La Fed spinge al rialzo l’Asia, in declino solo Tokyo (Nikkei 225 -0,22%)

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Il punto. Dopo avere spinto al rialzo Wall Street (il migliore dei tre principali indici Usa è stato il Nasdaq, apprezzatosi dello 0,75%) la Federal Reserve, che non solo ha lasciato invariati i tassi d’interesse dopo il ritorno a una politica di rialzo per la prima volta dal 2006 in dicembre ma ha anche dichiarato che nel corso del 2016 gli aumenti saranno due e non quattro come inizialmente previsto (l’istituto centrale ha per altro rivisto anche al ribasso l’outlook economico degli Usa), ha sostenuto anche i mercati dell’Asia alla riapertura degli scambi. 

E oggi tocca alla Banca d’Inghilterra (BoE) decidere in materia di tassi. L’appuntamento è per le ore 13.

Intanto anche le borse del Vecchio continente si registrano in positivo. A Milano il Ftse Mib segna +0,63%, il Ftse Italia All-Share +0,58%, il Ftse Italia Mid Cap +0,13%, il Ftse Italia Star +0,34%.

Mercati azionari europei sopra la parità: DAX +0,2%, CAC 40 +0,5%, FTSE 100 +0,5%, IBEX 35 +0,8%.

Euro contro dollaro sale sui massimi da febbraio a 1,1290 circa. Il biglietto verde in netto calo dopo che la Fed ha ridotto le stime su PIL e inflazione, nel 2016 prevede di alzare due volte i tassi di interesse.

Mercati obbligazionari eurozona in rialzo. Il rendimento del Bund decennale rispetto alla chiusura precedente scende di 4 bp allo 0,24%, quello del BTP scende di 6 bp all’1,27%. Lo spread è in calo di 2 bp a 103.

Positive le borse cinesi: l’indice CSI 300 di Shanghai e Shenzhen termina a +1,11%, a Hong Kong l’indice Hang Seng a +1,21%.

Petroliferi in progresso grazie al recupero del greggio che si avvicina ai massimi mensili (da dicembre per il WTI), in scia ai dati di ieri sulle scorte USA (sotto le attese) e al deprezzamento del dollaro. Il future sul Brent oscilla sui 41,20 $/barile (massimo a 41,48), quello sul WTI sui 39,45 $/barile.

Future sugli indici azionari americani in rialzo dello 0,5% circa. Le chiusure della seduta di ieri a Wall Street: S&P 500 +0,56%, Nasdaq Composite +0,75%, Dow Jones Industrial +0,43%. In lieve calo Tokyo con il Nikkei 225 a -0,22%.

Borse asiatiche
ha sostenuto anche i mercati dell’Asia alla riapertura degli scambi. La prima reazione è stato l’indebolimento della valuta Usa che secondo gli operatori di mercato darà a una spinta all’emissione di bond denominati in dollari nelle prossime settimane. Il dollaro ha perso nei confronti di tutte le principali valute, scendendo in particolare ai minimi delle ultime tre settimane sullo yen. E non a caso, dopo i guadagni iniziali, Tokyo ha perso terreno e il Nikkei 225 ha chiuso la seduta in declino dello 0,22% (leggermente meglio ha fatto l’indice più ampio Topix, deprezzatosi di appena lo 0,11%), in quella che è stata la sola performance negativa tra i principali indici della regione. Peggiore titolo dell’indice è stato ancora una volta Toshiba. La conglomerata nipponica ha infatti segnato un crollo del 7,97% dopo che avere comunicato mercoledì di avere individuato ulteriori irregolarità nei suoi bilanci, ennesimo capitolo dello scandalo contabile iniziato quasi un anno fa.

Complessivamente, però, la seduta è stata più che positiva per l’Asia, come evidenziato dal balzo di quasi il 2% segnato dall’indice Msci Asia-Pacific, Giappone escluso, tornato a scambiare intorno ai massimi degli ultimi due mesi. Il rafforzamento del dollaro australiano non ha infatti frenato Sydney, complici anche positivi dati sull’occupazione. A fine seduta l’S&P/ASX 200 ha guadagnato lo 0,96% grazie al balzo superiore al 2% dei settori Materials ed Energy (il Wti scambia ai massimi di tre mesi, dopo avere toccato un balzo di quasi il 6% in overnight). 
Tra i singoli titoli, Rio Tinto ha guadagnato il 2,44% a fine seduta: il secondo maggiore gruppo minerario al mondo ha annunciato la nomina di Jean-Sébastien Jacques come chief executive. Jacques ricoprirà da subito il ruolo di vice di Sam Walsh, chief executive di Rio Tinto dal 2013, per poi prenderne il posto in luglio. Positiva è stata anche la seduta di Seoul, con il Kospi che ha guadagnato lo 0,66% al termine degli scambi. E l’effetto Fed si è sentito anche sui mercati cinesi. In chiusura Shanghai Composite e Shanghai Shenzhen Csi 300 hanno guadagnato l’1,20% e l’1,11% rispettivamente. Dopo due sedute consecutive in flessione, lo Shenzhen Composite ha invece segnato un nuovo rally, guadagnando il 3,56% al termine delle contrattazioni. Allineata a quella di Shanghai è la performance di Hong Kong: avvicinandosi alla chiusura l’Hang Seng è infatti in progresso di quasi l’1% (decisamente meglio fa l’Hang Seng China Enterprises Index, sottoindice di riferimento nell’ex colonia britannica per la Corporate China, in crescita di oltre il 2%).

 

Borsa Usa
Chiusura positiva a Wall Street. Il Dow Jones ha guadagnato lo 0,43%, l’S&P 500 lo 0,56% e il Nasdaq Composite lo 0,75%. I listini azionari Usa hanno accelerato al rialzo dopo la decisione della Fed di lasciare invariati i tassi di interesse. La banca centrale americana ha detto che nel corso dell’anno intende alzare i tassi due volte. Bene il petrolio con il Wti in progresso del 6% a 38,46 dollari al barile.

Nel corso della seduta sono stati resi noti alcuni importanti dati macroeconomici. Nel mese di febbraio l’indice grezzo dei prezzi al consumo è diminuito dello 0,2% rispetto a gennaio. Su base annuale l’indice ha registrato un incremento dell’1%. L’indice Core (esclusi energetici ed alimentari) ha mostrato una variazione positiva pari allo 0,3% rispetto al mese precedente (consensus +0,2%). Su base annuale l’indice è salito del 2,3%. I nuovi cantieri residenziali sono aumentati nel mese di febbraio passando da 1120 mila unità a 1178 mila unità. Il dato è superiore alle attese degli analisti che si aspettavano un valore pari a 1150 mila unità.

Diminuiscono invece le Licenze edilizie scese a 1167 mila unità da 1204 mila unità (consensus 1200 mila unità). Nello stesso mese la Produzione Industriale ha evidenziato un calo dello 0,5% rispetto al mese precedente. Il dato è risultato inferiore alle attese, fissate su una flessione dello 0,3%. Il tasso di utilizzo della capacità produttiva si è attestato al 76,7%, inferiore alla rilevazione precedente (77,1%).

Sul fronte societario Oracle +3,82%. Il colosso dei software enterprise ha comunicato risultati relativi al suo terzo trimestre segnati dal declino dei profitti netti da 2,5 miliardi di dollari, pari a 56 centesimi per azione, a 2,14 miliardi, e 50 centesimi. L’eps rettificato si è attestato a 64 centesimi, in linea con i target del gruppo a 63-66 centesimi e meglio rispetto ai 62 centesimi del consensus di Thomson Reuters. Nei tre mesi allo scorso 29 febbraio, Oracle ha registrato un declino dei ricavi del 3% a 9,01 miliardi di dollari, sostanzialmente in linea con le attese degli analisti (ma il dato relativo ai soli servizi cloud ha segnato un balzo del 40% rispetto al pari periodo dello scorso esercizio). Oracle ha annunciato un nuovo piano di riacquisto di azioni proprie da 10 miliardi di dollari. 

Europa
Le principali Borse europee hanno aperto la seduta in rialzo. Il Dax30 di Francoforte guadagna lo 0,5%, il Cac40 di Parigi lo 0,6%, il Ftse100 di Londra lo 0,55% e l’Ibex35 di Madrid lo 0,7%.

Italia
Piazza Affari ha chiuso debole, ieri. L’indice Ftse Mib ha registrato un ribasso frazionale dello 0,18% a 18731,75 punti. 
Tra i titoli, Mps (+0,08% a 0,5975 euro) ancora sotto i riflettori con l’ad Fabrizio Viola che ha di fatto confermato i rumors su una possibile salita del Tesoro al 7% del capitale della banca senese. Viola, ripreso dalle principali agenzie di stampa a margine dell’esecutivo dell’Abi, ha confermato che Mps sta verificando la possibilità di rimborsare in azioni gli interessi sull’ultima tranche dei Monti Bond al Ministero dell’Economia. 
Deboli gli altri titoli del comparto bancario, in particolare Banco Popolare (-3,29% a 7,785 euro) con la fusione con Bpm che non sembra mai arrivare al capolinea. 
Le vendite hanno colpito anche i due principali gruppi bancari del Paese: Intesa SanPaolo ha perso il 2,19% a 2,592 euro e Unicredit ha ceduto lo 0,41% a 3,914 euro. La risalita del petrolio dopo i ribassi degli ultimi giorni ha favorito Eni (+1,29% a 13,37 euro) e Tenaris (+1,13% a 10,73 euro). 
Tonica FCA (+2,50% a 6,975 euro) grazie a un nuovo mese di crescita superiore rispetto alla media del mercato.

I dati macro attesi oggi
Giovedì 17 marzo 2016

EUR Riunione Consiglio Europeo (17-18 marzo);

00:50 GIA Bilancia commerciale feb;

07:30 GIA Intervento Kuroda (BoJ);

10:00 ITA Bilancia commerciale (totale) gen;

10:00 ITA Bilancia commerciale (EU) gen;

11:00 EUR Inflazione (finale) feb;

11:00 EUR Bilancia commerciale gen;

13:00 GB Riunione BoE;

13:30 USA Indice Philadelphia Fed Manufacturing mar;

13:30 USA Saldo partite correnti T4;

13:30 USA Richieste settimanali sussidi disoccupazione;

15:00 USA Indice JOLTS (mercato del lavoro) gen;

15:00 USA Indice anticipatore (Conference Board) feb.