La guerra avanza e la recessione è dietro l’angolo

Giunti al terzo mese di guerra che sta coinvolgendo oramai il mondo intero, quanti reggono le sue sorti si sono tolti la maschera e, gradatamente, hanno iniziato a esporre la narrazione nuda e cruda di quanto sta prendendo forma ai propri connazionali. Più precisamente ha allentato il freno che aveva azionato per comprensibile prudenza alla circolazione di notizie di prima mano sugli sviluppi in atto, principalmente di quelle economiche. Senza giri di parole, nelle ultime ore chi governa l’Europa ha cominciato a ammettere che la recessione, insieme a altre piaghe paragonabili a quelle bibliche, è dietro l’angolo. In più, nonostante l’ impegno che si sta profondendo, il fondo del barile da raschiare è lungi dall’essere a portata di mano. Di conseguenza le manovre che i governi si stanno affannando a elaborare, il più delle volte subiscono il destino dei castelli di sabbia in riva al mare: arriva un’onda e spazza via tutto. Tale fatica di Sisifo rischia di condurre le varie popolazioni in uno stato di prostrazione, tutt’altro che giovevole per la risoluzione dei problemi attuali. Al punto in cui è degenerata la triste vicenda, la differenza tra la gravità dell’aspetto materiale, cioè le vittime che continua a mietere la carneficina in atto, e quello socioeconomico, cioè la distruzione di ricchezza che continua a aumentare giorno dopo giorno, sta diventando sempre meno significativa. Un contributo all’escalation della preoccupazione lo sta dando certa informazione, soprattutto via etere. Molti programmi radiotelevisivi realizzati nel Paese e non solo in esso, messi in onda anche da emittenti pubbliche, hanno la pretesa di “informare” gli italiani con trasmissioni definite colte. Esse si riducono nella maggior parte dei casi, a litigate becere tra gli “ospiti”. Sempre gli stessi, calcano a turno i palcoscenici montati di volta in volta nei diversi studi di produzione. Vale la pena, di conseguenza, andare alla fonte da cui scaturiscono tutti i drammi che assillano, oltre l’Italia, anche il resto dell’Europa, con velocità crescente. Partendo dall’attenta osservazione del luogo in cui tutto è cominciato, cioè l’ Ucraina, le preoccupazioni per quanto potrebbe accadere sempre più a breve scadenza sono fondate. Si chiedevano i Coltivatori Diretti della zona come faranno le popolazioni di tutto il mondo per approvvigionarsi di cereali, componenti principali dell’alimentazione umana e animale. Si domandavano i preoccupati agricoltori, oltre al come far fronte alle carenze di prodotti attuale, come si sarebbero dovuti comportare per il futuro. Sempre parlando tra di loro, ricordavano l’ un l’ altro che la natura ha cicli ben precisi consolidatisi nel lungo periodo in cui l’uomo ha imparato le pratiche di coltivazione, non limitandosi più solo a raccogliere i frutti della terra che crescevano spontanei. Esiste quindi una e una solo una epoca nel corso dell’anno in cui si semina o si fanno pratiche analoghe e pochissime delle stesse per la raccolta, peraltro tutte contenute in una sola stagione. Quegli spazi temporali sono decisamente limitati e, soprattutto, non differibili nel corso dell’anno. Per cui, una volta passato il tempo di una semina, perché si ripresenti dovrà passare un anno. Altrettanto vale per i raccolti. Il ragionamento di quei lavoratori dei campi non fa una grinza e quindi sarà opportuno prestare attenzione alle affermazioni di quei contadini, anche se, come è facile immaginare, articolati terra terra… Gli stessi si chiedevano, preoccupati ancor più che per la loro, che tipo di alimentazione sostitutiva avrebbero potuto usare per gli animali presenti nelle loro stalle. Non bisogna sottovalutare che, con la riduzione già prevista della quantità di quei prodotti, molti capi di bestiame dovranno essere abbattuti. È superfluo aggiungere altro sulla reazione a catena che questa decisione innescherà nella catena alimentare. C’è di più. Negli anni ’60 la Fiat Trattori realizzò un impianto per la produzione di biometano ottenuto dal letame di ogni genere. Quell’apparecchiatura era in grado di fornire carburante ai mezzi agricoli e ai generatori di energia elettrica a una fattoria di medie dimensioni, rendendola così autonoma da forniture esterne. Se si accetta quanto sostenuto dal matematico futurologo Jeremy Rifkin nel suo libro sulla terza rivoluzione industriale, si può aggiungere un’altra tessera al mosaico delle energie alternative. Premesso che gli studi di quello scienziato hanno vista la luce circa a una decina di anni fa, lo stesso dichiarò sin dalla presentazione dei risultati dei suoi studi che la folgorazione gli era venuta sulla via della Silicon Valley, precisamente sul tratto che porta a Internet. Precisamente aveva realizzato che, come per quello strumento informatico le notizie potevano andare dalla periferia, gli utenti, al centro, i vari server di smistamento, altrettanto sarebbe stato possibile per vari tipi di energie, prodotte in loco e immesse nelle reti esistenti. Non presumendo di poter risolvere il problema gas in tal modo, sarebbe fin troppo semplice, ma essendo presenti allevamenti di bestiame dappertutto sul pianeta, escluse le calotte polari, approfondire l’argomento potrebbe essere d’ aiuto. Del resto c’è un precedente di tanti anni fa. Una personalità ancora oggi molto in alto, alla nascita fu riscaldato da un bue e un asinello. Come è proseguita la sua carriera è più che noto e la sua assistenza, al momento, è particolarmente invocata per la risoluzione dei vari problemi che assillano l’umanità.