La melassa e il diritto dovere di voto

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Tutti concordano: è stata una campagna elettorale orribile. Peggio: mediocre. Fra veleni, volgarità, smargiassate di promesse impossibili da mantenere: sono caduti molti “veli” del Movimento 5 Stelle, le contraddizioni del centrodestra sono state clamorose, la debolezza strutturale del PD evidente, l’obiettivo prioritario di Liberi ed Uguali, chiarissimo. Eppure bisogna andare a votare. È un dovere civile ed etico. Ma è anche un diritto, per ottenere il quale migliaia di donne ed uomini hanno sacrificato la loro vita. Il diritto al voto, il voto alle donne, il suffragio universale, senza distinzione di censo. Senza riandare alla radice di questo stato di cose, che io fisso nella distruzione della democrazia dei Partiti, avvenuta con la stagione di Tangentopoli, dobbiamo fare i conti con quello su cui gli elettori sono chiamati a valutare. Ebbene, anche per il ragionamento che ho tentato di sviluppare nelle mie riflessioni più recenti, mi sento di ribadire quella che è una mia decisione. “Inevitabile” per uno come me, che intende richiamarsi ad un minimo riferimento “identitario”. Pur tuttavia, in questa che appare una sorta di “melassa” alcuni tratti distintivi s’individuano chiaramente negli schieramenti. Ad esempio: è evidente quello che propone la Lega di Salvini, o quello, “destrutturante”, che propone il Movimento 5 Stelle, o il programma eterno dell’eterno fu Cavaliere. Così come si legge bene il cauto riformismo del PD. Quelli di Liberi ed Uguali si sono guardati bene dal fare un credibile discorso di Sinistra, come sarebbe stato se avessero proposto, è solo un esempio, la patrimoniale, è evidente obiettivo vero è quello di “aiutare” Renzi a perdere. Ed a perdersi, nonostante la sua minacciata resistenza ad oltranza in caso di eventuale sconfitta. Ecco che il ragionamento di molti elettori potenziali è centrato su Renzi: sul suo carattere, sul suo temperamento, sulla sua insopprimibile volontà a voler essere un “uomo solo” al comando. Con il rischio che molti non se la sentiranno di votare il PD, per non “votare” Renzi. E non andranno a votare. A questi mi sento di dire: fra le liste alleate del PD, che vengono accreditate di percentuali infime, vi è una bella e ricca possibilità di scelta. La lista +Europa di Emma Bonino, comunque accreditata di un consenso accettabile, quella denominata “Insieme per l’Italia”, costituita dai “prodiani” di Santagata, dai Verdi di Bonelli, dai Socialisti di Nencini, possono essere un “rifugio” per molti elettori di Centro-Sinistra, che non intendono votare per il PD a trazione renziana. In tal senso si è espresso anche Romano Prodi. A me è più facile esplicitare la mia scelta di voto: nella lista Insieme per l’Italia c’è anche il simbolo socialista, la rosa del Partito del Socialismo Europeo. Ma sia la civica, espressione “prodiana”, che i Verdi, dalla chiara matrice ambientalista, così come quella radicale della lista +Europa offrono ottime “ragioni” di voto, sapendo che in questo infernale meccanismo della legge elettorale, se queste liste ottengono più del 3%, eleggono propri parlamentari, che sarebbero “solo” alleati del PD. Il mio, modesto e flebile, è un invito alla riflessione ragionata. Per esercitare il diritto-dovere al voto. Per esercitarlo con responsabilità, consapevolezza e coerenza. Per la Democrazia, per l’Italia, per il Sogno Europeo di Pace, che non anneghi nei populismi e nei qualunquismi, che, spesso, come ci insegna la Storia, anticipano i tempi oscuri e violenti del totalitarismo e del razzismo.