La lingua napoletana e i suoi tesori: Aurelio De Rose accende la luce su un universo che rischia di scomparire

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La Letteratura Napoletana sin dal seicento è una fonte inesauribile di apprendimenti. In questo volume, rifacendosi a quella, l’Autore ha voluto inserire e riportare gli “Antichi ditti Napoletani e Campani”.
Gli amanti della “Lingua Napoletana” e delle sue tradizioni, troveranno una serie di scritti in vernacolo anche di folclore popolaresco, che purtroppo nel tempo vanno scomparendo così come l’indovinello:
Zì monaco ’a ’corza ’o mare, cò’ caste ’nzino, cò’ caste ’mmano; c’a ponta do caste int’o castiello. ( ?)
Oppure i detti:
’A fémmëna lavannàra: scenne ’o marito e saglie ’o cumpare.
Dove il termine lavannara (lavandaia),
rivolto ad una donna, è un termine offensivo. Ed in questo ne descrive appunto un comportamento, ovvero: che quando esce il marito, in casa sale l’amante.
E ancora:
Zappa ’e fémmëna e surco ’e vacca, mala chélla terra ca l’ancappa.
Vale a direPovera quella terra che sopporta una aratura operata da una donna ed un solco prodotto dal lavoro di una mucca (invece che di un bue).

in foto Aurelio De Rose

Come questi citati, il lettore ne troverà tantissimi altri, debitamente raccolti alfabeticamente dalla A alla Z.
Inoltre, potrà leggere tutta una serie di “metafore” tratte dai racconti fiabeschi del Pentamerone di Giovanbattista Basile. Ovvero storie sulle avventure del sole e della luna, del giorno e della notte, dell’alba, ed anche dell’atto sessuale, nell’antico giuoco fanciullesco della “passera muta”, (le carezze che precedono e seguono l’atto sessuale). Metafore, tratte dai singoli “cunti” e riportate, allo scopo d’invogliare alla lettura di questo capolavoro letterario.
Ma, in questo excursus letterario, non potevano mancare Scioglilingua e Filastrocche come:
’A Cuncëtte ’e Nanninella
ll’e piacevano ’e caramelle.
Mò che s’appresentano comm’a zitelle
vanno ’a fernì ’ncopp’ ’e burdelle.

Oppure Ninne nanne:

Nònna nònnòooooo.
Tutte sò’ brutte e ’stu figlio mio è’ bello.
’Stu figliu mio è’ malo ’mparato,
e ’nun s’addorme si ’nun è’ cantato,
ecc. ecc.

E, passatempi per i più piccoli:

Aniello,
fiore d’aniello,
longa-ciavàno,
accida-pëdùcchio,
e sona-campane,
ndì’…ndo…ndà…

Ed ancora, descrizione di giuochi come :

Lo strummolo, Mazza ’e Pìuzo (pìvezo) e tanti tanti altri.

Così come  una piccola raccolta di voci di venditori ambulanti d’un tempo come:
Vi che pizza no tornese, magnatavella a sto paese!
E tante altre.

Così come alcuni racconti che le nonne raccontavano ai nipoti, tratti dai “cunti pomigliaresi” di Vittorio Imbriani.

Ecco che cosa scrive la professoressa Giuseppina Scognamiglio nella prefazione : “…alla base dell’ideazione di questo volume emerge quella medesima volontà di indagine pioneristica che ha sempre animato i precedenti lavori di Aurelio De Rose.
Siamo di fronte ad una preziosa esibizione e ad una puntuale disamina di proverbi, locuzioni, metafore, indovinelli, ninne nanne, giuochi, filastrocche, voci di venditori ambulanti e racconti della nonna.
De Rose percorre, qui, originali strade interpretative, osando anche nuove prospettive esegetiche, attraverso un complesso tentativo di recupero attuato con lodevole dottrina e lucido fervore.
Nel contesto del libro, assume spessore e particolare valore l’impresa affrontata dall’Autore con entusiasmo giovanile e acume scientifico. Lo Studioso difende la frontiera memoriale di molteplici risorse linguistiche napoletane, conducendo un sistematico spoglio della magmatica mèsse di specifiche tipologie idiomatiche, per cui la ricognizione della fenomenologia di queste variegate forme di scrittura viene recepita mediante un amplissimo excursus esemplificativo.
In un linguaggio demoticamente colorato, spesso irridente ed esuberante, rinveniamo diverse forme di brachilogia che sviluppano, poi, rapporti di particolare dinamismo gnomico-sapienzale.
Non si tratta di flatus vocis, vale a dire di riempitivi gratuiti, ma di segmenti testuali memorabili, forme di scritture dichiarative, efficacemente esplicite, pregne di significazioni, in funzione pure di un trattamento ludico e sapido della parola che introduce, altresì, non solo una carica fortemente espressionistica ma pure funamboliche ed allusive performances verbali.
Non esito a dire che, con questo libro di De Rose, ci troviamo al cospetto di una raccolta delle meraviglie, che racconta secoli di storia napoletana oltre che campana. In un’epoca come quella che stiamo vivendo, contraddistinta dalla dimenticanza e dalla sensazione che i ricordi siano ormai inutili, bene ha fatto Aurelio De Rose a svolgere ed a proporci questo suo lavoro di ricerca enorme, cogliendo in pieno l’obiettivo di fornirci un vero e proprio scrigno di gemme preziose che arricchiranno a lungo la nostra memoria”.

L’autore
Aurelio De Rose, nato a Napoli nel 1939 vive a Roma. Studioso della vita artistica napoletana antica e moderna, Ha collaborato e collabora con quotidiani, riviste letterarie e culturali, con interventi di storia del costume e critica d’arte. Tra i vincitori del Premio Pontano (sez. poesia), 1977 e Primo Premio (silloge) Memorial Gennaro Sparagna, 2007.

È tra gli estensori del testo Metrò-Art-Visitare Napoli con la Metropolitana. Dieffe Comunicazioni, Napoli, 2003. È presente in varie antologie e testi tra i quali si citano: La parola negata (rapporto sulla poesia a Napoli), di Mario M. Gabriele, Nuova Letteratura, Campobasso, 2004; Le città dei poeti, a cura di Carlo Felice Colucci, Guida, Napoli, 2005; Quei napoletani da ricordare, vol. 2, di Achille della Ragione, Napoli, 2013.

Ha pubblicato: Monili, La Zagara / Testi di poesia – IGEI, Napoli, 1979; Napoli dell’antico e del nuovo. Cronologia dinastica e itinerari della città, il Girasole, Napoli, 1994; Le fontane di Napoli, Newton & Compton, Roma, 1994; Le chiese gotiche di Napoli, Newton & Compton, Roma, 1995; Palazzi di Napoli, Newton & Compton, Roma 2001; Concerto per pianoforte, Stravagario, Minturno, 2008; L’Anticaglia, Passeggiando per il Decumano cuore della Napoli antica, Stamperia del Valentino, Napoli, 2009; Neapolis-Aneddotica e memoria, Youcanprint, Lecce, 2012; Napoli-La Cappella Sansevero, La storia, le opere, gli artisti,  Rogiosi, Napoli, 2014. Il Misterioso Sebeto, storia delle acque in Campania e delle fontane di Napoli, Cuzzolin, Napoli 2017.

SCHEDA
“Li antichi ditti napoletani e campani”
di Aurelio De Rose
Cuzzolin editore
pp. 476
Euro 23,00