La gravità (soffocante) delle corporazioni e le onde (liberatorie) dell’innovazione

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Stilata da Keynes e bandita dal Bazar delle Follie, è lunga la lista di “associazioni, corporazioni, unioni, e altri movimenti collettivi di industriali, mercanti, lavoratori, agricoltori e banchieri”, ai quali l’economista inglese attribuiva una tale forza di gravità da ancorare l’economia al terreno melmoso delle stagnazione. Sono gli interessi particolari che fanno lievitare i costi di transazione nel passaggio dalla scienza all’innovazione e da questa all’imprenditorialità. Soprattutto con gli interventi governativi che hanno destinato sempre più risorse al processo burocratico di trasferimento lungo la catena scienza-innovazione-imprenditorialità. 

Interventi che i governi hanno varato anche perché pressati a farlo dall’intensa azione lobbistica degli intermediari di denaro pubblico: agenzie governative, partnership pubblico-private e puri operatori privati. Tutti impegnati, ciascuno per sé o in azioni concertate con altri, a perseguire i loro interessi tramite rendite di posizione conquistate, appunto, come mediatori di fondi pubblici. Basti osservare quanto è vasto nell’Unione Europea il campo occupato da parchi scientifici e tecnologici, centri d’innovazione, incubatori d’impresa e altre organismi che intercettano le risorse messe a disposizione dalla Commissione europea.

La stabilizzazione dell’economia è stata invocata a seguito del trauma causato dalle due bolle della speculazione immobiliare e finanziaria che hanno prodotto tanti vuoti nell’edificio dell’economia. Di tutti, i più angoscianti sono il vuoto d’identità (‘chi sono io ora che non ho più un lavoro’) e il vuoto di aspettative (‘non vedo opportunità nel mio futuro’). A questo vuoto è corrisposto il pieno di potere contrattuale dei gruppi detentori di interessi particolari. Le risorse finanziarie da loro accumulate hanno spiazzato le imprese esposte alla concorrenza internazionale, fortemente comprimendo le risorse a loro disposizione e i salari dei loro occupati. La conseguente finanziarizzazione dell’economia ha portato alla Grande Recessione che è stata anche una Grande Compressione dell’economia reale, specialmente sul versante dell’emergente società imprenditoriale della conoscenza. Quest’ultima ha anche sofferto a causa dell’esplosione delle remunerazioni dei titolari di imprese familiari trainate con successo dall’export, dei loro alti dirigenti e degli executives delle imprese globali – un’esplosione che non è stata una ricca fonte di alimentazione a favore della creatività dell’economia imprenditoriale, ma si è piuttosto incanalata verso la creatività del settore finanziario con il proliferare dei contratti derivati al limite della truffa.

Le organizzazioni preposte a promuovere l’innovazione in Europa hanno molto contribuito a rafforzare il disegno perseguito dalla Commissione Europea di rendere altamente regolate le economie dei paesi membri. Ed è proprio l’intensa attività di regolazione che ha permesso agli interessi settoriali di guadagnare influenza. La nomina dell’olandese Frans Timmermans a “Commissario antiburocrazia” è un segnale che indica quanto sia cresciuta l’insofferenza per la pesante regolazione dell’economia che tende a chiudere in un recinto i propositi d’innovazione aperta.

Intanto in Italia il consenso maturato attraverso la triangolazione degli interessi tra i decisori politici e le parti sociali svilisce la natura organica dell’innovazione. Ciò che è in gioco, in nome dell’innovazione, è la spartizione della spesa pubblica tra gli interessi forti. Esperti di settore in veste di consiglieri dei gruppi politici e in quanto consulenti dei gruppi di interesse si appropriano dei benefici collaterali.

Nel ‘brodo organico primordiale’ dell’innovazione si muovono corpi estranei, mai vista prima, che entrano nei tessuti imprenditoriali trasformandoli radicalmente. Si tratta di imprese, sorte dal nulla, come, tanto per citare solo alcuni tra i nomi più famosi, Apple, Google, Amazon, Uber, and Airbnb. I pionieri non solo isole nel mare del nulla. Tutt’altro che isolate eccezioni, essi fanno proseliti che aprono nuovi sentieri di business, come nel caso della startup francese Boaterfly che replica nel campo della navigazione l’esperimento pioneristico di Airbnb, un portale online che mette in contatto persone in ricerca di un alloggio o di una camera per brevi periodi con persone che dispongono di uno spazio.

Questi imprevedibili attori sono gli invasori che in modo contro-intuitivo, sfruttando enormi opportunità non intraviste dalle imprese esistenti, penetrano nei settori industriali ridefinendoli. La creatività e la passione dei singoli invasori funzionano come un mulino a vento che sfrutta le forti raffiche dell’innovazione per dare nuova energia all’imprenditorialità. Per quanto tempo resisteranno i muri antivento alzati dalle corporazioni?

piero.formica@gmail.com