LA LEGGE 124/2015: LA LEGGE MADIA DI RIFORMA DELLA PA

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Il 13 Agosto 2015 è stata pubblicata in Gazzetta Ufficiale la legge 124/2015 recante “Deleghe al Governo in materia di riorganizzazione delle amministrazioni pubbliche”, conosciuta anche come Legge Madia di Riforma della PA. La legge contiene 23 articoli: dall’art. 1 a 7 concerne le semplificazioni amministrative; dagli artt. 8 a 10, organizzazione; da 11 a 15, personale; infine da 16 a 23 deleghe per la semplificazione normativa.

Dopo la vicenda dei “furbetti del cartellino”, la legge ha apportato un corposo pacchetto di riforme introducendo maggiori misure di controllo, una accelerazione della procedura di espulsione e un inasprimento delle pene per i dipendenti pubblici. Altre modifiche si prospettano su pensioni, assunzioni ed esuberi. Il testo normativo è stato criticato da una estesa classe politica poiché la riforma più che un miglioramento della gestione e del funzionamento della Pubblica Amministrazione, comporterebbe un mero taglio delle spese.

Al fine di garantire ai cittadini e alle imprese, anche attraverso l’utilizzo delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione, il diritto di accedere a dati, documenti e servizi in modalità digitale, nonché al fine di garantire l’accesso ai servizi nel minor tempo possibile, il Governo è tenuto ad emanare, entro un anno dall’entrata in vigore della legge, uno o più decreti legislativi volti ad integrare e modificare il codice della legislazione digitale di cui al decreto legislativo 7 marzo 2005 n.82, individuando altresì gli strumenti per potenziare e facilitare l’accesso ai servizi online, ridefinendo la procedura amministrativa in ordine alle esigenze di celerità, e economia processuale, e infine intervenendo per garantire la maggiore trasparenza ed efficienza possibile.

L’area abbracciata dalla legge 124/2015 è notevole, dunque i decreti legislativi attuativi della legge sono tutt’ora in lavorazione, mentre altri già sono stati emanati (di seguito sono riportate le materie di maggiore rilievo trattate dalla legge in esame). Conferenza di servizi: il legislatore è intervenuto per ridurre i casi obbligatori di convocazione della conferenza di servizi, introducendo anche un’istruttoria pubblica per garantire la partecipazione anche ai diretti interessati. Si prevede inoltre un tempo di durata della conferenza determinato anticipatamente, in modo che sia reso noto a tutti. Silenzio assenso tra amministrazioni pubbliche e tra amministrazioni pubbliche e gestori di beni o servizi pubblici: la legge 241/1990 è stata modificata in alcuni articoli, mentre in altre parti sono state apportate integrazioni e modificazioni terminologiche alle disposizioni di legge. Norme per la semplificazione e l’accelerazione dei procedimenti amministrativi: la riforma contiene alcuni punti cardine della riforma del processo amministrativo come: individuazione del tipo di procedimento (insediamenti produttivi, inizio di attività imprenditoriale, opere di interesse generale); individuazione dei provvedimenti con effetti positivi sull’economia nazionale e sull’occupazione; riduzione non superiore al 50% dei tempi processuali; definizione dei criteri di individuazione del personale in servizio. Segnalazione certificata di inizio attività, silenzio assenso, autorizzazione espressa e comunicazione preventiva: la legge si propone di individuare i procedimenti che hanno ad oggetto la segnalazione certificata di inizio attività, quelli nei quali è necessaria una espressa autorizzazione, sulla base dei principi della legge Nazionale e dell’Unione Europea. Autotutela amministrativa: anche in questa sede, il legislatore ha integrato e modificato alcune disposizioni della legge 241/1990. Revisione e semplificazione delle disposizioni in materia della prevenzione della corruzione, pubblicità e trasparenza: si prevede un controllo maggiore circa la trasparenza delle PA, soprattutto nelle fasi dei procedimenti di aggiudicazione degli appalti pubblici, durante l’assegnazione degli organismi di valutazione e durante il tempo medio di attesa per le prestazioni sanitarie erogate dal Servizio sanitario nazionale. Inoltre vi è stato un intervento sulla riduzione e concentrazione degli oneri gravanti in capo alle amministrazioni pubbliche e sul risparmio di spesa, che dovrebbe essere ridotto almeno del 50%.

Riorganizzazione dell’amministrazione dello Stato: in riferimento all’amministrazione centrale e a quelle periferiche, il legislatore ha optato per una riduzione del personale, compreso quello dirigenziale, degli uffici strumentali fatti salvi i casi di processi di reinternalizzazione di servizi. In particolare, le forze dell’ordine hanno subito notevoli modifiche; il corpo forestale è assorbito nei corpi di polizia, la quale a sua volta è stata protagonista di una riforma dei poteri in materia di tutela ambientale su terraferma, mare e settore agroalimentare. In riferimento alle amministrazioni competenti in materia di autoveicoli, sono stati riorganizzati i registri relativi alla proprietà e alla circolazione dei veicoli; è previsto infatti un unico registro di archiviazione, mentre al proprietario sarà consegnato un solo documento contenente i dati di proprietà e del veicolo. In riferimento alle Prefetture­Uffici territoriali del Governo è previsto il completamento del processo di riorganizzazione. La riforma ha investito anche le modalità di finanziamento delle camere di commercio, i tempi di lavoro nelle PA, la disciplina delle partecipazioni societarie delle amministrazioni pubbliche e la disciplina della dirigenza pubblica. In particolar modo, l’istituzione di quest’ultima sarebbe articolata in ruoli unificati e coordinati, ai quali si accederebbe mediante merito nonché mediante una formazione professionale costante (corsi e successivamente concorsi, con relativi bandi di concorso per la partecipazione). Le cariche da ricoprire saranno tre: dirigenti statali, regionali e comunali. Nella parte finale della legge 124/2015 è riportata una clausola di salvaguardia, attraverso la quale si assicura al provvedimento normativo efficacia anche nelle regioni a statuto speciale nei limiti della compatibilità, e nelle province autonome di Trento e Bolzano.