La Kumpania, l’impresa di Scampia messa su da donne napoletane e rom, sta morendo. Appello a Mattarella

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“Mi chiamo Emilia, sono una donna di Scampia, alla quale è stato fatto vivere un sogno…” un sogno che “sta andando in frantumi e non so se si può immaginare cosa significa per noi”. Questi alcuni passaggi di una lettera aperta che Emilia, ma anche Rosa, Rosaria e Samantha e tante altre donne, napoletane e rom, del Centro gastronomico e culturale Chikù, da dieci anni protagoniste dell’impresa sociale “La Kumpania” di Scampia hanno inviato al presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Una decisione presa in occasione della giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne, che si celebra domani, 25 novembre. Si tratta di donne che al Chikù hanno avuto un’opportunità di emancipazione, di riscatto sociale e umano. “…Prima di iniziare questa splendida avventura, – scrive Emilia a nome di anche delle sue colleghe – io come le altre eravamo semplici casalinghe, come piace definirmi ‘casalinghe disperate”; poi è iniziato il nostro cammino di conoscenza, e neanche sapevamo fino a dove ci avrebbe portato…” ma “ora, purtroppo, – sottolinea – vedo questo sogno svanire, e mi sento inerme, sento essere tornata a prima che tutto avesse inizio, e che ormai mi sta stretto il ruolo solo di casalinga e mamma; cucinare per chi non conosci, mi fa sentire apprezzata, utile, mi emoziona”. “…Non so cosa mi aspetto da questa lettera aperta, ma spero che qualcuno creda ancora una volta in noi e che così possa continuare il nostro sogno, possiamo riaccendere i fornelli e farvi gustare i nostri piatti”.