La morte del pibe de oro

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La morte del mitico Maradona ha lasciato un vuoto enorme in tutti i cittadini napoletani e argentini, in chiunque ama davvero il pallone e, soprattutto, in chi che ha seguito la sua carriera calcistica fin dagli inizi. Quante emozioni per i suoi fan e quanti gol, il più celebre dei quali segnato con la ‘’mano de Dios’’.
La sua morte non poteva che generare un lutto mondiale con scene e momenti di commozione e tristezza dall’Argentina, che lo venera come un eroe nazionale, fino a Napoli, dove viene considerato il ‘’Dio del pallone’’. Comunque, è stato un dispensatore di gioia per una moltitudine di persone.
Il tragico evento della sua scomparsa è avvenuto nel giorno contro la violenza sulle donne monopolizzando l’attenzione dei social. Cosa che ha suscitato aspre critiche tra le fila delle femministe molte delle quali hanno bollato il comportamento come superficiale. Senza contare che lo stile di vita del campione, al di fuori del campo, non è stato certo un esempio di virtù nei confronti dell’universo femminile.
La condanna della violenza sulle donne è un argomento che merita attenzione molto oltre la celebrazione del 25 novembre e dovrebbe diventare sensibilità comune tutti i giorni. E la morte del campione – per molti amico, fratello, figlio, padre – non è pensabile possa oscurata sia pure da ragioni degne del massimo rispetto.
Il ricordo di Maradona e la condanna della violenza sulle donne possono e devono convivere. E nessuno dei due eventi ha titolarità per scalzare l’altro sul banco dell’informazione considerate la qualità e la quantità degli interessi in gioco.