La Fed perde la pazienza, ma non la prudenza

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A cura di Antonio Arricale Janet Yellen ha perso la pazienza, nel senso, ovviamente, che il termine della virtù è sparita dal comunicato stampa della Fed, a conclusione del meeting del Fomc A cura di Antonio Arricale Janet Yellen ha perso la pazienza, nel senso, ovviamente, che il termine della virtù è sparita dal comunicato stampa della Fed, a conclusione del meeting del Fomc – ieri sera – e dunque anche dal vocabolario della numero uno della banca federale americana. Il che – secondo gli esegeti di vicende finanziarie – significa che si è pronti a voltare pagina, ormai, in materia di politiche monetarie. La Fed ha così dato un chiaro segnale di volersi liberare le mani per agire con la necessaria flessibilità. Insomma, ieri sera il Fomc ha lasciato invariato i tassi di interesse, ma ha contemporaneamente aperto la strada al primo aumento da nove anni a questa parte. Aumento, sembra, che non sarà immediato, nel senso che è da escludersi per l’immediato futuro, ma che non avverrà probabilmente troppo in là nel tempo. “Non abbiamo deciso quando“, ha detto la Yellen in conferenza stampa, ma una stretta è possibile in tutte le riunioni dopo quella di aprile. Dunque, i tassi saranno aumentati a giugno? Non è scontato anche se non si può escludere. Parole che hanno rassicurano Wall Street: i listini americani hanno invertito repentinamente la rotta e, bruciando le perdite di avvio seduta, sono volati. Così le valute di tutto il mondo, che nel rapporto con il dollaro hanno segnato, in alcuni casi, anche aumenti di più figure intere. “Il fatto che il termine paziente non ci sia più, non significa che saremo impazienti. Non abbiamo deciso i tempi. E anche dopo il primo aumento la politica monetaria resterà accomodante” ha rassicurato il presidente della banca centrale americana, il quale nei mesi scorsi aveva appunto precisato che il termine “paziente” significava che la Fed non avrebbe alzato i tassi per le successive due riunioni. La cancellazione del termine era, in ogni caso, attesa dagli analisti, che la leggevano come un aumento “scontato” dei tassi a giugno. Ma il cambio del linguaggio della Fed, che ha definito “improbabile” un aumento in aprile, e le ulteriori parole di Yellen su una tempistica da definire, hanno rassicurato il mercato. Tradotto in altri termini: una stretta monetaria non è immediatamente alle porte, la strada sarà lunga e la Fed si muoverà gradualmente e con cautela. L’apertura a un aumento dei tassi di interesse arriva, ad ogni modo, mentre la Fed rivede al ribasso le stime di crescita degli Stati Uniti per il 2015 e 2016, e afferma che l’inflazione resterà nel breve termine sotto l’obiettivo del 2%, verso il quale si muoverà lentamente. Il pil dovrebbe crescere quest’anno del 2,3-2,7%, meno del 2,6-3,0% stimato in dicembre. Per il 2016 è prevista una crescita del 2,3-2,7% (2,5-3,0% in dicembre) e per il 2017 del 2,0-2,4% (2,3-2,5% in dicembre). A pesare sui prezzi sono il petrolio in calo, che però aumenta il potere di acquisto delle famiglie, e il rafforzamento del dollari che, però, riflette anche un’economia americana forte. L’inflazione e il mercato del lavoro sono i due parametri che la Fed tiene sotto osservazione per le proprie decisioni di politica monetaria ma nessuno dei prevale. Borse asiatiche Borse asiatiche positive questa mattina ad eccezione di Tokyo che ha tirato il fiato dopo il recente rialzo, cedendo pochi decimi di punto percentuale a causa delle prese di profitto dopo i recenti guadagni, penalizzato anche dal rafforzamento dello yen nei confronti del dollaro. I mercati si sono mossi in scia al positivo andamento di Wall Street dopo le parole del Presidente della Fed, Janet Yellen, che ha fatto intendere che il rialzo dei tassi statunitensi non è imminente e dovrebbe avvenire in maniera graduale entro l’autunno. Parole che sono piaciute agli addetti ai lavori, timorosi, fino a ieri, per una mossa a sorpresa della Fed che avrebbe potuto mutare gli attuali equilibri. E dunque gli acquisti sull’azionario sono proseguiti con Hong Kong che guadagna l’1,2%, Seoul che ha chiuso in crescita dello 0,47%, la borsa Indiana dello 0,77% e Shanghai che si muove in territorio positivo sebbene in maniera marginale. Bene anche la borsa australiana con l’indice dei principali titoli, il Sydney S&P/ASX200 che ha guadagnato l’1,86%. Secondo quanto riportano Reuters e l’agenzia di stampa giapponese Kyodo, Sharp si preparerebbe ad avviare una ristrutturazione, al costo di 200 miliardi di yen (oltre 1,5 miliardi di euro), che comporterebbe 6.000 licenziamenti (equamente divisi tra Giappone e resto del mondo), pari a oltre il 10% del suo organico complessivo. Il gruppo nipponico dell’elettronica si prepara a chiudere il prossimo 31 marzo il terzo esercizio consecutivo in rosso. Secondo il quotidiano Nikkei, Sharp potrebbe anche dismettere il business Usa nei televisori e proporre una riduzione dei salari ai suoi dipendenti in patria. Il titolo Sharp, sulla possibile ristrutturazione, ha scambiato per gran parte della seduta in progresso di oltre il 2%. In ambito macroeconomico da segnalare che il ministero giapponese di Economia, Commercio e Industria ha reso noto che l’indice delle attività industriali in gennaio è cresciuto su base mensile dell’1,9% dopo il calo dello 0,1% registrato sia in novembre che in dicembre (quest’ultimo dato è stato rivisto da una lettura iniziale di -0,3%) e contro il progresso dell’1,7% atteso dagli economisti. Su base annuale l’indice segna un calo dell’1,7% dopo la flessione dello 0,8% di dicembre (rivista dalla lettura preliminare di -0,9%). Si tratta del decimo mese consecutivo di calo. Sempre in Giappone la fiducia delle aziende manifatturiere è cresciuta per il secondo mese consecutivo, mentre ha segnato un declino tra quelle del settore dei servizi, riflettendo la spinta dello yen debole per chi esporta e, d’altro canto, la sofferenza di chi è invece legato maggiormente all’import. Il Reuters Tankan, indice che anticipa l’omonimo sondaggio che sarà reso noto a inizio aprile dalla Bank of Japan, ha registrato in marzo un progresso a 16 punti dagli 11 di febbraio nel settore manifatturiero. In calo invece da 22 a 21 quello dei servizi. Nel quarto trimestre 2014 l’indice Tankan della Bank of Japan aveva registrato un declino a quota 12 punti da 13 del terzo trimestre e del consensus degli economisti. Borsa Usa A New York i principali indici hanno chiuso la seduta in netto rialzo. Il Dow Jones ha guadagnato l’1,27%%, l’S&P 500 l’1,22% e il Nasdaq Composite lo 0,92%. Il Comitato direttivo della Fed ha confermato i tassi d’interesse nell’intervallo compreso tra 0-0,25%, livello cui erano stati portati nel 2008. Nel comunicato finale è stata eliminata l’espressione “considerevole tempo” riferita al permanere dei tassi al minimo, sebbene lo stesso presidente della banca centrale, Janet Yellen, ritiene improbabile un rialzo dei tassi fino a giugno. La Fed ha tuttavia abbassato le stime di crescita del Pil per l’anno in corso dal 2,6-3% al 2,3-2,7%, mentre ha indicato che la disoccupazione dovrebbe scendere lievemente rispetto allo scorso dicembre. Dopo le notizie sono scattati massicci acquisti sull’azionario in particolare sui titoli energetici e minerari. Il dollaro ha perso terreno mentre i rendimenti dei Treasuries sono calati. Tra i singoli titoli Oracle +2,94%. Il gruppo dei software ha pubblicato una trimestrale senza particolari sorprese. L’utile netto si è attestato a 2,5 miliardi di dollari, in calo rispetto ai 2,57 miliardi di un anno prima mentre i ricavi sono saliti leggermente a 9,327 miliardi da 9,307 miliardi. A parità di cambi il giro d’affari è aumentato del 6%. L’utile per azione adjusted si è attestato a 0,68 dollari, in linea con le attese. FedEx -1,37%. Il colosso delle spedizioni ha chiuso il terzo trimestre con un utile di 580 milioni di dollari (2,01 dollari per azione), in netta crescita rispetto ai 378 milioni dello stesso periodo di un anno prima. Il dato è superiore alle attese (consensus 1,88 dollari per azione). I ricavi sono aumentati del 4% a 11,7 miliardi. Per l’intero esercizio la società stima un utile per azione compreso tra 8,80 e 8,95 dollari. La previsione è inferiore alle attese (consensus 8,97 dollari). General Motors +0,55%. Opel, il marchio europeo del gruppo di Detroit, si ritirerà dal mercato russo entro la fine dell’anno. Adobe Systems -3,48%. Il produttore di Photoshop e Acrobat ha pubblicato una trimestrale positiva ma ha fornito stime prudenti per il trimestre in corso. L’utile per azione è atteso tra 0,41 e 0,47 dollari su ricavi per 1,13-1,18 miliardi. Gli analisti avevano previsto un Eps di 0,48 dollari su ricavi per 1,18 miliardi. Quiksilver +18,82%. Il rivenditore di articoli sportivi ha chiuso il primo trimestre con una perdita inferiore alle attese. Il rosso è diminuito a 0,11 dollari per azione rispetto a 0,13 dollari di un anno prima. Gli analisti avevano previsto una perdita di 13 centesimi. Europa Le principali Borse europee hanno aperto la seduta in rialzo. Il Dax30 di Francoforte guadagna lo 0,3%, il Cac40 di Parigi lo 0,4%, il Ftse100 di Londra lo 0,45% e l’Ibex35 di Madrid lo 0,7%. Ieri, in attesa delle decisioni del Fomc i listini europei hanno chiuso in ordine sparso. Segno meno per l’indice tedesco, il Dax, in rosso di mezzo punto percentuale (-0,48%) a 11.922,77 punti mentre Cac40 (+0,09% a 5.033,42) e Ibex (+0,2% a 11.050) hanno terminato di poco sopra la parità. Netto segno più per il Ftse100 che da un lato ha capitalizzato le parole del Ministro delle Finanze George Osborne, che nel corso della presentazione del bilancio ha alzato la stima sulla crescita economica e annunciato un allentamento delle misure di austerità (in tempo per le elezioni che si terranno a maggio), e delle indicazioni arrivate dalle minute della Bank of England. Secondo quanto emerso dai verbali, la BoE potrebbe rinviare il primo rialzo del costo del denaro per evitare un ulteriore rafforzamento della sterlina. “C’è il rischio – si legge nei verbali – che le divergenti politiche monetarie e le differenti prospettive di crescita tra Regno Unito e Zona Euro continuino a spingere al rialzo la sterlina”. In questo contesto l’indice della City si è fermato a 6.945,2 punti, l’1,57% in più rispetto al dato precedente. ll governo di Atene ieri ha votato a favore della legge riguardante le misure contro la povertà nonostante le pressioni della Commissione Europea. Il momento è delicato visto che sono in corso i negoziati tra Atene e Bruxelles per le riforme da implementare nel Paese in modo che riceva nuovi aiuti finanziari. Italia Il Ftse Mib segna +0,78%, il Ftse Italia All-Share +0,77%, il Ftse Italia Mid Cap +0,73%, il Ftse Italia Star +0,39%. Piazza Affari ha chiuso in ribasso, ieri, in attesa della Fed e scontando le nuove tensioni sulla Grecia. L’Ocse ha alzato le stime di crescita globale in scia ai nuovi stimoli delle Banche centrali e al crollo del petrolio. La crescita dell’Eurozona è stata portata all’1,4-2% nel periodo 2015-2016 contro il precedente 1,1-1,7%. In questo quadro a Piazza Affari l’indice Ftse Mib ha chiuso con un ribasso dello 0,69% a 22.565 punti. Seconda seduta consecutiva di vendite sui titoli del comparto bancario: Banco Popolare ha ceduto il 2,61% a 13,79 euro, Montepaschi lo 0,60% a 0,571 euro, Popolare di Milano l’1,91% a 0,924 euro, Intesa SanPaolo il 2,57% a 3,024 euro, Ubi Banca l’1,43% a 6,89 euro, Unicredit il 2,25% a 6,075 euro. Doppia velocità per i titoli del Lingotto: FCA ha mostrato un ribasso del 2,84% a 15,03 euro, CNH Industrial ha invece registrato un progresso dell’1,44% a 7,385 euro. Balzo di Prysmian (+3,64% a 18,75 euro) dopo le indiscrezioni sulla possibile fusione con l’americana General Cable.


I dati macro attesi oggi Giovedì 19 marzo 2015 05:30 GIA Indice di attività composito gen; 10:00 EUR Bollettino Economico BCE; 11:00 EUR Indice costo del lavoro T4; 13:30 USA Richieste settimanali sussidi disoccupazione; 13:30 USA Bilancia partite correnti T4; 15:00 USA Indice anticipatore feb; 15:00 USA Indice Philadelphia Fed mar; 16:00 EUR Riunione Consiglio Europeo.