La meritocrazia in Italia e nel mondo

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di Paolo Pantani

Persino nell’india, divisa rigidamente in caste, vi sono elementi di meritocrazia è famoso questo aforisma di Indira Gandhi:“Mio nonno mi disse una volta che ci sono due tipi di persone : quelli che fanno il lavoro e quelli che si prendono il merito. Mi disse di cercare di essere nel primo gruppo; ci sarà sempre molta meno competizione.”
Anche io la penso così, ho preferito sempre il lavoro alla ricerca di accrediti nelle “nomenclature”politiche, ma sempre ho verificato quello che diceva Indira Gandhi nella Pubblica Amministrazione, potrei citare migliaia di esempi, anche che mi riguardano personalmente, ma non lo farò, non rivendico mai nulla e non tiro in ballo altre persone, lascio alla storia, ai documenti e al tempo il compito di completare la narrazione.
Aggiungerei all’aforisma di Indira Gandhi quello di Arthur Schopenhauer:
“Date l’impudenza e la stupida arroganza della maggior parte degli uomini, chiunque possiede dei meriti farà bene a metterli in mostra se non vorrà lasciare che cadano in un completo oblio”.
Si è costretti a sembrare boriosi e vanagloriosi senza esserlo, anzi siamo il contrario, umili e soldati semplici cristiani, ma purtroppo è necessario in Italia sbattersi un po’.
Lo diceva il grande Indro Montanelli:
“Il bordello è l’unica istituzione italiana dove la competenza è premiata e il merito riconosciuto.”
E’ volgare ma è così, bisogna sembrare quello che non si è, creare il “caso”, stavo per dire un diminutivo, ma non sono Indro Montanelli.Anche nelle società apparentemente meritocratiche , come quelle anglosassoni, il merito è quasi sempre W.AS.P. White, Anglosasson, Protestant.

Appunto per questo il grande Derrick Albert Bell ha dovuto affermare:”Viviamo in un sistema che sposa il merito, l’uguaglianza e la parità di condizioni, ma esalta quelli con la ricchezza, il potere, e la celebrità, in qualunque modo l’abbiano guadagnato”. Bell era un avvocato, primo afro-americano professore di Giurisprudenza e attivista per i diritti civili.

Anche Martin Luther King era protestante, un pastore battista addirittura, ma non bastava alla “grande democrazia americana”, non era “white”!