La nuova Fed nell’era dell’incertezza globale

La fine del mese si avvicina, non è altrettanto vero per quanto riguarda la pace, anzi! La confusione nel mondo continua a crescere, costituendo un ostacolo di forte rilievo al fine di arrivare, in tempi rapidi, almeno all’inizio di una nuova era. Volendo cosi affermare che basterebbe già che fosse di maggiore tranquillità nei confronti di quella attuale. Il problema attuale delle mille forzature produce anche effetti collaterali ai bersagli principali. Uno in particolare è costituito dal calo dell’attenzione dei cittadini del mondo rivolta ai vari cambiamenti che, anche se lenti, molte volte sono in grado di sovvertire equilibri costruiti a fatica nel tempo.
Sta passando sotto silenzio o quasi il cambio della guardia alla presidenza della Fed, l’americana Federal Reserve, il più importante degli istituti centrali di emissione. Lo stesso, pur essendo una banca centrale sui generis, anche se sotto mentite spoglie, di fatto soprassiede a molti affari di quel paese, anche se di portata internazionale. Altrettanto importante è che la sua ala protettrice non si limita al solo aspetto finanziario degli stessi. Da qualche settimana, a giocare il ruolo di Presidente della Fed è Kevin Warsh, che ha sostituito Jerome Powell, essendo arrivato a scadenza il suo mandato. Warsh, gradito a Trump e da lui sostenuto, ha trovato nel suo paese una situazione economica definibile almeno contraddittoria, con l’inflazione che sta riprendendo a salire in maniera se non preoccupante, quasi: in meno di un anno, ha superato il 3%e è non è lontana dal 4%. La situazione è ballerina, quindi dà notizie sulle sorti degli americani non solo contraddittorie ma anche dall’effetto di disorientare ancor più quanti giá di per se non sanno che pesci prendere.Da più parti arriverà la scusante che sono le guerre a provocare i vari disagi che mirano a mettere in ginocchio l’economia a stelle e strisce. Da quella varia e nutrita realtà, buona parte delle discrasie accennate giunge fino alla sponda est dell’ Atlantico, per dare manforte ai problemi che assillano le popolazioni locali. In circostanze meno complicate, atteggiamenti del genere seguirebbero percorsi intuibili e, almeno in parte, neutralizzabili. Quanto sta accadendo invece da questa parte di quell’oceano segue sviluppi molto simili a quelli del Nuovo Mondo, cioè vede sommarsi in maniera inequivocabile, anche se non proprio identica, i problemi attuali a quelli presistenti. È a questo punto che si può dare una prima interpretazione della vicenda. Gli Usa sono il paese leader, per dimensioni di mercato, a competere sulle piazze mondiali, con in più una forza contrattuale di tutto rispetto. Tale plus fa la differenza rispetto al resto del mondo. Tirando le somme, l’unica affermazione che si può fare senza tema di smentita è che la normalizzazione dei mercati, come è comprensibile, non è proprio dietro l’angolo. Restando però sempre valida la portata dell’espressione: “chi la dura, la vince”.