La natura umana al centro dell’economia

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La macchina a vapore di James Watt (1736-1819); la macchina elettrica di Antonio Pacinotti (1841-1912); le macchine dell’informazione da Norbert Wiener (1894-1964) in avanti: lungo il succedersi di queste tre rivoluzioni industriali gli indicatori della gestione delle risorse disponibili e della conseguente loro trasformazione in beni e servizi hanno rilevato lo stato fisico di salute economica dei paesi e delle regioni del mondo.

Retaggio della meccanizzazione applicata ai processi produttivi, l’economia appare come una macchina da regolare affinché non abbiano a verificarsi scuotimenti tali da farla deviare dal percorso di sviluppo lineare. La fisicità relega in periferia ciò che dovrebbe stare al centro della scena economica: precisamente, la natura umana che, sosteneva il filosofo ed economista britannico John Stuart Mill (1806-1873) nel suo Saggio sulla libertà, “non è una macchina da costruire secondo un modello e da regolare perché compia esattamente il lavoro assegnato, ma un albero, che ha bisogno di crescere e di svilupparsi in ogni direzione, secondo le tendenze delle forze interiori che lo rendono una persona vivente”.

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