di Fiorella Franchini
In un tempo attraversato da rumore, velocità e frammentazione, parlare di letteratura significa interrogarsi su ciò che resta umano dentro le trasformazioni del nostro presente.
Nella Sala Rari della Biblioteca Nazionale di Napoli, giovedì 28 maggio 2026, la Federazione Unitaria Italiana Scrittori (FUIS) ha promosso il convegno nazionale “Letteratura è responsabilità civile”. L’evento nasce dall’urgenza di riflettere sul ruolo della scrittura “nell’era dell’incertezza”, per contrastare la crescente omologazione dei contenuti culturali.
La FUIS ha riunito la comunità degli scrittori attorno al tema dell’impegno civile, una pratica storica che oggi richiede una riflessione a più vasto raggio. L’incontro, aperto dai saluti della direttrice Silvia Scipioni e coordinato da Antonio Filippetti, ha visto la partecipazione di numerosi autori, tra cui Nicola Bottiglieri, Eduardo Sant’Elia, Tiziana Colusso, Bruno Pezzella, Fabia Baldi, Annamaria Petrova. Carlo Di Lieto, Salvatore Roncello, Fiorella Franchini i cui contributi confluiranno nell’antologia “Scrittori Italiani e Artisti”
Scrivere non è mai un gesto neutro: ogni parola scelta costruisce immaginari e orienta sguardi. Questa responsabilità etica è stata testimoniata durante il convegno dall’esposizione di alcuni autografi di Giacomo Leopardi. Come sottolineato da Maria Borio, Leopardi sosteneva che la morale fosse alimentata dalle passioni e dall’immaginazione; egli indicava la necessità di rendere la virtù “amabile” non attraverso la sola ragione, ma tramite il coinvolgimento emotivo.
La letteratura non vive fuori dalla realtà: la attraversa, la interpreta, talvolta la mette in discussione. Per questo lo scrittore, l’insegnante, il lettore condividono una responsabilità comune: difendere lo spazio della profondità in una cultura spesso dominata dalla superficialità e dall’immediatezza.
La letteratura ci educa all’empatia. Ci insegna ad abitare vite diverse dalla nostra, a riconoscere il dolore e la speranza dell’altro. E proprio qui risiede la sua forza etica: non nell’imporre risposte, ma nel generare domande autentiche, capaci di aprire coscienze e contrastare il cinismo che rischia di impoverire soprattutto le nuove generazioni.
Oggi più che mai abbiamo bisogno di “custodi di bellezza”. Bellezza non intesa come evasione dalla realtà, ma come forza che restituisce senso, che resiste alla disumanizzazione, che tiene viva la dignità della persona. Come ricordava Paolo VI, “questo mondo ha bisogno di bellezza per non sprofondare nella disperazione”. La letteratura continua a essere uno dei luoghi privilegiati in cui questa bellezza prende forma attraverso la parola.
Per questo educare alla lettura non significa soltanto trasmettere competenze culturali, ma offrire strumenti di libertà interiore e di discernimento. In un’epoca dominata dalle immagini e dalle tecnologie, il testo letterario conserva infatti una capacità unica: rallentare il pensiero, approfondire l’esperienza, dare complessità al reale.
La letteratura non è un lusso ma una forma di cura civile. Cura della lingua, della memoria, delle relazioni umane. La sua missione più urgente è aiutare l’uomo contemporaneo a non perdersi, invitandolo ad avere, finalmente, cura di se stesso.
(Registrazione, Fotografia e diffusione video a cura di Aymone Channel Cultura)







































