La lingua come bene di mercato: Celebrity Accents di Emilia Di Martino

200
di Claudio Quintano*

Ferruccio Rossi-Landi, un filosofo italiano che ha avuto il merito di studiare il rapporto fra lingua e ideologia mettendo in dialogo la tradizione europea con quella anglo-americana, ha incentrato la sua teoria del linguaggio sul concetto di valore-lavoro linguistico, ripercorrendo il metodo usato da Marx per rivelare i meccanismi nascosti del mercato economico e applicando categorie economiche all’ambito della produzione simbolica. Attraverso questa intrigante forma di cross-pollination (come la definiremmo oggi), Rossi-Landi fornisce fondamento solido ai concetti più originali della sua filosofia del linguaggio, quelli di alienazione e sfruttamento linguistico.

Emilia Di Martino, a cavallo fra diversi mondi culturali per formazione, professione ed esperienze di vita, trova le sue intuizioni in sintonia con quelle di Rossi-Landi e, attraverso una simile modalità di ricerca, che si sostanzia nell’interdisciplinarità, riflette – in questo volume (uscito per i tipi di Routledge nel 2019 e da qualche settimana disponibile anche in brossura) e in un video prodotto come contributo personale all’iniziativa “La quarantena con la cultura”, lanciata dall’Università Suor Orsola Benincasa nel periodo della pandemia (“Sonorità linguistiche e nuovi orizzonti di senso”, 16 aprile 2020) – sui modi in cui il Geordie, varietà della lingua inglese parlata nell’area geografica intorno alla città Newcastle upon Tyne un tempo oggetto di forte stigmatizzazione, ha visto aumentare negli ultimi anni il suo valore di mercato grazie all’associazione mediatica con Cheryl, una cantante pop che molti inglesi considerano un vero e proprio “tesoro nazionale” perché attraverso la sua capacità di interagire con il pubblico in maniera diretta e spontanea e con la sua carica empatica è stata capace di colmare il vuoto che si era creato nel cuore del popolo inglese alla morte della compianta principessa di Galles, diventando una sorta di Geordie Diana. Artista minore, se paragonata a una cantante come Madonna, che ha avuto un impatto sociale indiscutibile, studiato e discusso negli ambiti più disparati, Cheryl attira l’attenzione della studiosa per la sua coraggiosa scelta di usare, come tratto distintivo, un accessorio linguistico. Il Geordie viene usato da Cheryl a più riprese, come strumento di identity management, per costruire e, all’occorrenza, difendere e conservare il suo marchio di autenticità. Di Martino mostra in dettaglio le modalità discorsive attraverso le quali la cantante ha fatto proprio e gestito questo bene; le argomentazioni addotte vanno nella direzione della conquista, da parte della cantante, del suo ‘sigillo’ di autenticità proprio attraverso un ostinato attaccamento a questo singolare accessorio linguistico nel momento in cui esso si stava trasformando in un fardello: nel 2011 si aprì un dibattito pubblico, a cui parteciparono anche eminenti accademici, sull’opportunità di lavorare alla dizione della cantante e la scelta di conservarsi marcatamente Geordie le costò una dolorosa uscita da XFactor USA. Figura caratteriologica del Geordie, per usare la terminologia della disciplina dalla cui prospettiva Di Martino guarda al fenomeno, l’antropologia linguistica, Cheryl ha infuso intorno a questa varietà una lamina di gradevolezza (il volume apre anche una finestra sul senso e sulle implicazioni di ciò che oggi viene percepito come cool), aumentandone così il valore di mercato e rendendola un bene desiderabile, per tanti inglesi, al pari dei famosi crocifissi di Madonna. Così altri hanno sentito la voglia di appropriarsi di questi frammenti linguistici ormai palpabili nelle tante scritte su T-shirt, mug, abbigliamento per neonati e gli oggetti più disparati, inserendo Geordieismi nel bricolage del loro repertorio linguistico pur di condividere un pezzetto della coolness che trasuda dal personaggio Cheryl: da un po’ di anni i call centre inglesi danno la preferenza a personale con accento Geordie perché pare che la scelta incida in maniera significativa sulle capacità di vendita e nel 2015 la Royal Navy ha deciso di doppiare un documentario (finalizzato al reclutamento di nuovo personale) incentrato sul racconto di un ufficiale di Carlisle in Geordie, sostituendo l’accento non mainstream dell’uomo con un accento che solo una manciata di anni prima era ritenuto anch’esso tutt’altro che mainstream, tant’è che, figlio di un’epoca diversa, il noto cantante dei Police, Sting, Geordie di nascita a sua volta, aveva invece scelto, a suo tempo, di mettere in sordina le sue radici Geordie per costruire la sua carriera musicale, recuperandole solo di recente. Emilia Di Martino invita, in chiusura, il lettore a riflettere sul fatto che simili fenomeni si situano in un contesto globale e suggerisce un parallelo con una figura caratteriologica del napoletano nota anche a una parte del pubblico internazionale, Pino Daniele, il cui uso di ‘appocundria’ ha guadagnato al termine un posto nell’enciclopedia Treccani, nonostante l’esistenza, in italiano, di un termine simile, ‘ipocondria’, che tuttavia non ha quella connotazione di ‘profonda malinconia’ che riconosciamo essere, per molti versi, costitutiva della condizione ‘Napoletanità’, come ci ricordano Patricia Bianchi e Nicola De Biasi in Totò. Parole di attore e di poeta (Dante e Descartes 2007).

* professore straordinario di Statistica economica dell’Università di Napoli “Suor Orsola Benincasa – emerito