La nuova geopolitica dell’Europa dopo la presenza russa in Siria e Iraq

Alcuni analisti prospettano, dopo l’abbattimento delSu-24 russo da parte della squadra di F-16 turchi, unoscenario futuro di guerra guerreggiata.

Niente si può escludere, ma l’ipotesi di una terzaguerra mondiale visibile e aspramente combattuta, inarmi, per la Mesopotamia, l’area nella quale, peraltro,è nata l’identità euroasiatica, non è del tutto razionale.

Certo, l’aereo russo Su-24M è stato abbattuto alle10.24′ ora di Mosca, non vi sono testimonianze dellecomunicazioni di rito tra due Paesi che non sono inguerra tra loro, come sempre accade in questi casi, eperaltro le regole NATO sono stringenti su questitemi, mentre Mosca dichiara che il suo aereo è statoabbattuto a quattro chilometri dal confine turco.

Peraltro, c’è da chiarire la fine dell’elicottero russo Mi-8AMTSh che, corso a raccogliere i piloti del Su-24 èstato attaccato, e immaginiamo non solo dai“Turcomanni” che operano ai bordi della regione diLatakia, con filane distruzione dell’elicottero conmissili anticarro TOW di fabbricazione USA,probabilmente finiti lì con qualche trangolazione tra ilGolfo, Cipro e Turchia.

La Federazione Russa ha già posto diversi missili S-400 per la difesa aerea ad al-Humaymin, in territoriosiriano, e saranno questi, con ogni probabilità, i primiasset militari contro un attacco turco, a meno cheAnkara non raccolga una “crociata dei bambini” diPaesi UE ancora vogliosi, dopo l’immane strage diParigi, di “portare la democrazia” in Siria.

Il problema non è il punto di caduta del Fencer, comechiamano il Sukhoi 24 alla NATO, ma la logicapolitica che sottostà al fatto.

Ora, mentre scriviamo, le agenzie giornalistichemoscovite dimostrano, con i loro documenti, che ilbombardiere a bassa quota russo è caduto dentro iconfini siriani ma, ripeto, la questione è un’altra:Ankara, il maggiore paese islamico dell’Eurasia e laseconda potenza militare NATO dopo gli USA, vuolefar cadere l’Alleanza Atlantica dentro il marasmasirio-iraqeno, con gli esiti che è facile immaginare.

Gli USA hanno, finora, sostenuto la Turchia, chedovrebbe essere, peraltro, il futuro pivot geopoliticoNATO, contro la Russia.

Washington guarda alla Cina e, nel frattempo,circonda la Federazione Russa di sistemi d’armaelettronici evoluti.Gli USA, anche se magari non lo sanno fino in fondo,vogliono separare la penisola eurasiatica dal sistemacentrale russo-sinico, una riedizione del sistemaatlantico, ma senza una presenza militarenordamericana in loco.

E nemmeno senza quelle garanzie che hannopermesso alla guerra fredda di entrare a pieno titolonei “trenta gloriosi”, come l’economista Jean Fourastiéchiamò gli anni dal 1943 al 15 agosto 1971, quandofinì il sistema di Bretton Woods, basato sulle paritàfisse tra dollaro Usa e monete di Europa, Canada,USA, Giappone.Cosa rimane all’”Europa Invertebrata”, oggi, in uncontesto in cui gli USA se ne vanno, ed anziapparecchiano un TTIP, un Trattato Commerciale,complesso e ancora segreto, il Medio Oriente stabruciando e il Maghreb diviene, dopo il disastrolibico, la pistola puntata all’Italia e al’Europacontinentale, che però non se ne accorge?

Nulla, ma è un nulla privo di razionalità strategica.Si potrebbe però pensare ad una comunità di intentitra UE, Federazione Russa, Cina, alcuni Paesidell’Asia Centrale,Niente è mai certo oggi nella guerra delleinformazioni belliche tra Turchia e Russia, ma alcuneconseguenze sono facilmente deducibili dal contestodelle azioni sui cieli di Latakia:
1) la Turchia vuoleinternazionalizzare il conflitto sirio-iracheno, magariinserendo in esso lo Stato Ebraico.Il quale, peraltro, non avrebbe posto dove stare. Nonpuò certo allinearsi con la coalizione iraniano-russo-siriana, la silloge, a parte Mosca, dei suoi più feroci etradizionali nemici.Non può nemmeno, e siamo al punto
2) lo Stato diIsraele, inserirsi nella Coalizione di “ribelli” che va daJabat al Nusra, la filiale qaedista in Siria, alla “Brigata30” addestrata dagli USA e poi immediatamenteinseritasi tra le forze del Califfato, o ancora insiemeagli USA che ogni tanto si scontrano con il jihad dellaspada e talvolta lo aiutano contro, ci risiamo Bashar ElAssad.Senza un progetto, senza una idea strategica, senzaveri alleati, senza, peraltro, garanzie per lo StatoEbraico. L’unico centro mediorientale di cui cipossiamo fidare.Tutti fanno la loro guerra sullo stesso terreno, senzaun obiettivo geopolitico serio: gli Usa vogliono lacaduta del “tiranno” Assad, evidentemente la cadutadel “tiranno” Saddam Husseyn non ha loro insegnatonulla, per non parlare della lotta contro l’altro“tiranno” Muammar Al Minyar El Gheddafi, finitacome sappiamo. I tiranni, in Medio Oriente, nonesistono, lo sono tutti.Sembra che Washington voglia ancora applicarepedissequamente, nel mondo arabo-islamico, la stessateoria del frazionamento che Zbigniew Brzezinskyaveva utilmente gestito con i Balcani.Brzezinsky, uno dei più geniali analisti della politicaestera degli ultimi decenni, era figlio della sua Poloniae pensava che, sulla base delle idee anticomuniste delgenerale Pilsudski: distruggere la Russiarivoluzionaria frazionandola per linee etniche.

Oggi, nel mercato-mondo e nella finanza globale,progetti del genere sono destinati a finire rapidamente:i piccoli Paesi sono destinati o ad essereautosufficienti, e allora sopravvivono, oppure ciò nonaccade, e arriva il convitato di pietra mozartiano che liporta a morte, la criminalità organizzata.Se quindi non si pensa in modo radicalmente nuovo,non sarà possibile ridisegnare utilmente l’ordinemondiale.La Federazione Russa, poi, ha chiuso con le sue azioniin Siria lo spazio geopolitico della penisolaeurasiatica.E siamo al punto 3): o da sopra o da sotto, Mosca hachiuso lo spazio geopolitico europeo.Sul confine del vecchio Patto di Varsavia, la Russia èsufficientemente bene armata da poter dissuadere una NATO sempre più debole e confusa.Sul quadrante mediorientale, Mosca, con la suapresenza in Siria, può tranquillamente trattare unagestione pacifica del differend con l’Ucraina ecomunque chiudere l’Est all’Europa Unita.Che sarebbe proprio quello di cui ha bisogno, con lanuova politica cinese di Xi Jinping di “nuova Viadella Seta”.

Gli USA ormai chiaramente se ne vanno, lasciando laMesopotamia allo scontro tra sciiti e sunniti, con unaUnione Europea che, sconsideratamente, è già pienadi popolazione islamica che è spesso radicalizzabile opiena di “compagni di strada”.La soluzione potrebbe essere un Patto Eurasiatico conMosca.Certo, la Russia Eterna punta alla penisola eurasiaticapresentandosi come “Terza Roma”, secondo lefascinose teorie eurasiatiche di Alexander Dugin,ascoltato consigliere di Vladimir Putin, ma occorrericordare al premier russo che ben due grandi politici(oserei dire strateghi) della nostra Europa peninsulareparlarono, in tempi non sospetti, di unione tra penisolae Hearthland.Uno fu Papa Giovanni XXIII, di cui poco si ricordal’esperienza di diplomatico e teorico della politicaestera pontificia, in anni terribili e poi durante laguerra fredda.Papa Roncalli parlava di “Europa dal Mediterraneoagli Urali”, mentre l’altro sommo statista, si poneva ilprogetto di unire “l’Europa dall’Atlantico agli Urali”.

Non era una minaccia all’unità dell’URSS, letturaquanto mai ingenua.Era l’idea di un continuum di civiltà che va dallaPrima alla Terza Roma, magari passando per laseconda, Costantinopoli, e che riguarda l’interesseprofondo di molti popoli.

La Russia di etnia europea non può non essere partedell’Europa peninsulare, mentre le grandi steppedominate anticamente dall’”Orda d’oro” sono ancorada sfruttare e gestire con la sapienza dell’Imperiumromano.

Senza questa unione, il mondo islamico cisommergerà, sia presente o meno washington nelquadrante europeninsulare.