La guida non è uno scherzo

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Pietro Genovese, figlio del noto regista Paolo, è stato accusato di omicidio stradale per aver investito due ragazze di sedici anni in corso Francia a Roma. Il ragazzo è risultato positivo ad alcol, cannabis e cocaina ed anche se non c’è evidenza che ne abbia consumato quella sera questo particolare aggrava certamente la sua posizione.

Dall’altra parte le due ragazze hanno attraversato frettolosamente la strada, con il semaforo pedonale rosso e senza percorrere le strisce. Da queste due posizioni si evidenzia un’imprudenza da entrambi i lati, senza giustificare l’atto illecito e tragico di Pietro.

Questa vicenda dovrebbe far riflettere tutti i cittadini, la maggior parte dei quali non prende seriamente le regole stradali e non solo. Siamo una generazione che non sopporta l’attesa, le proibizioni (quindi il seguire le regole), mentre prevale un senso di libertà e spensieratezza. La stessa che ha causato questo incidente in cui due vittime hanno perso la vita.

C’è un insormontabile differenza tra il fare qualche bravata giovanile e superare il limite della sicurezza personale, propria e altrui. Sicuramente le intenzioni dei ragazzi accumunati da questa grande tragedia non volevano essere quelle che si sono poi verificate. Fino alle conseguenze irreversibili che segneranno il resto dell’esistenza di Pietro e spezzato quelle di Gaia e Camilla.

Non sarà facile per Pietro convivere con un peso così alto. Ormai il giovane è sotto shock e non riesce neppure a parlare di fronte alla grandezza della situazione che deve fronteggiare maturando la consapevolezza di essersi “rovinato” con le sue stesse mani.

Non lo si può categorizzare come assassino perché le sue intenzioni non erano mirate alla morte di altre persone. Ha bisogno di metabolizzare la vicenda e prendere atto di ciò che ha commesso per aiutarsi e per avere la possibilità di migliorarsi come persona, senza certamente dimenticare l’accaduto.

Gli sbagli esistono, gravi e meno gravi. C’è chi li commette senza pagarne le conseguenze e chi è chiamato a rispondere delle proprie azioni, volontarie o meno che siano. Ed è in questi momenti che ci si accorge di quanto la superficialità, il divertimento artificiale, l’uso di sostanze stupefacenti, il mettersi alla guida con leggerezza, arrecano un senso d’onnipotenza illusorio e di breve durata.