La forza interiore è potere buono

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di Ugo Righi

Certamente assistiamo a manifestazioni preoccupanti di uso del potere di ruolo, preoccupanti perché mi sembra che spesso questo potere verso l’esterno non coincida con un alto potere personale.
Il potere personale è la capacità di autocontrollo e di organizzazione della propria energia verso risultati vantaggiosi per se e per gli altri con la consapevolezza delle proprie capacità di saper governare le contraddizioni e le avversità.
Il potere personale evita la fissità,la rigidità, sugli elementi negativi già noti e di cui si ha chiarezza (quello che perdo, quello che mi manca, quello che non succede, le avversità, le ingiustizie, ecc) ma è invece flessibile, pensante, strategico.
Questa rigidità, che a volte è confusa con rigore, in pratica
radicalizza tutte le possibilità di riuscita perché alimenta il vincolo lamentandosene e quindi diventa autore della propria disfatta, dicendo che vorrebbe altro.
Questo vuol dire rinchiudersi, arroccarsi nel malessere e nel risentimento, vuol dire accettazione passiva rancorosa o rinuncia.
La frustrazione spinge da una parte ad avvilirsi, a ritirarsi, a disinvestire, a chiudere il contatto con la speranza e il futuro oppure, dall’altra, a insistere, a intestardirsi, a contrapporsi e così via, questo è quello che possiamo chiamare il pensiero distruttivo.
Occorre, invece, allargare il quadro delle possibilità, vedere come la realizzazione può passare attraverso strade diverse, presenti o costruibili.
Occorre mantenere il contatto con la situazione e con le proprie risorse (attuali e potenziali) per inventare, valutare e cogliere le opportunità, questo è il pensiero realizzativo.
Ci sono una serie di passaggi del pensiero che deve uscire dalla pretesa, spesso infantile o vittimistica, per entrare nel proposito elaborando il progetto che diventa azione.
Non possiamo solo pretendere per sperare di ottenere quello che vogliamo.
Certo dobbiamo pretendere che siano rispettate le regole (dovremmo pretenderle intelligenti) i patti professionali, la qualità del servizio promesso e così via, ma le pretese possono essere anche del tutto soggettive e unilaterali all’interno del nostro sistema relazionale.
Anche il considerare i nostri desideri come diritti e come doveri degli altri e contare su garanzie “genitoriali” che ci proteggano e rassicurino, sono pretese.
Quando la pretesa scatta sul piano relazionale, è facile che sia confuso ciò che è legittimo con ciò che è soggettivo, cioè derivante dal proprio modo di impostare e di vedere le cose, in genere benevolo verso se stessi.
Se ci irrigidiamo in pretese soggettive, corriamo
molti rischi: in principal modo quello di concentrarci ed enfatizzare un singolo aspetto di una vicenda complessa, perdendo il contatto con tutti gli altri elementi del contesto e con la successione storica degli eventi, con la realtà delle cose, le interdipendenze, la visione d’assieme.
Inoltre si rischia di cercare argomenti e alleanze a rinforzo delle proprie pretese, arroccandosi sempre di più nel convincimento e nel risentimento verso gli altri, contrari, che diventano nemici.
Per uscire da questo stallo depressivo, occorre passare dalla pretesa al proposito e aprire al progetto-azione, aspetto chiave del potere personale.
I nostri nuovi leader di potere avranno potere personale?
Il vecchio leader Berlusconi nel discorso di Salvini ha dimostrato di avere potere personale?