La Grecia dà un calcio al rigore

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A cura di Antonio Arricale Pesano i timori di una nuova fase d’instabilità, in Eurolandia, dopo le elezioni in Grecia che hanno sancito l’inequivocabile vittoria del partito guidato da Alexis Tsipras. Infatti, A cura di Antonio Arricale Pesano i timori di una nuova fase d’instabilità, in Eurolandia, dopo le elezioni in Grecia che hanno sancito l’inequivocabile vittoria del partito guidato da Alexis Tsipras. Infatti, Syriza per soli due seggi non si è aggiudicato la maggioranza assoluta nel parlamento ellenico. Non solo, le urne hanno penalizzato fortemente anche il partito dell’ormai ex-premier Samaras (Nea Democratia è registrato indietro di ben dieci punti rispetto a Syriza), sostenuto nemmeno tanto velatamente dall’establishment dell’Unione europea. Dunque, le urne hanno soprattutto bocciato le politiche del rigore imposte dalla Troika (Banca Centrale Europea, UE e Fondo Monetario Internazionale). Per ora non si registrano particolari effetti sull’euro determinati dal voto di ieri, ma la domanda che sempre più circola in queste ore è: che cosa accadrà, ora, nell’Eurozona? Una cosa è certa: i vertici dell’Area Euro sono non poco in fibrillazione. Oggi, prima dell’Eurogruppo, è stata convocata una riunione ad hoc tra i presidenti della BCE, Mario Draghi, della Commissione Europea, Jean-Claude Juncker, dell’Eurogruppo Jeroen Dijsselbloem e del Consiglio Europeo Donald Tusk per una prima analisi della situazione, che era comunque stata già preventivata, ma che in fondo si sperava di non dover affrontare. Non alla luce di questo risultato, evidentemente. Secondo alcuni commentatori, infatti, le elezioni in Grecia hanno avuto il merito di aver fatto saltare il tappo di una demenziale politica di austerità che nei paesi maggiormente colpiti dalla crisi e appesantiti dal fardello del debito pubblico non solo il deficit non è diminuito, ma nemmeno il Pil è cresciuto, determinando anzi una diffusa disoccupazione e povertà oltre che la distruzione di migliaia di imprese. Emblematico il caso dell’Italia, dove – nonostante gli sforzi delle riforme – il rigore ha determinato un debito che dal 103% è passato al 131% del Pil che intanto è crollato del 10%. Giusto per ricordare, il debito della Grecia supera il 170% del Pil nazionale Dunque, lo scenario più probabile che i vertici europei si troveranno ora di fronte è che Syriza deciderà non di abbandonare l’euro – come Tsipras ha già più volte assicurato – ma chiederà una ristrutturazione del debito (revisione del bailout da 240 miliardi di euro) dicendo basta al piano di austerity – elemento che rappresenta, allo stato, la “conditio sine qua non” per l’ottenimento degli aiuti dall’Ue – per aumentare spesa pubblica e investimenti. Dal canto loro, i creditori internazionali, primi fra tutti i Paesi dell’Eurozona, continueranno a chiedere invece a viva voce il rispetto degli accordi. Anzi, la Germania lo ha già fatto: in un intervento alla tv tedesca Ard, il numero uno della Bundesbank, Jens Weidmann, ha detto: “Ora Atene rispetti gli impegni, le riforme sono nel loro interesse“. Il braccio di ferro è appena cominciato. Borse asiatiche Borsa nipponica poco mossa in avvio di settimana con il Nikkei che ha ceduto lo 0,25% attestandosi a quota 17468. Tendenzialmente positive le altre principali piazze azionarie asiatiche con Shanghai in crescita dello 0,9%, Hong Kong che si muove poco sopra la parità e Seoul che ha chiuso pressochè invariata. I mercati hanno praticamente ignorato la notizia della vittoria dell’estrema sinistra di Tsipras in Grecia, circostanza che invece potrebbe avere ripercussioni negative sui mercati europei. Sul fronte macroeconomico da segnalare che il ministero delle Finanze giapponese ha reso noto il dato relativo alla bilancia commerciale che in dicembre ha segnato un declino del 26% del deficit a 660,7 miliardi di yen (ai minimi dal giugno 2013), contro 735,2 miliardi del consensus e 893,5 miliardi di novembre. La lettura segna il 30esimo mese consecutivo di deficit per il Sol Levante. In dicembre, l’export è cresciuto del 12,9% su base annua dopo il progresso del 4,9% in novembre e a fronte di attese degli economisti per un aumento dell’11,2%. L’import è salito dell’1,9% dopo il +1,6% di novembre e a fronte del +2% del consensus. La Bank of Japan (BoJ) prevede che l’impatto del declino dei corsi del petrolio sosterrà l’economia del Sol Levante spingendo anche i prezzi al consumo nel lungo periodo, anche se nell’immediato influenzeranno in negativo l’inflazione. Questo è quanto è emerso dai verbali del meeting del board dell’istituto centrale nipponico del 18-1 9 dicembre. Secondo uno dei membri del consiglio, però, il focus primario della politica monetaria della Boj dovrebbe essere proprio sull’inflazione. Per quanto riguarda i prezzi alla produzione, tra l’altro, il declino in atto è previsto che continui, a causa soprattutto dei corsi delle materie prime a livello globale, mentre per i prezzi al consumo non sono previste variazioni significative. Confermato ancora il piano di stimolo, attraverso l’espansione della base monetaria di circa 80.000 miliardi di yen (600 miliardi di euro) l’anno, con l’approvazione di otto consiglieri su nove nel corso del meeting. Borsa Usa Wall Street ha terminato contrastata la seduta di venerdì scorso. L’indice Dow Jones ha perso lo 0,79% a 17.672,60 punti mente l’S&P500 è sceso dello 0,55% a 2.051,82 punti. Di segno opposto il Nasdaq che ha guadagnato lo 0,16% a 4.757,88 punti. Europa Venerdì i listini europei hanno festeggiato la nuova ondata di liquidità, pari a oltre mille miliardi di euro, annunciata il giorno prima dal governatore della Bce, Mario Draghi. Nel corso della mattina indicazioni positive sono arrivate anche dagli indici Pmi relativi il manifatturiero e il comparto servizi di Eurolandia, pari rispettivamente a 51 e a 52,7 punti. A Londra il Ftse100 ha terminato in rialzo dello 0,53% a 6.832,83 punti, il Dax è salito del 2,05% a 10.649,58 e il Cac40 grazie a un +1,93% si è spinto a 4.640,69. Più indietro l’indice spagnolo, l’Ibex, in rialzo dello 0,67% a 10.581,5. Sul listino madrileno +3,37% per Telefonica dopo la diffusione della notizia che Hutchison Whampoa è in trattative per acquisire la divisione mobile in Gran Bretagna. Il controvalore del deal dovrebbe attestarsi in quota 10 miliardi di sterline. Italia Finale d’ottava, venerdì scorso, stanca per Piazza Affari che non ha cavalcato l’onda lunga dell’annuncio del piano di quantitative easing da parte della Bce. La borsa di Milano ha chiuso comunque in moderato rialzo (+0,24% il Ftse Mib a quota 20.519 punti), ma lontana dai balzi del 2% circa fatti segnare dalle Borse di Parigi e Francoforte. Ll’effetto QE ha portato il rendimento del Btp decennale italiano ai nuovi minimi storici sotto la soglia dell’1,5%, mentre sul valutario l’euro è sceso ulteriormente fino ad area 1,11 contro il dollaro. A frenare Piazza Affari il ritracciamento delle banche popolari dopo il rally dei giorni scorsi in scia al via libera del governo alla trasformazione in spa entro 18 mesi. Intanto Assopopolari ha definito il decreto del governo “ingiustificato e ingiustificabile”. Spiccano i cali di Banco Popolare (-4,74%), Ubi Banca (-3,47%) e Bper (-2,72%). Regina di giornata è stata Tod’s con un balzo del 6,67%. Tra i testimonial del lusso spicca anche il +5,12% circa di Salvatore Ferragamo che risulta tra le società di Piazza Affari che maggiormente beneficiano del nuovo forte calo dell’euro contro il dollaro. Goldman Sach ha indicato Ferragamo tra i titoli che maggiormente possono beneficiare della sponda del quantitative easing della Bce. Tra le italiane segnalate anche Atlantia (+1%), Azimut (+3,3%), Mediaset (+2,78%), Fca (+4,26%) e Intesa Sanpaolo (+0,23%). Quest’ultima ha aggiornato nel corso della seduta i massimi dal 2010. Ben comprata anche Telecom Italia con un progresso del 4,57% che le ha permesso di superare di slancio quota 1 euro in scia alle crescenti attese di un consolidamento del mobile in Italia e Brasile. Hutchinson Wampoa ha offerto 12,1 miliardi di euro per rilevare la britannica O2 da Telefonica. Il colosso cinese ha fatto sapere di volersi muovere rapidamente nel consolidamento del settore mobile in Italia, dove controlla 3Italia.


I dati macro attesi oggi Lunedì 26 gennaio 2015 00:50 GIA Verbali BoJ; 00:50 GIA Bilancia commerciale dic; 10:00 GER Indice IFO (fiducia imprese) gen; 15:00 EUR Riunione Eurogruppo.