La magistratura onoraria merita una soluzione definitiva e non precaria

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di Nico Dente Gattola

La magistratura onoraria è in questo periodo al centro di un processo di profonda incertezza , nell’approssimarsi dell’entrata in vigore della c.d.” legge Orlando”, eppure si tratta di una figura essenziale per il funzionamento della giustizia.
Di anno in anno , l’ammontare dei procedimenti definiti sia in sede civile che penale è sempre più rilevante e non è retorico affermare che molti uffici giudiziari non potrebbero nemmeno più funzionare senza l’apporto dei magistrati onorari si pensi alle procure della Repubblica , ove i VPO svolgono un lavoro fondamentale di sostituzione in udienza in determinati procedimenti dei pubblici ministeri.
Lo stesso dicasi per le udienze civili e penali con GOT , che non di rado sono titolari di un proprio ruolo e che seguono di conseguenza l’intero procedimento sino ad arrivare all’emissione di una sentenza ; attività che consente ai Tribunali di non paralizzarsi del tutto e di smaltire una minima parte di arretrato .
Per non parlare del Giudice di Pace , il quale è il vero giudice di prossimità ed assicura una risposta celere e che consente una risposta immediata alle esigenze dei cittadini , assicurando al contempo una sensibile riduzione del carico di lavoro dei Tribunali.
Tutto questo non sarà più possibile poiché la Orlando , prevede una sensibile riduzione dei compensi dei magistrati onorari , con una minore autonomia nella gestione della propria attività ma paradosso ,un sensibile aumento delle competenze.
Ma come si è arrivati a tutto ciò? Come si giustifica una legge che non tiene conto del ruolo svolto del magistrato onorario nell’amministrazione della giustizia in tutti questi anni?
Eppure questa figura è da sempre utilizzata nell’ordinamento giudiziario ed ha in vario modo sempre avuto un ruolo rilevante, il regio decreto 30 gennaio 1941 n. 12, per dire prevedeva anche la figura di magistrato onorario, così come nella costituzione repubblicana all’art.106 è previsto che a fianco alla nomina di magistrati c.d di carriera ovvero nominati per concorso , possa essere prevista la nomina di magistrati onorari.
Nel corso degli anni la domanda di giustizia si è fatta sia in sede civile che penale per vari motivi sempre più pressante e parallelamente è risultato difficile se non impossibile, spesso per vincoli di bilancio bandire nuovi concorsi per magistrati di carriera ,perché poi non vi sarebbe stato affrontabile il costo che derivava dalle potenziali nuove assunzioni : anche se va detto che la giustizia è uno dei settori che contribuisce maggiormente alle entrate dello stato.
Al pari nel tempo , il magistrato onorario si è dimostrato un soggetto affidabile, su cui poter contare nella gestione quotidiana della giustizia e che assicurava la definizione di un numero rilevante di procedimenti che gli venivano affidati ; il che da un certo punto di vista consentiva di non bandire concorsi con la cadenza che altrimenti sarebbe stata necessaria.
Il tutto per un impegno che a fronte di un pagamento modesto ,non prevede alcuna tutela in caso di malattia o decesso ne tanto meno la corresponsione di alcun indennizzo in caso di sospensione dell’attività giudiziaria , come ad esempio accaduto durante la recente pandemia.
Questo perché , in principio il magistrato onorario , lo dice la parola stessa ,era un soggetto che svolgeva il proprio compito a titolo onorifico per il prestigio che ne derivava , non prevedendo assolutamente in origine il legislatore come si sarebbe evoluta la figura.
Infatti davanti alle cicliche emergenze della giustizia italiana , la soluzione migliore è stata quella di potenziare il ruolo della magistratura onoraria , perché come detto il sistema non era in grado di reggere un potenziamento della magistratura di carriera , per motivi economici, laddove con un incremento dell’onoraria i costi sarebbero stati irrisori.
Eppure , negli anni è mancata la volontà politica di affrontare e risolvere le istanze che pervenivano dal mondo della magistratura onoraria , con un disegno organico che ponesse fine alla situazione di profonda incertezza in cui versa la categoria.
In compenso dispiace dirlo l’unica preoccupazione del legislatore di turno , è stata quella di riuscire ad evitare ogni minima forma di equiparazione con i magistrati di carriera , anche a costo di qualche ipocrisia come il divieto di trasferimento ( tranne una breve finestra negli ultimi anni non è stato possibile) e soprattutto consentendo l’esercizio della professione di altra attività su tutte la professione forense.
Si consente infatti , in astratto di continuare a svolgere la professione di avvocato, ma non nel Tribunale dove si svolge la propria attività di magistrato onorario, pensando sulla carta che nella quotidianità ciò sia possibile.
Sulla carta appunto , poiché l’adempimento dell’incarico di Magistrato onorario , qualsiasi sia il suo ufficio, esige uno studio approfondito delle carte per giungere alla redazione di una sentenza e nella gestione del ruolo e dell’ufficio richiede una grade attenzione che inevitabilmente porta via molto tempo.
Senza voler dimenticare che anche la libera professione merita la massima attenzione ed esige tempo da dedicare ai clienti e allo studio dei fascicoli, cosa che ci si consenta è abbastanza difficile da trovare per chi dedica almeno due giorni all’attività in udienza come magistrato onorario e deve anche nel tempo c.d “libero”redigere le sentenze e i provvedimenti.
Senza contare nemmeno , che anche in altri Tribunali o Corti D’Appello, nello svolgimento dell’attività di avvocato , occorre evitare situazione d’incompatibilità con il proprio ruolo di onorario e questo inevitabilmente porta a delle riduzioni dell’attività professionale , poiché tranne in rare occasioni la categoria è composta da donne e uomini che sono orgogliose del proprio ruolo che cercano di svolgere con equilibrio le due funzioni : il che inevitabilmente porta al sacrificio di una delle due.
Facile obiettare che si tratta di una scelta , questo è valido solo in partenza , non quando per anni si è addirittura incoraggiato il ricorso alla magistratura onoraria per far fronte alle varie emergenze della giustizia e si badi nulla cambia con la riforma “Orlando “ che prevede come detto in precedenza addirittura un potenziamento delle competenze.
Si comprende quindi facilmente la scelta di non prevedere l’incompatibilità delle funzioni di giudice onorario, con in primo luogo quella di avvocato, anche se di fatto ciò avviene ,se si svolge l’attività per dire di GOP con costanza e periodicità di un incarico che nella stragrande maggioranza dei casi viene svolto da anni.
In tal senso si pensi alle innumerevoli proroghe a fronte di un incarico che doveva essere limitato nel tempo e che in alcun casi continua negli anni, certo a fronte di una tacita accettazione dell’interessato ma che non dimentichiamolo parte da una precisa esigenza dei capi degli uffici giudiziari e del legislatore: chiaro che prima o poi si ponessero dei problemi.
Una situazione non facile , che parte da due punti di vista apparentemente incompatibili : da un lato
l’esigenza legittima di salvaguardare il principio che si possa accedere in magistratura solo tramite un concorso non creando alcuna parificazione e dall’altro quello di assicurare valorizzazione e tutela ad una categoria, quella della Magistratura Onoraria cui negli anni lo stato si è ripetutamente rivolto per soddisfare la domanda di giustizia del cittadino.
La soluzione potrebbe essere nel riservare in futuro , il ruolo di magistrato onorario esclusivamente a coloro che si affacciano al mondo delle professioni legali , il che consentirebbe a costoro di maturare una solida esperienza sul campo ma con un minino ritorno economico .
Il tutto sia ben chiaro con un incarico che sia limitato nel tempo e possa essere considerato al limite titolo per accesso al concorso in magistratura o alla professione forense.
E i magistrati onorari oggi in servizio? Può tranquillamente essere prevista la permanenza in servizio fino all’età pensionabile , con un riconoscimento economico adeguato al limite legando in parte al raggiungimento di obiettivi in tema di produttività , ma che sia costante nel corso dell’anno e sia sempre corrisposto .
Questo per dire che l’indennizzo da versare ,dovrebbe tenere conto non solo dell’attività espletata , ma anche dell’attività di studio e di redazione dei provvedimenti che può avvenire anche al di fuori dell’udienza , quindi anche nel periodo feriale.
Certo , in sede legislativa va chiarito che si tratta di un intervento straordinario , dedicato solo ai soggetti che risultassero in servizio da un certo numero di anni ,subordinato ad una verifica o meglio ad un rinnovo periodico .
La verifica consente allo stesso tempo di dare un minimo di sicurezza nello svolgimento dell’incarico ai magistrati onorari , che in assenza di motivi ostativi si vedrebbero garantita la prosecuzione nell’incarico sino all’età pensionabile e nel contempo consente di distinguere la funzione da quella del magistrato professionale , che ha svolto un regolare concorso e che la cui professionalità deve essere salvaguardata.
La previdenza allo stato non sarebbe un problema così come non lo sarebbero le ferie , poiché si tratterebbe di un incarico sottoposto a revisione quindi non a tempo indeterminato e soprattutto riguarderebbe un gruppo di persone limitato che si sono trovate in possesso di determinati requisiti in un determinato periodo.
Si tratta di elementi come la previdenza che possono essere posti a carico anche dei diretti interessati o non essere previsti come il diritto alle ferie pagate a fronte però di un indennizzo adeguato e costante nel corso dell’anno , che consentirebbe al magistrato onorario di far fronte ad ogni esigenza.
In ogni caso, gli aspetti essenziali per la magistratura onoraria da salvaguardare come detto sono la continuità della funzioni che non vuol dire stabilizzazione e un indennizzo economico adeguato alle proprie funzioni da corrispondere anche nei periodi di inattività che non vuol dire riconoscere alla categoria uno stipendio.
Urge una soluzione al problema della magistratura onoraria, in primo luogo perché a breve con l’entrata in vigore della riforma “Orlando “ la macchina della giustizia rischia la paralisi ed il caos ,i cui costi saranno pagati dal cittadino per l’inevitabile allungamento dei tempi di definizione delle controversie: è infatti impensabile che si riesca da parte dei magistrati onorari ad assicurare lo stesso impegno di oggi essendo costretti a svolgere altra attività per poter sopravvivere.
In secondo luogo la riforma , in un momento di crisi economica, rischia di gettare sul lastrico molte famiglie che spesso vivono di questo solo reddito e soprattutto nel caso del Giudice di Pace la cosa sarebbe drammatica.
Ci si troverebbe al cospetto di una situazione eccezionale e del tutto straordinaria per salvaguardare la categoria : si può anche al limite pensare ad una sorta di reclutamento straordinario ad un concorso riservato ai magistrati onorari in servizio, che ovviamente non potrebbero avere la stessa posizione dei magistrati togati una volta assunti.
Di sicuro, ad oggi il legislatore mostra di non aver compreso il problema e anzi se possibile persevera negli errori del passato, come il reclutamento oggi in essere evidenzia.
Quelle proposte sono misure minime ed ovvie ma che consentirebbero di valorizzare una categoria che ha dato tanto allo stato e alla giustizia e di rendere un servizio al paese, senza ledere assolutamente i diritti della magistratura di carriera.
In ogni caso la magistratura onoraria merita per il ruolo che svolge nel mondo della giustizia una soluzione definitiva e non l’ennesima riforma destinata ad enfatizzarne il ruolo precario, il che si badi non vuol dire assolutamente stabilizzazione, è bene chiarirlo!