La passione per la libertà, Pier Franco Quaglieni e il dovere dell’autonomia intellettuale

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di Fiorella Franchini

Crediamo di volere la libertà e in realtà ne abbiamo una grande paura, sosteneva Erich Fromm, perché essere liberi ci costringe a prendere decisioni, “e le decisioni comportano rischi”. Pier Franco Quaglieni, storico e saggista, non teme di esercitare il coraggio delle proprie idee, di esprimere il proprio pensiero senza piegarsi a condizionamenti. La passione per la libertà. Ricordi e Riflessioni, Buendia Books editore, è un libro scomodo che ospita alcune figure della recente storia italiana e affronta, con piglio indipendente, delicati temi di attualità come le foibe, il giuramento dei professori universitari del 1931, la laicità rispetto al Cattolicesimo e all’Islam, il rapporto personale con la religione. Un volume in cinque parti: Profili – Memoria storica – Istantanee –Sull’onda dei ricordi – La libertà responsabile – che raccoglie brevi saggi, articoli apparsi su testate giornalistiche, interviste, appunti di conferenze. Una grande varietà di contenuti e di stili che conferisce al testo originalità e un senso profondo, quello di un desiderio prepotente di verità e autonomia intellettuale. Tanti i ritratti di voci fuori dal coro: giornalisti come Arturo Diaconale e Piero Ostellino, Nicola Matteucci, Massimo Mila, Guido Ceronetti, Giampaolo Pansa.

Professor Quaglieni qual è la personalità “scomoda”, tra quelle che ha raccontato, cui si sente più affine?
Non c’è nessuno dei personaggi scomodi o non scomodi di cui scrivo, che io senta particolarmente affine perché lo storico deve sempre mantenere un distacco critico che gli consenta di esprimere giudizi il più possibile non legati a simpatie o antipatie. Ma potrei dirle che tutti i personaggi che animano il libro hanno suscitato un interesse particolare, avendoli scelti. Di certi personaggi, ad esempio, non avrei mai scritto, rifiutandomi di dedicare loro la mia pur modesta attenzione.
Se non apparisse decisamente presuntuoso e quindi non proponibile, io sento non affinità (perché è stato un grandissimo studioso) ma un legame profondo nei confronti dello storico Federico Chabod, uno storico che ho studiato a lungo ed ho conosciuto solo attraverso i suoi libri, essendo morto nel 1960. Federico Chabod tra l’altro, direttore di quell’istituto Italiano di studi storici di Napoli fondato da Benedetto Croce.

Tra le varie esperienze raccolte nel libro quale l’ha più arricchita?
Mi ha arricchito la conoscenza e il rapporto con il cardinale Gianfranco Ravasi con cui ho avuto il piacere di confrontarmi sui temi della fede e della laicità. La sua parola sempre limpida e aperta al dialogo ha contribuito a riavvicinarmi alla fede. Nei mesi della pandemia la fede mi ha sorretto e mi ha impedito di cadere nello sconforto.

Quaglieni riesce a fondere memorie private e vicende intime con la passione politica e l’interesse storico, realizzando un autentico spaccato della nostra contemporaneità. Un’analisi attenta che genera riflessioni e nuovi ragionamenti, che insinua una prospettiva troppo spesso dimenticata, la possibilità di dubitare, di cercare, di sperimentare, di dire no a una qualsiasi autorità, letteraria, artistica, filosofica, religiosa, sociale, politica, anche di sbagliare. Questa diffidenza razionale,tuttavia, non è un dogma, non dà certezze, ha confini labili, insidiosi.

La libertà ha dei confini? Quali sono i suoi limiti?
La libertà per me è solo libertà responsabile, altrimenti è finta libertà, un camuffamento dell’individualismo edonistico. Il libertinaggio è cosa lontana dalla libertà come anche tutte le spinte anarcoidi. La libertà implica il dovere di rispettare la libertà degli altri che hanno a loro volta il dovere di rispettare la mia libertà. La libertà si nutre della dialettica esistente tra i diritti e i doveri. Oggi c’è gente che non coglie questi concetti forse per mancanza di un’adeguata cultura civica. E la cosa è molto grave e sta provocando conseguenze pericolose.

Qual è il problema morale e quello politico che più anima la sua passione?
La mia passione per la libertà non ha nulla a che vedere con il ribellismo asociale di troppi.
La mia passione politica si sostanzia di amor di Patria, valore che andrebbe recuperato. Quindi non una passione di parte che sento estranea, ma una passione civile che riconduco al Risorgimento e ai suoi valori ideali. Sotto il profilo morale io guardo all’etica kantiana che mi colpì quando ero un giovane liceale e da allora ha rappresentato buon punto fermo, pur tra errori e fragilità innumerevoli, della mia vita.

La passione per la libertà è un lungo pensiero che si sviluppa e si articola senza timori reverenziali, per l’autore un dovere più che un merito. Come per i libri precedenti, Pier Franco Quaglieni scolpisce i propri valori a colpi di parole “sull’incudine della discussione, del dissenso e del dibattito”, nel rispetto di tutte le posizioni e, al tempo stesso, in difesa dell’oggettività storica, scevra da ogni fondamentalismo, in nome di un umanesimo moderno che ha come obiettivo quello di creare consapevolezza e di affermare i principi che ci rendono umani.