La fabbrica dei materiali 2.0. Napoli, il Cnr raddoppia

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Fibre ottiche trasformate in sensori per la sicurezza ferroviaria, il controllo dell’inquinamento marino, la diagnostica medica e persino per lo studio delle particelle “accelerate” al Cern di Ginevra. E poi una schiuma speciale, che promette di rivoluzionare l’edilizia, in grado combinare le proprietà meccaniche del cemento con la leggerezza e il potenziale isolante tipico del poliuretano. E ancora adesivi, vernici e inchiostri derivanti da risorse rinnovabili per applicazioni in imballaggi che “allungano” la vita di frutte e verdure. Sono solo alcune delle decine di prodotti già pronti per il mercato sviluppati dai ricercatori degli istituti di Chimica e Tecnologia dei Polimeri (Ictp) e di quello dei Materiali Compositi e Biomedici del Cnr di Napoli (Imcb), due realtà che da circa due anni hanno trovato una riuscita sintesi nel nuovo Istituto per i Polimeri, Compositi e Biomateriali di Pozzuoli (Ipcb).Mario MontaninoAvevamo bisogno di fare massa critica per competere ancora meglio a livello internazionale, in questo modo Luigi Nicolais ha di fatto unito la vocazione alla ricerca pura dei chimici con quella al trasferimento tecnologico degli ingegneri dei materiali”. A illustrare le ragioni della nuova creatura voluta dal numero uno del Cnr, nonché fondatore negli anni ’90 proprio dell’Imcb, è Mario Montanino, responsabile dell’Unità Operativa di Supporto di Napoli/Portici, che ieri venerdì 23 ottobre ha promosso insieme ai suoi colleghi dell’Ipcb la Giornata di presentazione dell’Istituto presso il Chiostro di Santa Chiara.

Dopo aver ideato l’Imcb da ricercatore, Nicolais da presidente del Cnr rilancia e fonde la sua creatura con lo storico istituto di Chimica. Perché?

Per contare qualcosa nel mercato globale dell’innovazione serve qualità, ovviamente, ma anche quantità. Occorrono grandi numeri, e l’unione dei due istituti di fatto da vita al più grande centro di ricerca di settore presente a livello nazionale e tra i più importanti a livello europeo.

Quanti siete?

L’Ipcb può ora contare su 110 ricercatori di ruolo e su una media di 50 collaboratori tra assegnisti e contrattisti.

Da un lato i chimici, dall’altro gli ingegneri: com’è la “convivenza” nel nuovo istituto?

Buonissima. Del resto questo processo di integrazione va avanti da anni. Su quasi tutti i progetti si collabora e poi, se posso dirlo, è da tempo che abbiamo “imbastardito” i chimici, nel senso che li abbiamo sensibilizzati sulla necessità di pensare ai prodotti. L’industria pretende un oggetto, un processo, una tecnologia. Il lavoro di ricerca pura di Ictp si implementa molto bene con l’orientamento al mercato dell’Imcb.

Ricerca “ready to market”, è la lezione di Nicolais.

Certo. Soprattutto in settori come il nostro, dove si tratta di creare inventare prodotti e processi di frontiera, Nicolais ha sempre insegnato che tra gli obiettivi di chi fa ricerca deve sempre esserci l’impatto sul mercato. Già 30 anni fa ci diceva di trovare i soldi nel settore industriale.

A proposito, qual è il vostro budget?

Tra i progetti di Miur, Mise, altri enti pubblici come l’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare e l’Enea, progetti europei e le convenzioni con aziende, riusciamo a produrre un budget di circa 15 milioni di euro l’anno. Anche da questo punto di vista siamo tra gli istituti più importanti d’Italia.

Dalle plastiche intelligenti alle schiume per l’edilizia ecosotenibile, il catalogo degli oggetti futuribili sviluppati dal cantiere dell’Ipcb è lunghissimo. Dovesse indicarmene uno che ora la colpisce di più?

I sensori per gli ospedali 2.0. Si tratta di dispositivi che riescono a tracciare la cartella clinica dell’ammalato facilitando di molto la gestione dei pazienti per il personale medico. Aumenta la qualità della cura e il benessere del paziente.

Molte aziende avrebbero bisogno di interfacciarsi con il mondo della ricerca. Avete progetti in proposito?

Sì, stiamo creando dei gruppi specifici che dovranno fare da collettori e convogliare verso l’esterno, i risultati della ricerca. E questo è un lavoro che dovrà essere fatto soprattutto presso le piccole e piccolissime aziende.