La fenice, la fine può essere un nuovo inizio

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In foto Folon, Metamorfosi

La fenice, spesso nota anche con l’epiteto di araba fenice e chiamata anche uccello di fuoco, è un uccello mitologico noto per il fatto di rinascere dalle proprie ceneri dopo la morte. Il motto della fenice è Post fata resurgo (“dopo la morte torno ad alzarmi”).

di Ugo Righi

Nel suo libro “Simboli della trasformazione”, Carl Gustav Jung afferma che le persone e la fenice hanno molte cose in comune.
Questa emblematica creatura di fuoco, in grado di risorgere maestosamente dalle ceneri della sua stessa distruzione, simboleggia anche il potere della resilienza, l’abilità di rinascere.
Ci sono, infatti, situazioni che sembrano finite, sia in termini personali sia d’impresa, ma qualche volta sono il rilancio di una nuova vita migliore.
Molte imprese si ostinano a non cambiare e presidiando lo status quo credono di fare bene, ma ad un certo momento sono costrette ad accettare che la nave è in fiamme.
Credono che si debba proteggere la norma.
La norma di una situazione è sbagliata e il processo di intervento teso a ripristinarla per risolvere i problemi non rappresenta la strada corretta e questo non è un vantaggio per il sistema.
È incredibile ma spesso è così: se l’inefficienza diventa la norma e accade qualcosa per andare verso l’efficienza, questa viene percepita come devianza, e allora il problem solving consiste nel rimettere le cose a posto, ovvero ripristinare l’inefficienza.
I sistemi sono pieni di incompetenti che presidiano l’inefficienza qualificata e sono in genere ben retribuiti.
Lo ripeto: a volte occorre che la nave sia in fiamme per fare in modo che ci sia una grande variazione e si utilizzi il trauma per cambiare completamente le regole del gioco e rinascere.
Certo servono leader, non tecnocrati o burocrati.
I veri leader emergono da situazioni di crisi.
Il leader agisce.
Credo di poter affermare che in sintesi il leader del cambiamento, il leader dell’operazione fenice si riconosca per i seguenti comportamenti.
Ha una visione che traduce in linee guida: tratteggia un futuro sfidante e attraente, fa emergere valori, emozioni, interessi coinvolgenti, traduce la visione in strategie e in mete concrete.
Attrae su valori forti e li traduce in prassi, creando rapporti leali e trasparenti dove le finalità comuni diventano il criterio per l’ottimizzazione dei mezzi e rappresentano una sfida per tutti.
Traccia il percorso e mostra il cammino, dando linee guida individuando azioni chiare e responsabilizzando sui risultati, si espone come esempio compiendo atti emblematici, facendo lui per primo, e favorisce contributi discrezionali. Costruisce tappe progressive di successo.
Ha, e trasmette, sensibilità economica su tutti i tipi di patrimonio ( tangibile e intangibile) recuperando risorse e sviluppandole, blocca duramente devianze o attacchi a visione e valori comuni proteggendo il gruppo e mantenendo la motivazione verso la meta, anche a fronte di insuccessi. Ha propensione innovativa mettendo in discussione le logiche note, che sono state spesso i motivi del fallimento, e crea fiducia interna e verso l’esterno.
Favorisce azioni anche in condizioni di incertezza assumendosi rischi sostenendo in termini personali cadute di motivazione o paure di non farcela.
Dà enfasi a riconoscimenti positivi dei contributi.
Fa leva sull’esperienza positiva per rilanciare le sfide ed evitare gli errori.
In fondo come tutte le cose i punti sono semplici: sapere dove andare e come fare e convincere gli altri al viaggio, e poi la via si fa con l’andare.