striscia, martellata sempre più dalla risposta israeliana, il ministero della sanità di Hamas ha contato 18 palestinesi uccisi e tra questi anche un’altra donna incinta dopo quella di ieri su cui, però, Israele ha addossato le responsabilità ad “armi difettose” delle milizie di Gaza. A descrivere meglio i possibili sviluppi c’è la decisione del premier Benyamin Netanyahu di inviare alla frontiera la 7/a Brigata corazzata con eventuali “compiti offensivi” anche al di là del territorio israeliano, come ha spiegato l’esercito. Oltre questa unità di elite, l’esercito ha dispiegato anche la Brigata di fanteria Golani. “Ho dato istruzione alle Forze Armate di continuare i massicci attacchi contro gli elementi terroristici a Gaza”, ha detto il premier Benyamin Netanyahu sottolineando che “Hamas è responsabile non solo dei suoi attacchi ma anche di quelli della Jihad islamica”. “Pagherà – ha avvertito – un prezzo molto pesante”. La decisione di Netanyahu è stata ratificata anche dal Consiglio di difesa svoltosi oggi a Tel Aviv per 4 ore. La situazione è quindi in rapido deterioramento, tanto che l’inviato Onu in Medio Oriente Nickolay Maldenov e il ministro degli esteri della Ue Federica Mogherini condannando senza mezzi termini il lancio di razzi hanno tuttavia chiesto un ritorno alle intese precedenti l’attuale fiammata. Anche il ministro degli esteri italiano Enzo Moavero Milanesi ha sostenuto il diritto di Israele all’autodifesa premendo per il fermo delle armi. A dare l’esatto quadro della situazione sul campo, basta citare due fatti: il primo che Israele ha ucciso a Gaza, nella prima esecuzione mirata da tempo, Hamed al-Hudari, collettore dei soldi che l’Iran invia nella Striscia ad Hamas e alla Jihad islamica. Secondo il portavoce militare, al-Hudari rappresentava “la punta di diamante dell’infiltrazione iraniana a Gaza”. Il secondo fatto è che la donna israeliana uccisa a bordo della sua auto nei pressi del confine con Gaza è stata colpita da un missile guidato antitank Kornet, arma particolarmente sofisticata e che mostra, secondo analisti, l’intenzione di Hamas di usare l’intero arsenale a sua disposizione.
Se la diplomazia, Onu ed Egitto, sembra al lavoro al Cairo nel tentativo di superare l’impasse, sul campo l’escalation è visibile. Israele, che sta aumentando la pressione, ha colpito oltre 250 obiettivi nella Striscia colpendo in larga parte postazioni di Hamas e della Jihad islamica. Dopo aver sventato un attacco cibernetico da parte di Hamas, ha anche centrato a Gaza City il quartier generale della fazione che si occupa della cyber guerra. In Israele ci sono più di un milione di cittadini costretti a far su e giù con i rifugi al suono delle sirene. E sono stati aperti anche lontano dalla Striscia: ad esempio a Netanya che si trova a 25 chilometri a nord di Tel Aviv. Due delle tre vittime in Israele sono state uccise da un razzo che ha centrato una fabbrica ad Ashkelon, città particolarmente presa di mira dai razzi dalla Striscia e dove è stato colpito anche il reparto oncologico dell’ospedale cittadino. Su quanto la situazione possa tenersi in questo equilibrio nessuno è pronto a scommettere: non sono pochi a sostenere in Israele che non sia facile ora fermare questo conflitto. Potranno fare mille tregue ma la sensazione e’ netta: ormai si tende a colpire ospedali e civili nella indeterminatezza dei reali obiettivi che la guerra richiede. Nessuna delle parti in questo potrà mai avere le sue ragioni, ma i razzi di Hamas che hanno colpito i reparti di oncologia dell’ospedale di Tel Aviv dovrebbe fare molto riflettere entrambe le parti su cosa causa l’odio di Caino verso Abele che, nonostante le migliaia di anni trascorsi , sembra trascinare il tempo nella storia fino si giorni nostri.