La parabola discendente della parola “imprenditore”

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Se i vertici aziendali riscuotono lauti proventi dall’attività aziendale e i manager sono molto ben pagati, vengono meno le motivazioni a scuotere la barca intraprendendo un cambiamento non di facciata. Tutti temono i rischi da affrontare, ma ancor di più l’incertezza essendo assolutamente imprevedibile il futuro quando la rotta non è più quella conosciuta e battuta. Si vogliono mantenere i compiti facilmente monitorabili e non impegnarsi in azioni non misurabili. È bene tenere sotto controllo e tagliare i costi impiegando le consuete misure contabili. Essendoci un problema metrico, è male rinverdire con un forte tocco imprenditoriale la cultura dell’azienda.
Secondo i dati forniti da Google (https://books.google.com/ngrams), in Italia è diminuita nel corso degli anni la frequenza dell’uso della parola “imprenditore”. Viceversa, è sempre più ricorrente la parola “manager”. Resta da interrogarsi se e quanto queste tendenze siano attribuibili all’affievolirsi dello spirito del bucaniere che contraddistinse la nostra prima generazione di imprenditori e al rafforzarsi della burocrazia aziendale a seguito della crescita ipertrofica della finanza.

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