“La donna e il mare”, la poesia di Corrado Calabrò nell’analisi di Carlo Di Lieto

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di Fiorella Franchini

Il successo internazionale di critica e di pubblico della poesia di Corrado Calabrò rende oltremodo difficile dedicargli nuovi scritti. Eppure, Carlo Di Lieto, critico e saggista, nella monografia intitolata “La donna e il mare. Gli archetipi della scrittura di Corrado Calabrò“, edito da Roberto Vallardi, è riuscito ad arricchire l’opera di Calabrò di una nuova prospettiva analitica. La critica militante, per oltre un cinquantennio, ha esaminato la sua poesia nei valori formali ed espressivi, senza valorizzare, sostiene Di Lieto, “le sue forti peculiarità psicologiche”. Attraverso l’esegesi psicoanalitica, invece, l’autore recupera e approfondisce una tematica suggestiva legata all’immaginario del poeta.
Dall’importante bibliografia raccolta da Anna Manna è già evidente, secondo Neria De Giovanni, che l’attenzione dei critici, “da Pietro Cimatti a Luigi Reina, a Pierantonio Milone, a Pierfranco Bruni, a Lorenza Rocco, si concentra su tre tematiche-concetto, tre lemmi che si allargano a dismisura producendo una moltiplicazione di significante: il mare, l’amore, la donna.” Si tratta di tre termini tematici intercambiabili che si contengono a vicenda, “la donna si fa mare nell’amplesso d’amore, il mare accoglie l’amore della donna, l’amore per la donna esplode nell’abbraccio del mare.”
Carlo De Lieto approfondisce lo spirito archetipale dell’opera di Calabrò, la sua sperimentazione personale tramite i sensi. La poesia vive di archetipi, i quali trovano il loro punto di partenza dallo Zero, il Silenzio primordiale, e da quello interiore del poeta sgorga poi il Logos, il verbo, dall’Unità ogni molteplicità. Una poesia arcaica, essenzialmente cosmogonica che evoca l’inizio oltre-fisico di tutte le cose e rivela “l’invisibile dentro il visibile, il visibile dentro l’invisibile”. Il ragionamento poetico unisce un oggetto con il proprio archetipo e il poeta rimane sul confine tra veglia e sogno, tra realtà esteriore e interiore, le lascia separate ma vicine e produce, proprio come nella poesia di Corrado Calabrò, suggestioni altamente significative.
La sincronicità e le simmetrie fra mondi paralleli è stata ben studiata da Carl Gustav Jung e di “Poesia, sincronismo e suggestione “fu maestro Henry James. Il simbolo, per Jung rivela il “non ancora”, il “possibile” implicito nell’esistenza e connesso alla struttura specifica dell’uomo. L’archetipo, quindi, attraverso il simbolo agisce come mediatore tra la coscienza e l’inconscio, come trasformatore dell’energia psichica. “Quando viene colpita la pietra focaia dell’ispirazione, una densa trama di slittamenti e di metafore liberano, per via associativa, lo “stream of consciousness” del poeta. Da queste intense emozioni, traspare l’autoritratto, che si dissolve nel “fantasma” della poesia. Questo attraversamento trasmigra verso un inconoscibile altrove, che, con un flusso incalzante di immagini, compone un variegato regesto compositivo, scrive Carlo Di Lieto nella prefazione.
Di Lieto affianca la critica psicoanalitica e archetipica a quella sociale e a quella formale, evidenziando quanto sia importante che, oltre agli elementi biografici, storici e sociali presenti nei singoli testi, si possano rintracciare in un’opera letteraria, i principi ricorrenti, i modelli archetipici appunto, che sono sostanzialmente analoghi a quelli presenti nei miti e nei riti delle culture umane, nei sogni e nelle immagini psichiche.
Ispirandosi agli studi dell’antropologo inglese James Frazer e alle teorizzazioni di Jung, esse dedicano particolare attenzione a tutti quegli assiomi che in modo costante e ricorrente danno forma ad aspetti fondamentali dell’esistenza umana; motivi che non si lasciano spiegare riduttivamente, ma che rimandano a qualcosa che sta prima di tutto: alle immagini primordiali, ai modelli originari delle strutture e del comportamento, ai concetti chiave del vivere umano che sono a fondamento delle forme visibili, a quelle costanti archetipiche che, anche nel testo letterario, esprimono le connessioni profonde con le determinanti dell’esistenza umana.
L’analisi contenuta nella monografia, concentrandosi sui temi della donna e del mare, ci rimanda a questi valori universali mostrando come la poesia di Calabrò da esaltazione di eventi personali si trasformi in un canto dal respiro epico. C’è nei suoi versi “la potenza del femminile ammaliatore, esibito nell’amplesso, nella rinuncia, nell’abbandono, nel rimpianto, nel desiderio”, c’è il mare, simbolo d’infinito, dello spazio incontaminato e del fascino dell’ignoto, inquietudini e agitazioni che generano indecisioni e ambiguità, i desideri e i sentimenti che oscillano e quel continuo desiderio di conoscenza. La voce dell’individuo, del poeta Corrado Calabrò, indica “la strada della propria umanità all’umanità” e la poesia raggiunge tutti.
Come un’eco linguistica, i versi tramandano parte della realtà; il resto rimane sempre un frammento segreto e nascosto, non sperimentabile comunemente, occulto ai più, anche all’indagine approfondita e sapiente di Carlo Di Lieto, un mistero che il poeta, dominato interamente dall’archetipo, vive come in stato di trance o ebetudine poetica; “status ove anche le mute pietre gli parlano rivelandogli qualcosa d’essenziale”. (in Carlo Di Lieto – Corrado Calabrò e “La Materia dei Sogni” – Roberto Vallardi Editore -2018).