La mappa degli inceneritori in Italia

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(AdnKronos) – La fa salire alle stelle la tensione nel governo giallo-verde. La Lega, con Matteo Salvini in testa, è favorevole ai termovalorizzatori, mentre il Movimento 5 Stelle, come ha ribadito anche ieri Luigi Di Maio, resta fermamente contrario a questo tipo di impianti. Ma attualmente quanti sono e dove si trovano gli inceneritori in Italia? Secondo il Rapporto Rifiuti Urbani del 2017 dell’Ispra nel nostro Paese ci sono una quarantina di impianti di incenerimento distribuiti però non uniformemente sul territorio nazionale.

GLI IMPIANTI IN ITALIA – Oltre la metà degli inceneritori si trova al Nord. Il 63% delle infrastrutture, si legge nel rapporto relativo all’anno 2016, è infatti localizzato nelle regioni settentrionali (26 impianti) e, in particolare, in Lombardia e in Emilia Romagna con, rispettivamente, 13 ed 8 impianti operativi. Nel Centro e nel Sud, gli impianti operativi sono rispettivamente 8 e 7. Gli inceneritori più grandi si trovano a Brescia e ad Acerra.

I rifiuti urbani inceneriti nel 2016 sono 5,4 milioni di tonnellate (- 3,2% rispetto al 2015). Il 69% dei rifiuti viene trattato al Nord, il 12% al Centro ed il 19% al Sud. Il rapporto dell’Ispra segnala che significative quantità di rifiuti prodotti nel Centro e Sud Italia vengono incenerite in impianti localizzati al Nord. La sola Lombardia, si spiega, riceve nei propri inceneritori,quasi 190 mila tonnellate di rifiuti prodotti nelle regioni Lazio, Campania, Puglia e Abruzzo.

Dall’analisi dei dati regionali emerge infine che in Lombardia è incenerito il 34% del totale dei rifiuti urbani inceneriti a livello nazionale. Seguono l’Emilia Romagna (18%), la Campania (13%), il Piemonte (8%), il Lazio (7%), la Toscana (5%), il Veneto (4%), il Trentino Alto Adige il Friuli Venezia Giulia la Sardegna e il Molise (2%), Puglia, Calabria e Basilicata (1%).

UN PO’ DI STORIA – I primi inceneritori appaiono in Europa nel XIX secolo. La tecnologia è ancora semplice e lontana dall’introduzione del forni a griglie che segneranno una svolta nel secolo successivo. Non sono ancora nemmeno disponibili né le tecnologie per il recupero energetico né quelle per il trattamento dei fumi. Bruciare i rifiuti sembra all’epoca l’unico modo per contenere la diffusione delle malattie, endemiche nelle città sommerse dagli scarti di una popolazione in crescita.

I grandi impianti di incenerimento si diffondono nel continente solo negli anni 50′ del Novecento. I cittadini dei Paesi industrializzati cominciano a occuparsi di ambiente e le discariche diventano sempre meno sostenibili. Allo stesso tempo, migliorano anche le tecnologie per gli inceneritori. Gli impianti hanno ormai un’alimentazione continua e aumentano le efficienze. Soprattutto, vengono sviluppate soluzioni sempre più efficaci per il recupero energetico, la termovalorizzazione.

Il nord Europa, soprattutto i paesi scandinavi, ha sposato da tempo il recupero energetico e fatto del waste to energy la marca distintiva dei loro sistemi di gestione dei rifiuti. Il paesaggio scandinavo, ma anche molte aree della Germania, è infatti puntellato da grandi impianti di termovalorizzazione, normalmente collocate direttamente nelle città o nelle immediate vicinanze per alimentare imponenti reti di teleriscaldamento che conducono l’energia prodotta dai rifiuti direttamente nelle case dei cittadini.