La missione di Draghi in Turchia e la sfida di Conte

in foto Mario Draghi e Recep Tayyip Erdoğan

Anche dalla missione in Turkia, il Premier Draghi, i ministri e i commis di varia grandezza che erano con lui sono tornati soddisfatti. A Ankara hanno raggiunto intese commerciali ex novo e altre già esistenti sono state confermate e ampliate. Tanto perchè molte cose turche stanno gradatamente adeguandosi ai tempi e, seppure in parte, anche occidentalizzandosi, quindi emancipandosi. Dunque la Turkia si è impegnata con l’Italia e a tal punto, seppur superfluo, è bene aggiungere implicitamente con gli altri partner EU, per quanto riguarda l’approvvigionamento di grano a occidente, curandone la logistica. Erdogan si è accordato con Draghi per realizzare entro dieci giorni un corridoio navale sul Mar Nero, tenuto in sicurezza dalla Marina turca. Nelle circostanze attuali questa intesa, che ha incassato immediatamente il placet di Biden & Partners, evidenzia che anche a Ankara hanno aperto gli occhi. Pertanto Erdogan e il suo governo, pur senza scriverlo a caratteri cubitali, hanno fatto capire di essere intenzionati a volgere sempre più lo sguardo alle vicende umane che accadono a occidente. Sempre fermo restando quello spirituale polarizzato sulla Mecca. Anche tale conferma di fileuropeismo ha ricevuto subito il placet da Washington e di questi tempi l’apprezzamento avrà fatto piacere e non poco, alla intera EU, oltre che al Quirinale, a Montecitorio e a Palazzo Chigi. Incidenter tantum: ieri anche il Capo dello Stato Mattarella era in visita ufficiale in Mozambico, dove ha ricevuto l’accoglienza che gli è dovuta. Il giorno successivo è stato riservato alle trattative commerciali. Si può affermare che in meno di due messi Erdogan si è reso conto che quanto affermano in campagna da tempi immemori è da tenere nella dovuta considerazione. Sostengono infatti quegli agricoltori che, se vogliono assistere a una messa di gran suggestione, devono recarsi in una chiesa grande. Aggiungendo che è preferibile affiancarsi a chi è oggettivamente migliore, anche se all’ inizio è probabile che ci si rimetta: intelligenti pauca. Mercoledì a Roma è in programma un incontro che ricorda abbastanza un derby.
È in programma che Draghi e Conte, in tarda mattinata, si confermino protagonisti di un confronto atto a configurarsi tanto come una partita di ping pong, quanto di un incontro di pugilato. Con l’ augurio che riescano a trovare una via di uscita dalla ragnatela di pettegolezzi sui loro rapporti, sempre qualcosa di simile a una singolar tenzone sarà il confronto in cui l’attuale capo del governo e il suo predecessore si troveranno a affrontarsi. Solitamente tali sfide sono all’ ultimo sangue, che nella situazione in esame è quello del governo. E, alla fine, i contendenti saranno entrambi o vincitori o sacrificati alla divinità ambigua che regola i ritmi altalenanti della politica e é nemica capitale della ragion di stato. Quanto sta accadendo a Roma in questi ultimi giorni esprime in pieno la qualità, di quell’accozzaglia che è venuta a crearsi tra parte dei politici, loro adepti e di quello stuolo di persone che si occupano di tutto e di niente, che a Napoli vengono descritti come strascina fazzenne, a Roma generone e altrove con amenità di valenza simile. Questo mercoledì di inizio luglio sarà ricordato in maniera molto diversa da quello del film, che è da leoni. Proprio ora avrebbero fatto tutti volentieri a meno di quella sfida all’ OK Corral alla vaccinara, per rimanere in loco. Tra l’altro, con il caldo che sta facendo, il tutto è opportuno e gradevole alla stregua di un cavolo a merenda. Con l’augurio che valga da lezione se dovessero verificarsi e certamente accadrà, ancora situazioni dello stesso genere.