La fotografia attraverso il Photolux Festival: parola al direttore Enrico Stefanelli

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di Azzurra Immediato 

‘Mondi|New Words’ è stato il tema scelto dal Photolux Festival Biennale Internazionale di Fotografia 2019. Una riflessione del tutto peculiare, nata nell’alveo di alcuni importanti anniversari – il primo viaggio sulla Luna, la caduta del muro di Berlino, per citarne due – che, in maniera definitiva, hanno segnato l’umanità e la sua storia, oltre che la sua percezione sulla cultura, sul mondo, sul passato ma anche su ciò che ci aspetta. La fotografia, in una simile prospettiva, ha risposto ripercorrendo il tempo e lo spazio come su una immaginaria linea nella quale, il presente – scandito ad esempio dagli scatti del World Press Photo 2019 ed altri Awards internazionali – ha definito una imago corale del nostro vivere. Scatti ed istanti che, in una sorta di commistione di flashbacks o visioni futuribili, hanno dato luogo ad una biennale tesa verso una conoscenza che si fa esplorazione mediante l’immagine e non solo, come dimostrato dal fitto programma del 2019. In attesa della edizione light del 2020, abbiamo incontrato il direttore per una chiacchierata.

Enrico Stefanelli, il Photolux Festival è, oggi, una delle realtà di fotografia principali in Italia e ben conosciuta in Europa ed oltreoceano. Il titolo, già così evocativo, racconta una storia che affonda le radici nei primi anni 2000. Come nasce e si afferma un festival di fotografia internazionale?
Il Photolux Festival raccoglie e porta avanti l’eredità del Lucca Photo Fest, il festival di fotografia e video arte nato nel 2005. Tutto nasce dall’idea e dal desiderio di alcuni amici di dar vita a un festival nella città in cui siamo nati. Negli anni ‘90 andavo a visitare le mostre fotografiche in giro per l’Italia; nel ‘94, primo anno in cui sono stato ai Les Rencontres di Arles, e successivamente nel 2002 a Perpignan, mi sono reso conto delle potenzialità che i festival avevano per la diffusione della cultura fotografica ma anche per la visibilità che avrebbe potuto portare alla città di Lucca. Il nostro Festival si è contraddistinto sempre per l’alta qualità dei nomi presentati, soprattutto dei grandi maestri ma anche delle nuove proposte e per la scelta di presentare al pubblico i diversi linguaggi fotografici. Quasi tutti gli altri festival sono “monotono” (fotografia documentaria, fotogiornalismo, fotografia concettuale, etc).

A Lucca, invece, abbiamo cercato di riunire tutti i vari linguaggi fotografici, puntando sempre molto alla qualità. Attraverso i grandi nomi e la cura negli allestimenti delle mostre, cercando sempre di stare attenti il più possibile a ogni dettaglio, compatibilmente con le nostre risorse economiche. Un altro aspetto che ci contraddistingue nell’edizione biennale è la scelta del tema che noi cerchiamo sempre di declinare con molteplici sfaccettature: fine art, reportage, ritratti, paesaggi, architetture, etc. Per certi versi, il fatto di avere un tema potrebbe sembrare un limite ma è invece stimolante perché ci obbliga in qualche modo a ragionare e a cercare delle soluzioni differenti per trovare un equilibrio d’insieme. Nel 2012, in coincidenza anche con la crisi economica e spinti dalla volontà di concentrarsi ancora di più sulla qualità, la manifestazione è diventata biennale con il nuovo nome di Photolux Festival (PHOTO LUccaeXhibitions) Lux in latino significa luce, quindi un doppio gioco di parole. Questo passaggio è stato necessario: ci ha permesso di lavorare al meglio e di poter continuare a mantenere sia un’elevata qualità, ma anche rapporti con musei, istituzioni internazionali e grandi autori che richiedono, invece, una programmazione con molto anticipo rispetto all’apertura della mostra.

Il Photolux Festival, sin dagli esordi, ha diversificato i propri obiettivi e, dunque, anche la propria offerta. Il pubblico, attraverso mostre, workshops e talks, conosce o scopre luoghi della città che si trasformano in una finestra sul mondo, immortalato dalla fotografia. Qual è il processo alla base della scelta di un tema, di una mostra, di un fotografo, di un ospite?
La scelta di un tema non ha mai uno stesso “iter”. Ricordo, per esempio, che nel 2013, primo anno della biennale, avevo scelto e stato lavorando su un altro tema. La morte di Gabriele Basilico, una persona che, oltre che un grande fotografo, aveva una grande cultura e di cui avevo molta stima, ha improvvisamente fatto si che il tema di quella prima edizione fosse proprio dedicata a lui. Quindi il tema della città, vista sotto tanti punti di vista. In genere, comunque, scelgo due o tre temi possibili e poi, anche vedendo le varie tendenze del momento, cerco di scegliere un tema che sia stato ancora poco esplorato (almeno fino a quel momento). Negli ultimi due anni mi sono confrontato molto anche con due professioniste di diversa età ed esperienza (così da avere anche due visioni completamente opposte): Giuliana Scimé e Chiara Ruberti (il mio braccio destro). Con loro ho cercato di individuare il tema “giusto”. Quindi, una volta scelto il tema, di conseguenza tutto viene dietro, le mostre, i curatori che le propongono e con cui sappiamo di poter lavorare al meglio. I nomi vengono selezionati in base ai lavori attinenti alla tematica. L’input è quello di scegliere i nomi fra i grandi autori ai quali poi affiancare il lavoro dei giovani fotografi emergenti per poter dar loro maggior visibilità. Per il Festival il Fotografo è il protagonista da tutelare e da mettere in risalto. Cerchiamo di dare un’opportuna visibilità anche ai giovani fotografi che, soprattutto oggi, fanno molta fatica ad emergere e a poter lavorare. Discorso a parte, invece, per i workshop e i talks. Per i primi il discorso è molto complesso, infatti ormai l’offerta ha saturato il mercato. Far sì che un workshop sia completo è sempre un terno al lotto. Ci sono pochi nomi che vanno per la maggiore. A volte ho visto dei workshop con dei professionisti molto validi ma che hanno raccolto pochissime adesioni. In Italia, poi, è un problema di cultura. Se un fotografo non è conosciuto allora non raccoglie adesioni, mentre all’estero questo accade più difficilmente. Nel nostro caso non credo sia neppure un problema legato al prezzo. Il Photolux è una Associazione Culturale di Promozione Sociale senza scopo di lucro. Quello che cerchiamo di fare, quindi, è di riuscire a coprire i costi di ogni singola attività che proponiamo. I costi, quindi, sono più che popolari, considerando quello che viene offerto. Comunque la scelta avviene in base a tante varianti: la disponibilità del fotografo prima di tutto. Col tempo ci siamo contraddistinti per una differenziazione: non soltanto workshop con grandi fotografici, italiani e internazionali, ma anche workshop sul linguaggio, come quelli proposti sull’editing. Variando il punto di vista ma cercando sempre di mantenere degli elevati livelli qualitativi. Durante le letture portfolio dell’edizione biennale cerchiamo di metter a disposizione dei fotografi i migliori photo editor e galleristi internazionali. Alle letture portfolio sono legati anche due concorsi per Residenze d’artista. Questo progetto si propone di incoraggiare la ricerca e lo scambio culturale, e di promuovere la giovane fotografia italiana emergente a livello internazionale. I fotografi vincitori hanno la possibilità di sviluppare un progetto personale che, al termine della residenza, sarà presentato ed esposto non solo a Lucca, ma in tutta Europa. Infine i talks, tutti gratuiti. In questo caso cerchiamo di presentare le ultime “novità” in tema di proposte, sia di presentazione di libri che di argomenti, possibilmente legati al tema della edizione. Altro argomento molto importante per noi sono i vari premi che proponiamo e che servono per dare visibilità ai giovani. Ogni concorso si trasforma in mostra e, in alcuni casi, in residenze d’artista all’estero. Quella delle collaborazioni internazionali, infatti, è un aspetto su cui abbiamo lavorato e investito molto.

Direttore, quale è stata la mostra che Lei reputa essere quella più importante nella storia del Photolux Festival? Quale, invece, la Sua preferita? E quale, ad oggi, quella che forse non presenterebbe di nuovo?
Mah, come si dice: “Ogni scarrafone è bello a mamma soja” quindi, sinceramente, non saprei. Nel caso di un Festival ogni mostra è scelta con attenzione. Diciamo che ci sono mostre che sono più piaciute al pubblico e altre meno, ma questo è un altro discorso. Direi che l’edizione del 2013 è servita per metterci in evidenza a livello internazionale. Dopo quella edizione, infatti, sono stato chiamato a fare “letture portfolio” per il più prestigioso Festival di Fotografia, quello di Arles. Da lì sono partite tutte le conoscenze a livello internazionale e ciò ci ha permesso davvero di farci conoscere in tutto il mondo, anno dopo anno. Photolux è l’unico festival italiano che fa parte del Festival of Light, l’associazione dei festival di fotografia più importanti del mondo. In ogni edizione abbiamo cercato di crescere costantemente cercando di migliorare soprattutto nella qualità degli allestimenti. Mi pare che questi sforzi ci siano riconosciuti. Ci sono due mostre a cui sono particolarmente legato. Entrambe quando il Festival ancora non era biennale. La prima, nel 2008, fu quella di Tim Hetherington. Ebbi il privilegio e l’onore di lavorare con Tim su quella mostra e, anche se ci frequentammo pochissimo successivamente, fra noi si era creato un ottimo legame. La seconda, in termini temporali, fu quella di Horst P. Horst. Entrambe furono le prime curatele importanti a livello internazionale e sono state mostre che mi ha dato molte soddisfazioni. Per rispondere all’ultima domanda rifarei tutto. Se oggi abbiamo raggiunto questo traguardo, che può e deve ancora crescere, è perché abbiamo fatto quel tipo di percorso.

Progetti per il 2020?
Progetti… il progetto più importante adesso è quello di cercare di far crescere una squadra giovane all’interno del Festival che possa portare avanti il progetto da me iniziato. Questo è un Festival che deve restare alla Città e all’Italia dove c’è un enorme bisogno di far crescere la cultura fotografica. Per far ciòc’è bisogno di forze e di visioni sempre più fresche al quale verrà affiancata l’esperienza sin qui fatta.

Ph credits: Ritratto di Enrico Stefanelli ©Andrea Boccalini. Scatti dal Photolux 2019 © Tommaso Stefanelli